E venne quel giorno, per fortuna o per sfortuna: Roma-Inter di sabato, José Mourinho contro un passato che non passa mai. Dal 2008 al 2010, due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa di Lega, una Champions e quel Triplete che, ancora oggi, rappresenta un record (in Italia, almeno). S’erano tanto amati per due stagioni e forse più: e di sicuro senza forse, se il Real di don Florentino non lo avesse tentato e rubato.
A 58 anni, José ha i pulpiti sempre addosso: e guai se così non fosse, l’onore non invecchia. La Roma di Dan Friedkin è la fionda che ha scelto per rilanciare la carriera dopo il fumo di Manchester (sponda United) e il grigio del Tottenham. Roma-Inter, dunque. Avanti tutta, in tutti i sensi: perché, d’improvviso, l’emergenza della ragione si mescola alla resilienza del cuore. Se la Roma è americana, l’Inter è diventata addirittura cinese, con Steven Zhang che vive da lontano il trambusto emotivo che Massimo Moratti covava dal centro del mirino.
Serie A
Mou in totale emergenza: con l'Inter senza Abraham e Karsdorp
01/12/2021 A 21:20

José Mourinho durante Bologna-Roma - Serie A 2021-22

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Prima che irrompesse Antonio Conte, il titolo del 2010, il «suo» titolo, era l’ultimo in bacheca. La corazzata di Simone Inzaghi viene da tre vittorie, ha ridotto il gap dal Napoli da sette a due punti, è terza a uno dal Milan, sprizza furore da ogni reparto. La Magica, in compenso, ha perso anche a Bologna, e così le sconfitte sono già sei. Quinta in classifica, a sei dall’Atalanta, l’obiettivo rimane la zona Champions. Gli mancheranno Lorenzo Pellegrini e Stephan El Shaarawy per infortunio, Tammy Abraham e Rick Karsdorp per squalifica. Urge lavorare, a fondo, sul sentimento aziendale e popolare, specialità della casa. Non è mutato, il vate di Setubal, dall’epoca dei "por qué". Basta cambiare indirizzo, da Tom Ovrebo a Daniele Orsato: gli arbitri restano i cerini che appena può, o appena deve, accende per farsi un giro. E in alcuni casi, propaganda a parte, con le stampelle di concreti argomenti..

José Mourinho e l'arbitro Daniele Orsato durante Juventus-Roma - Serie A 2021-22

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Dal rumore dei nemici al timore degli amici, per trasformare in urlo il silenzio della vigilia. Mourinho che non parla è l’uomo che morde il cane. Il vuoto che riempie il loggione. L’ordalia si profila complicata, dal pronostico orientato. Eppure la Roma è stata la prima squadra a bloccare il Napoli e all’Olimpico, inflittole dalla Lazio di Maurizio Sarri, l’Inter ha rimediato l’unico k.o. José ritrova Edin Dzeko, che allenò per lo spazio di pochi mattini, e deve inventarsi una formazione proprio adesso che, con Nicolò Zaniolo "libero" d’attacco al fianco di Abraham, aveva scorto una luce.

Tammy Abraham ammonito dall'arbitro Luca Pairetto durante Bologna-Roma - Serie A 2021-22

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Non è un maniaco del possesso palla. Il suo calcio si ciba di folate e di volate, del baricentro basso non ha mai fatto un Piave. Naturalmente, l’ingorgo psicologico si pone anche per l’Inter e gli interisti, ma non è la stessa cosa: ci arrivano con la maturità della cronaca e la nostalgia dolce, leggera, per una storia che fece "la" storia; e che per questo non finirà mai, in attesa che, tra poco, ne cominci un’altra.

José Mourinho e Massimo Moratti dopo la finale di Champions League del 22 maggio 2010 vinta contro il Bayern Monaco a Madrid

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In materia di defezioni, Simone non ha che l’imbarazzo delle alternative, al contrario di José. Come vice Abraham, ecco Eldor Shomurodov. Ma chi al posto di Karsdorp? Forse Roger Ibanez, con Matìas Vina a sinistra e il ritorno alla difesa a quattro. Dentro il "pigiama" di Mourinho, come ha scritto Giancarlo Dotto in "Ave Mou", si agita un mondo, non semplicemente una mappa. E i mondi hanno orgoglio, non solo memoria.
Per commentare o fare domande potete inviare una mail a roberto.beccantini@fastwebnet.it o visitare il blog di Roberto Beccantini.

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