Il disclaimer, come si usa ormai in questi casi, è d’obbligo: le sentenze, dopo la prima giornata, lasciano il tempo che trovano. Eppure, la prima uscita ufficiale del Napoli in questa nuova stagione di Serie A 2022/23, lascia già qualcosa su cui riflettere. E soprattutto qualcuno: Khvicha Kvaratskhelia. Il 21enne georgiano aveva – e ha – un compito importante in questa stagione: prendere il posto di Lorenzo Insigne. Una maglia pesante, per questioni non solo di campo, ma di rappresentanza. Eppure l’impatto – il primissimo impatto – è apparso davvero soddisfacente. Dalle amichevoli estive all’esordio in Serie A bagnato a Verona con gol e assist, Khvicha Kvaratskhelia si è già preso in qualche modo la scena. E non solo per quel cognome esotico incubo di commentatori e giornalisti. C’è stata, fin da subito, la qualità delle giocate e l’impatto reale dentro la partita. Un complesso che ha sorpreso i più. Non Luciano Spalletti, che con un laconico “l’abbiamo preso per questo”, ha commentato al termine del match la prestazione del georgiano. Come a dire che se l’aspettasse, insomma; come a ricordarci che gli acquisti non arrivano a caso e che belle cose, Kvaratskhelia, le aveva già fatte vedere eccome.
I dati OPTA in questo caso ci corrono in soccorso, perché di campionato georgiano – o russo – non tutti, nemmeno tra gli addetti ai lavori, possono certo definirsi esperti conoscitori. In Russian Premier League però, sin dal suo arrivo, prima con la maglia della Lokomotiv Mosca e poi per due stagioni e mezza con quella del Rubin Kazan, Khvicha Kvaratskhelia si era segnalato per dati statistici piuttosto interessanti. Era diventato, ad esempio, il giocatore più giovane a segnare 10 gol e 10 assist. Così come fin dal suo debutto nel campionato russo era stato in grado di registrare 205 dribbling riusciti, almeno 40 in più di qualsiasi altro calciatore. Un indizio sulle caratteristiche del giocatore che, al netto della competitività del campionato preso in considerazione, lo evidenziavano come un talentino speciale, se non altro per una caratteristica – quella di saltare l’uomo e dunque creare teorica superiorità numerica – sempre più preziosa in un campionato con più attenzione tattica come la Serie A.

Khvicha Kvaratskhelia

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Numeri e statistiche certo non sono tutto, come una festa non può certo scattare dopo una ‘prima a Verona’, squadra – l’Hellas – per giunta con evidenti problemi difensivi in questo momento, come dimostrato del resto dai 4 gol presi in Coppa Italia anche dal Bari. Ma l’indicazione di fondo resta interessante se non altro per il prospetto: perfettamente in linea con le statistiche registrate in Russia e per le necessità non solo teoriche della squadra di Spalletti.
Dribbling riusciti, una partenza in campo da largo a sinistra – come Insigne – inserimenti e assist, erano caratteristiche di cui il Napoli andava alla ricerca per non stravolgere l’idea di fondo del calcio di Spalletti; caratteristiche già pienamente confermate da Khvicha Kvaratskhelia e che sono funzionali a una transizione tra passato e futuro meno traumatica di quanti in molti potessero pensare. L’impianto di gioco è rimasto lo stesso così come gli automatismi; ed è questo – al di là del risultato – forse l’aspetto più interessante messo in scena dal Napoli al Bentegodi.
I partenopei in estate erano finiti infatti fuori dal giro dei ‘grandi pronostici’ proprio per via delle cessioni di grido; e non erano in molti anche tra gli stessi addetti ai lavori a prenderli in considerazione per una rincorsa ai primi 4 posti. Il mercato della Roma, ad esempio, aveva fatto molto più rumore. E quel complessivo rinnovo generazione dentro lo spogliatoio con le perdite di Insigne, Mertens e Koulibaly su tutti – ma anche l’ormai quasi certa cessione di Fabian Ruiz – avevano fatto dimenticare un po’ troppo rapidamente il Napoli.

Lorenzo Insigne festeggia insieme a Mertens e Koulibaly, Napoli-Sassuolo, LaPresse

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Ciò che la società e la sua dirigenza hanno però sempre dimostrato in questi anni, al di là delle tante critiche ricevute - a volte anche comprensibili - è di “saper acquistare”. Quei Mertens, Insigne, Koulibaly che oggi hanno lasciato Napoli da superstar affermate non erano “quei giocatori” quando sono arrivati; identico discorso per chi li aveva preceduti in passato, da Cavani ad Hamsik. Ma non solo. Il Napoli di De Laurentiis ha in sostanza molto spesso dimostrato di aver occhio lungo nello scovare talenti poi in grado di affermarsi al alto livello. Chissà che non possa essere nuovamente così, un domani, anche per Kvaratskhelia o il centrale Kim. L’inizio, certamente, fa ben sperare.

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