Davide Santon ha annunciato il ritiro dal calcio giocato il 9 settembre scorso, a soli 31 anni di età e dopo una stagione trascorsa da fuori rosa nella Roma, proprio quando avrebbe potuto consumarsi la reunion con José Mourinho, l'allenatore che lo lanciò, giovanissimo, con la maglia dell'Inter.
Santon chiude la sua carriera con 268 gare ufficiali disputate, 94 delle quali in Premier League, con il Newcastle, e un solo gol segnato, in Inghilterra. Il "bambino" è ormai un ricordo degli annali del calcio a causa di un fisico troppo fragile che non gli ha permesso di esprimersi con continuità. In una lunga intervista concessa a Tuttosport, Santon spiega che le sue ginocchia sono talmente malmesse che, se non avesse scelto di concludere la carriera, avrebbe rischiato le protesi.
"Nel mio ultimo anno alla Roma iniziavo a sentire i tanti infortuni del passato. Ricevetti la lettera in cui mi comunicavano di essere fuori rosa. Parlai con Mourinho, che venne a vedermi e sono convinto che avrebbe voluto reintegrarmi. Io però non potevo più garantire un tot di partite. Ero sempre a rischio infortunio, avevo paura a spingere, non mi divertivo più. Dopo una stagione così, perdi le motivazioni e il tuo corpo ti dice basta. Nell'ultimo anno, oltre al problema al ginocchio destro, ho avuto guai anche a quello sinistro. Faticavo per tutto".
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Santon si ritira a 31 anni: "Il mio corpo non ce la fa più"
09/09/2022 ALLE 11:42

Davide Santon durante Inter-Roma - Serie A 2020-21

Credit Foto Getty Images

"Ho le ginocchia distrutte. Probabilmente dovrò mettere le protesi quando avrò cinquant'anni, ma se avessi continuato a giocare il pericolo si sarebbe potuto manifestare nell'immediato. Per il calcio ho dato tutto. Ho sacrificato davvero il mio corpo. Tra muscoli e ossa sono tutto ammaccato".
"Sono consapevolee di aver dato il 200% per tutti i sacrifici che ho fatto. Se ti infortuni, devi lavorare tre volte di più rispetto a quelli che stanno bene. Sveglia alle 06.30 e quaranta vasche, senza colazione. Poi allenamento di forza in palestra, pranzo e corsa sul campo. Più o meno dodici anni così. Alla fine soffrivo troppo, per questo ho detto: 'Chiudiamola qua e basta'".

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