Mezz'ora e un gol Ibra, cinque presenze e due gol Giroud. L'avvio di stagione dei due totem rossoneri non era certo quello che Stefano Pioli sperava al raduno di Milanello dello scorso 8 luglio. Da una parte l'infiammazione al tendine d’Achille dello svedese, dall'altra il Covid e la lombalgia del francese hanno privato il Diavolo di due alternative di peso nell'assetto offensivo che ha fatto le fortune dei rossoneri nella scorsa stagione. Durante la pausa, però, sono arrivate buone notizie dall'infermeria: l'ex Chelsea ha ormai completato il recupero ed è rientrato in gruppo (saltando il doppio impegno della Francia in Nations League), Zlatan, che nel frattempo ha festeggiato in pompa magna il traguardo dei 40 anni, ha messo nel mirino la sfida di Champions del prossimo 19 ottobre a Porto, già decisiva in chiave qualificazione, mentre salterà con ogni probabilità la gara casalinga contro l'Hellas Verona. La domanda (provocatoria) sorge spontanea: questo Milan ha ancora bisogno di loro?
  • Ibra-dipendenza in Serie A: confronto tra 2020/21 e 2021/22
StagioneGare senza IbraVittoriePareggiSconfitte% vittoria
2020/2119114458%
2021/22*651083%
Serie A
Plusvalenze Juve, le intercettazioni: "Siamo una macchina ingolfata"
37 MINUTI FA
* 7 gare

Perchè no

In questo primo scorcio di stagione l'Ibra-dipendenza, tanto invocata dal secondo sbarco del gigante di Malmoe a Milanello, è stata parzialmente smentita. Basta guardare i numeri: nell'annata 2020/21 il Diavolo senza Zlatan ha vinto una partita ogni due. Anche se il campione di partite è piuttosto ristretto, la percentuale di successo nelle prime 8 di campionato 2021/22 si è alzata notevolmente: 83%. Il Milan dei giovani, secondo in Serie A a -2 dal Napoli, è maturato e anche senza il suo leader in campo può dominare in ogni stadio italiano: lo ha pienamente dimostrato l'ultima trasferta di Bergamo contro l'Atalanta. Il 5-0 del dicembre 2019 subito dagli uomini di Gasperini, ultima gara del pre-Ibra, è un lontano ricordo e ora, grazie alla fondamentale spinta propulsiva dello svedese, i rossoneri possono camminare da soli. Dal punto di vista tattico, la crescita di Leao, Brahim Diaz, Saelemaekers e la posizione di Rebic da 9 atipico, libero di attaccare lo spazio in profondità e in larghezza, fanno ormai parte del bagaglio del Milan 2.0 di Pioli e tornare ad un riferimento offensivo fisico ma tendenzialmente statico potrebbe risultare un'arma a doppio taglio. Lo si è visto nelle due gare di Champions con Liverpool e Atletico Madrid: Giroud non era al massimo della forma, vero, ma in entrambe le occasioni non ha toccato palla.

Fantacalcio, da Leao a Theate: 5 sorprese di questo avvio in Serie A

Perchè sì

I due veterani del Milan portano in dote gli oltre 700 gol segnati con i club (503 Zlatan e 223 Olivier) e, soprattutto, l'esperienza in campo internazionale. Avere al proprio fianco Ibra o Giroud al top della forma nella bolgia di Anfield o alla prima a San Siro dopo 7 anni avrebbe potuto fare la differenza, soprattutto nei momenti di massima difficoltà. Una parola in più su una palla inattiva, una giocata, una sponda, un fallo subito spalle alla porta per far respirare i compagni: tutto questo è mancato nei 180 minuti in Champions e potrebbe essere indispensabile nei prossimi mesi, quando la stanchezza comincerà a farsi sentire e gli impegni (Coppa Italia compresa) si moltiplicheranno. Ad una condizione, però: che entrambi siano al 100%, altrimenti questo Milan può tranquillamente farne a meno.

Klopp: "Ibra incredibile. Potrebbe ancora giocare ovunque"

Serie A
Caso plusvalenze: cosa rischia la Juventus?
UN' ORA FA
Serie A
Juve, plusvalenze sospette per 282 mln. Accertamenti su CR7
2 ORE FA