Terminata la pausa per le nazionali, il tema più caldo torna ad essere la Juventus di Massimiliano Allegri e i suoi dolori, che sembrano non avere cura. Ci eravamo lasciati con l’espulsione per reazione di Di Maria e l’immagine dei giocatori sotto la curva a Monza, fermi in silenzio e con lo sguardo attonito per l’ennesimo, e il più scandaloso, passo falso di una stagione appena cominciata ma già quasi compromessa su certi fronti. I bianconeri, infatti, a causa del brutto avvio hanno un piede fuori dalla Champions League, e possono rientrare nel discorso qualificazione solo se oltre a ritrovare se stessi, una tra Benfica e PSG commette errori inaspettati nelle prossime gare. In Serie A invece hanno ancora la possibilità di riavvicinarsi alle prime: i punti di distanza dal Napoli capolista oggi sono 7, e dalla zona Champions appena 4. Secondo il tecnico livornese il problema sono innanzitutto gli infortuni, riferendosi così principalmente alle assenze di Pogba e Chiesa, oltre magari a quella di Di Maria che è stato più fermo ai box che disponibile. A ben vedere però, ci sono diverse spiegazioni ai risultati mediocri.

AAA identità cercasi

La Juventus pare priva di un’identità, gioca in modo convincente solo a sprazzi, come nei primi 20 minuti contro il Benfica, e poi attraversa lunghi blackout in cui crea poco o niente e, in base all’avversario, subisce uno o più gol. Un aiuto potrebbe arrivare dall’esterno, proprio dalle Nazionali. In queste settimane senza campionato, infatti, alcuni giocatori di Allegri hanno ritrovato entusiasmo con prestazioni buone. In particolare, la coppia serba Kostic-Vlahovic, che contro Svezia e Norvegia ha raccolto due successi. Contro Haaland & co., il primo gol è nato proprio sull’asse bianconero: cross da sinistra dell’esterno e il centravanti pronto sul primo palo. Questa combinazione vincente è ciò che i tifosi juventini si immaginavano all’arrivo a Torino dell’ex Eintracht Francoforte, uno dei migliori crossatori della Bundesliga, ma al momento ha portato pochi frutti. Per provare a valorizzare i due giocatori, Allegri contro il Bologna di Thiago Motta potrebbe cambiare il modulo, virando verso un 3-4-1-2, proprio come gioca la Serbia del c.t. Stojkovic. Al momento è solo un'idea, anche perché Miretti, che dovrebbe giocare da trequartista, è in dubbio per un infortunio alla caviglia rimediato con l'U21.
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LA CRISI DELLA JUVENTUS IN NUMERI

Expected Goals8,5 (12^ in A)
Expected Goals da assist4,5 (15^ in A)
% tiri in porta25% (18^ in A)
Tiri nello specchio ogni 90 min.3,14 (16^ in A)
Passaggi completati negli ultimi 16,5 metri41 (18^ in A)
Fonte: Fbref

LA SOLUZIONE 3-4-1-2: I PRO

La Juventus ha cambiato sin qui diversi moduli. Ogni tanto l’abbiamo vista in campo con il 4-4-2, altre volte con il 4-3-3, e contro PSG e Benfica con il 3-5-2. Il passaggio al 3-4-1-2, con Miretti ad agire dietro alle punte, sarebbe giustificato anche dall’assenza di Di Maria, ma non sarebbe che una leggera variazione rispetto al 3-5-2. E, sia chiaro, la soluzione ai problemi della Juventus difficilmente passerà per una differenza minima nell’ordine in cui scriviamo la sua formazione. Proviamo però a capire le ragioni di questa scelta, al momento non definitiva.
I bianconeri devono servire di più e meglio Dusan Vlahovic, che vive per il gol, e senza di quello è un’anima in pena. L’ex Fiorentina ha segnato 4 reti, di cui due su calcio di punizione e una su calcio di rigore. Su azione, dunque, un solo centro, contro il Sassuolo la prima giornata. E’ a secco dal 31 agosto, poi a riposo contro la sua ex squadra, e nei match contro PSG, Salernitana, Benfica e Monza non c'è stata la sua firma. Gli assist che mancano possono arrivare proprio da Filip Kostic, che ha dimostrato di sapersi esprimere meglio quando si occupa lui di tutta la fascia. In più, la convivenza con Milik sarebbe positiva. Vlahovic ha già dimostrato con la Serbia di poter giocare in coppia. Arek, poi, è un po’ diverso da lui, si muove molto bene incontro ai compagni, spazia anche tanti metri indietro per legare il gioco. E bisogna anche considerare lo stato di forma del polacco, impossibile tenerlo fuori se sta così.
Gli altri motivi per scegliere il 3-4-1-2 sono gli stessi per cui in alcune sfide ha optato per il 3-5-2. Su tutti, il fatto che Bonucci e Bremer preferiscono giocare in una difesa a 3. Miretti da trequartista, invece, sarebbe quasi una novità assoluta. Lui ha già giocato in questo ruolo con le Nazionali Under, con la Primavera. Con la Prima Squadra soltanto contro il Venezia a maggio scorso, e, per una ventina di minuti, contro la Sampdoria nella seconda giornata. Con questa disposizione, potrebbe trovare spazio dal 1’ insieme a Paredes e Locatelli, ed essendo stato tra i migliori nel primo mese, merita di non tornare in panchina.

Dusan Vlahovic

Credit Foto Getty Images

LA SOLUZIONE 3-4-1-2: I CONTRO

La Juventus ha subito due gol in ciascuna delle partite in cui si è schierata in campo con la difesa a 3. E contro il Benfica lo score sarebbe potuto essere anche più pesante. La solidità e la compattezza, dunque, anche così sono un lontano parente dei bianconeri. Certamente, però, gli avversari (PSG e Benfica) erano tra i migliori che ha dovuto incontrare sinora. E non si può pensare nemmeno che una modifica nell’assetto difensivo porti immediatamente a dei clean sheet.
Inoltre, il 3-4-1-2 potrebbe alleggerire troppo il centrocampo, chiamato a fare filtro con un uomo in meno. Se il trequartista, però, fosse davvero Miretti, ecco che potrebbe assumere anche dei compiti d’interdizione, al pari di quando gioca in linea con gli altri mediani.
Infine, sebbene sia vero che Milik, visto lo stato di forma, sia una risorsa da sfruttare il più possibile, il suo impiego dal 1’ potrebbe rendere l’attacco povero di alternative a partita in corso. In questo modo resta il solo Kean, il quale non ha cominciato bene la stagione e chissà se si riprenderà.

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