È un Lukaku pronto a riprendersi l'Inter e la Serie A quello che si racconta in una lunga intervista a Dazn a pochi giorni dal via del nuovo campionato. Il centravanti belga ripartirà da un nuovo numero di maglia (uno zero in più a cui eravamo abituati associarlo nella precedente avventura nerazzurra) e dai 64 gol e 16 assist realizzati nei due anni prima di passare al Chelsea, statistiche che punterà di certo ad aggiornare già dalla prima di campionato del 13 agosto contro il Lecce. Così come vorrà completare la stagione allo stesso modo in cui aveva terminato la precedente in nerazzurro, ossia con il tricolore cucito al petto: "Penso solo a quello, è la cosa più importante. Meglio se i gol arrivano, certo, ma l'Inter gioca per lo scudetto, non per gli obiettivi individuali".

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"La stagione al Chelsea mi ha dato una motivazione in più per fare meglio di prima. In un anno tutti hanno dimenticato di cosa sono capace e quella è una rabbia che ho dentro. La squadra non ha vinto lo scorso anno il campionato, speriamo tutti di fare meglio e portare qualcosa a casa" apre il belga nell'intervista. "Era destino giocare per l'Inter, come per l'Anderlecht, l'Everton e il Chelsea. Era quello che mi immaginavo, mi hanno dato l'opportunità di diventare il giocatore che sono. L'amore della gente e dei tifosi, per me e per la mia famiglia, li ringrazio e chiedo ancora scusa per come sono andato via, ma deve parlare in campo".
E poi rivela la vicenda del riavvicinamento all'Inter: "A marzo, quando ho saputo che c'era l'opportunità di tornare qui, non ho detto nulla ma siamo riusciti a farmi ritornare: con la società abbiamo fatto un ottimo lavoro".

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Il ritorno della "Lu-La"

Proprio Lautaro è il primo a cui Lukaku ha annunciato il suo ritorno all'Inter: "Ci siamo sentiti su Instagram, avevo cambiato numero. E poi su WhatsApp. Ci siamo detti che dobbiamo fare meglio di prima. Se vogliamo raggiungere gli obiettivi di squadra, dobbiamo tutti fare meglio perché le altre squadre sono diventate più forti. Ho visto subito che le sue qualità possono aiutare me e le mie qualità possono aiutare lui. Non siamo attaccanti egoisti, io so quando è il giorno di Lautaro e non il mio: così lo aiuto e la portiamo a casa".

Da Conte a Inzaghi

Gli elogi all'allenatore con cui ha condiviso lo scudetto del 2020/2021: "Quando sono arrivato all'Inter, sono arrivato da due anni difficili al Manchester United, mentalmente. Fisicamente ho sofferto perché non c'ero con la testa, devo ringraziare Conte perché mi ha reso un giocatore forte e mentalmente mi ha fatto davvero crescere, insegnandomi a non mollare mai e a dare il massimo. Questo rimarrà con me fino alla fine".
Ma c'è grande rispetto anche per il "nuovo" tecnico dell'Inter: "Pure lui è così, anche per questo sono tornato. Mio fratello Jordan mi ha parlato bene di lui, anche l'anno scorso ho visto come ha lavorato e mi piace".

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Sui compagni di squadra

"Ho cercato subito di inserirmi al meglio nella squadra, l'Inter gioca diversamente rispetto a quando c'ero io. L'importante è inserirmi bene, capire il modulo dell'allenatore: ho avuto tanti contatti con i giocatori dell'Inter, per me è come se fossi al secondo anno e non me ne sia mai andato. Tutti i giocatori hanno fatto una crescita importante. Non me l'hanno 'fatta pagare'. Brozo è diventato più leader e più aperto nella comunicazione, lui non parla tanto, si lamenta tanto, ma mi piace. Barella è ancora più protagonista a centrocampo, ha fatto tanti assist l'anno scorso e penso che aver vinto tutti questi trofei con l'Italia e con la squadra gli abbia dato ancora uno stimolo in più".

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