Come di consueto il turno infrasettimanale è stato contraddistinto da un ampio turnover: c'è chi lo ha usato per necessità e chi per far rifiatare i titolari. A poco più di una settimana dal derby della Madonnina, Milan e Inter hanno vinto rispettivamente contro Torino ed Empoli. I rossoneri faticando, i nerazzurri ritrovando la lucentezza di inizio stagione proprio grazie alle seconde linee. La stagione è lunga, gli impegni serrati e le energie non sono illimitate: proviamo ad analizzare il rendimento della "panchina" delle due milanesi per capire chi può contare su una risorsa in più per puntare allo Scudetto.

Inter, il fattore Italia può fare la differenza

Impossibile non iniziare da Danilo D'Ambrosio: appena 39 minuti in campo in questa stagione prima della sfida del Castellani. Nel primo tempo il tuttofare di Caivano ha cancellato un gol già fatto di Luperto e nell'altra area di rigore ha firmato di testa il vantaggio nerazzurro (settima stagione a segno consecutiva con l’Inter). Gagliardini ha fatto legna in mediana, centrato un palo clamoroso e poi segnato, ma aiutandosi con il braccio. Darmian a destra ha spinto senza sosta, mentre Dimarco, di cui Inzaghi è calcisticamente innamorato, ha segnato il suo secondo gol in campionato. E poi Sanchez, che per 70 minuti di qualità ha lasciato da parte i post polemici su Instagram e si è messo al servizio della squadra, servendo un cioccolatino a D’Ambrosio. Così come fatto da Correa quando chiamato in causa, al netto degli infortuni, da Vidal e Vecino. La panchina dell’Inter, in assenza dei Dzeko, Calhanoglu e Skriniar, è una risorsa preziosissima per Simone Inzaghi. I numeri parlano chiaro: nelle prime 13 uscite stagionali tra Champions e Serie A quando D’Ambrosio&Co sono partiti titolari hanno confezionato 5 gol e 4 assist. Tanta roba.
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Milan: il collettivo è il valore aggiunto, ma sui singoli…

Complici i tanti infortuni che hanno colpito la rosa di Stefano Pioli in questo primo scorcio di stagione, è difficile disegnare una formazione tipo titolare del Milan: Giroud si può considerare riserva di Ibrahimovic, Leao di Rebic o Tonali di Kessie? Ad agosto la risposta sarebbe stata affermativa, ma con il passare delle settimane le gerarchie si sono ribaltate a favore della meritocrazia. La gara scorbutica vinta contro il Torino ne è stata la dimostrazione. Per analizzare le seconde linee rossonere vale la pena allora procedere caso per caso. Se, infatti, oltre ai nomi già citati, Romagnoli, Maldini, Castillejo e Krunic hanno finora convinto quando chiamati in causa, i dubbi (soprattutto per quanto riguarda la condizione fisica) rimangono su Pellegri, Bakayoko, Florenzi, Conti e Messias, oggetti estranei finora nel progetto di Pioli. Così come Kalulu e Ballo-Tourè non hanno assicurato lo stesso rendimento dei titolari Calabria e Theo Hernandez quando schierati. L’impressione è che rispetto alla rosa ampia dei cugini nerazzurri, il Milan possa fidarsi di 15-16 giocatori al massimo. E questo gap, se non colmato con nuovi innesti o cambi repentini di condizione, può fare la differenza nel lungo periodo. Soprattutto se si vuole puntare ad obiettivi ambiziosi in tutte le competizioni.

Pioli: "Milan più forte di tutti tranne che dell'Inter"

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