Dopo le brucianti sconfitte contro Inter e Spartak, il Napoli torna nel fortino del "Diego Armando Maradona" per ospitare la Lazio del grande ex, mister Maurizio Sarri. Il tecnico dei partenopei Luciano Spalletti ha presentato il big match in conferenza stampa alla vigilia.

Sulle difficoltà

"Va bene ciò che si dice, ma facciamo delle precisazioni: la rosa è di un certo livello, già nelle prime partite era fuori Mertens per l'operazione, a centrocampo c'erano pochi per 3 partite ed abbiamo fatto ciò che volevamo. E' chiaro che da queste risposte si darà un'impronta al cammino che vogliamo fare. Noi però non dobbiamo dimostrare niente, innervosirci o avere cose da ribaltare, dobbiamo lavorare ogni giorno in maniera seria, quella è la soluzione. Dobbiamo essere superiori a ciò che s'è proposto la volta precedente, senza farci condizionare. E' chiaro che se andiamo lì a Mosca, sapendo del clima del meteo e dello stadio, perché sono una grande realtà nel loro contesto, e poi prendiamo una situazione dopo 30 secondi, il primo che deve fare un esame sul lavoro sono io. Bisogna capire ciò che arriva ai singoli calciatori, è più importante a volte un silenzio per ritrovare il comportamento anziché frasi fatte".
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Su Insigne e Fabian

"Sono a disposizione, hanno svolto l’intera seduta in gruppo, con grande intensità e sono pronti per partire dall'inizio”

Sui cambiamenti

"La linea sottile tra propongo qualcosa di diverso e trasmesso confusione alla squadra, ma il mio sguardo va sempre al di là e se guardiamo le squadre forti europee sanno adattarsi e ci mettono tante cose nelle partite, iniziando in un modo e poi cambiando qualcosa. Già l'utilizzo di uno o un altro lo determina, ma una costruzione a 4 o a 3, non fa trovare la stessa misura nelle pressioni degli avversari. C'è il rovescio della medaglia nello smarrire sicurezze ed è un equilibrio sottile, ma sono convinto che avere più soluzioni abbia dei vantaggi".

Su Osimhen

"E' un giocatore unico, ha tutte le qualità, caratteristiche, è completo, deve migliorare e raffinare la tecnica, ma poi le altre ce l'ha tutte, è difficile trovarne altri. Mertens tecnicamente e nel posizionamento non sbaglia, ma se deve fare uno strappo di 70 metri o saltare di testa e tenere palla è diverso, ma se gli capita una palla e tira la mette dove vuole. Si perdono delle caratteristiche, se ne prendono altri, ma conta essere al top per ciò che abbiamo in campo. Petagna ne ha altre ancora, siamo assortiti bene, per ora si lavora correttamente restando tranquilli".

Su Sarri

"Difficile, qui l'hanno visto come organizza il gioco collettivo, tenendo la squadra corta, con la ragnatela di passaggi stretti, la percezione di dove si può far male. Loro stanno anche bene per come si sono mostrati in settimana e sarà una partita vera, di livello".

Su Maradona

"Maradona è sempre nei pensieri dei calciatori, non solo dello sportivo per averlo ammirato, ma ci sono anche calciatori che vorrebbero ripercorrerne la grandezza, anche nelle canzoni che cantano. In ritiro in una cena sono venute fuori anche le canzone di Diego. In sintesi io dico che non importa capire se è stato un buon esempio o meno, il più grande numero 10 o no, ma ciò che è fondamentale è il vuoto che ha lasciato, la sensazione di spazio lasciato al niente, lo smarrimento totale che non si era mai visto nella storia del calcio. Ed è riduttivo parlare solo di storia del calcio, è stato il più grande di tutti, ci ho giocato una volta contro e ricordo benissimo cosa creò come difficoltà. Per capire la sua anima, va ascoltato quando cantava forse più che visto in campo. La grandezza è come faceva sentire gli altri, quanto li faceva diventare grandi".

Sulla stretta di mano

"Vedo questa passione nel voler farmi cambiare, ma io non ci tengo, mia mamma a 90 anni mi dice non cambiare. In Russia ci sono stato, ci sono persone vere che hanno un comportamento serio. Ci sono società serie, che sanno stare nel calcio europeo, e poi c'è lo Spartak che può fare ciò che gli pare, è diverso dalle altre. A chi non mi saluta correttamente ad inizio partita, le offese si fanno di persone e non dai tweet o nelle conferenze. Si fa come si ho fatto io, di persona, ma interessa ad alcuni per dire che sono nervoso o altro, mentre ad altri non interessa a nessuno che i giocatori dell'Inter mi hanno abbracciato alla fine mentre tutti dicono che s'è fatta confusione nello spogliatoio, oltre ai dirigenti e gente che lavora dietro le quinte. Quello non è interessato a nessuno".

Spalletti: "Sono le difficoltà che rendono le persone straordinarie!"

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