Rafael Leão in questo avvio ha dimostrato di essere ancora l’elemento chiave del Milan. Il portoghese è andato già a segno 3 volte in campionato, dove si è reso protagonista anche con 3 assist (oltre ai 2 in Europa). E’ stato assente per squalifica contro il Napoli e i rossoneri hanno perso, per la prima volta in questa stagione. Il numero 17 è in alto in numerose classifiche. 2° per tiri totali (25), 4° per tiri in porta (8), 4° per dribbling riusciti (11), 3° per assist (3). Questa volta però non ha fatto parlare di sé per un’azione di gioco, o per questioni contrattuali. Bensì per una lunga intervista ad Outpump, magazine specializzato in particolare sulla moda e sulla musica. Leão ha parlato di sé a tutto tondo, partendo proprio da questi temi extracalcistici. “La canzone che mi definisce? E’ difficilissimo, devo pensarci... Giovane Fuoriclasse di Capo Plaza”, così ha risposto l’MVP della Serie A 2021/22 alla prima domanda.

SUL SUO QUARTIERE D’ORIGINE

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"Tutti gli uomini sembrano silenziosi. Perché da dove vengo io tutti sembrano invisibili. In fondo quando cresci in un quartiere difficile è così, è praticamente impossibile farsi vedere: nessuno ti guarda, nessuno ti vuole guardare. Attraverso quello che faccio oggi, il calcio, la musica, la moda, voglio mostrare a tutti i bambini del mio quartiere e dei quartieri simili che possono farcela, indipendentemente dalle loro origini. Una cosa, però, è fondamentale: non bisogna mai dimenticarsi da dove si viene

SUI PROBLEMI DEL PASSATO

"Quando penso a quelle ore, penso ai viaggi con mio padre sul treno. Ero piccolo. Non sapevamo come pagare i biglietti e quel trasporto era l’unico modo per raggiungere i campi di allenamento. Penso a lui che riflette tutte le sere, prima di andare a dormire, cercando un modo per portare soldi e cibo a casa. Il calcio era il mio sogno e, nonostante tutto, la mia famiglia è riuscita a darmi gli strumenti per realizzarlo. È sempre stata al mio fianco. Per questo ora voglio dare la possibilità di vivere serenamente, senza preoccupazioni, a chi ha condiviso con me quei momenti. E sempre per questo tengo i piedi saldi a terra, perché so bene che la fama e il successo sono passeggeri, specie nel calcio, dove un istante sei il migliore e quello dopo sei il peggiore. Bisogna avere il giusto supporto e una grande consistenza mentale. Sono felice di essere quello che sono oggi e di quello che posso fare per la mia famiglia, il finale felice di cui parlo in “Escolhas” è racchiuso qui

SU "WAY45", LA SUA SECONDA IDENTITÀ

"Ho sempre amato la musica, ma quando sono arrivato in Francia, nella mia prima esperienza calcistica fuori dal Portogallo, ho iniziato ad ascoltarla con molta più attenzione. Compagni di squadra come Ikoné mi hanno introdotto al rap francese. Quelle canzoni mi hanno aiutato ad apprendere una nuova lingua, le ascolto ancora oggi. La passione, nel tempo, è aumentata, così ho deciso di scrivere, registrare e pubblicare le mie tracce. All’interno degli spogliatoi del Milan, nelle settimane successive al lancio del mio primo album, si ascoltava solamente la mia musica... Alcuni miei compagni mi hanno preso un po’ in giro, ma senza cattiveria, tutti mi hanno sempre sostenuto

SULLE ISPIRAZIONI MUSICALI

"Cerco sempre di ascoltare tutto e tutti. In questo periodo, anche se suona strano, mi capita di riprodurre di tanto in tanto canzoni di Ed Sheeran. Credo sia molto importante conoscere e comprendere altri tipi di cantanti e scene musicali. A Milano ho avuto l'opportunità di entrare direttamente in contatto e stringere legami con tanti artisti: penso per esempio a Lazza, Capo Plaza e Sfera... Non sono solo molto forti, sono anche delle belle persone e sono tutti innamorati del calcio. In futuro mi piacerebbe fare un featuring con questi cantanti, ovvio, ma non so se loro la pensino allo stesso modo... In ogni caso la musica continuerà ad essere un piacere e un momento di condivisione con i miei amici storici, non la vivo e non la vivrò con l’intenzione di guadagnare dei soldi. Non è un lavoro. Per il mio brand, invece, il discorso è diverso

SU "SON IS SON", IL SUO MARCHIO STREETWEAR

"Un figlio è un figlio, che abbia 20, 30 o 50 anni. È una metafora. Vuol dire che tu puoi uscire dal tuo quartiere, ma il tuo quartiere non uscirà da te. La passione per la moda mi è stata instillata da mio padre. Quando dovevo uscire di casa mi faceva sempre fermare davanti allo specchio, voleva che mi controllassi, che curassi il mio aspetto. Mia madre faceva la parrucchiera, ma era lui a tagliarmi i capelli. Da piccolo li portavo lunghi, ricordo ancora il giorno in cui a scuola mi diedero della bambina, tornai da lui e me li tagliò all’istante. Ora mi continua a ripetere che sto diventando sempre più bello, vuol dire che sto facendo bene il mio lavoro. Ho sempre voluto creare un mio brand e qui in Italia ho la fortuna di poter parlare frequentemente di moda, di partecipare alle fashion week. Passo dopo passo, sto cercando di ritagliarmi uno spazio in questo mercato. Fin dalla prima collezione ho voluto rendere i prezzi accessibili a tutti. Sono consapevole di cosa significhi lavorare duro per guadagnare soldi e sono felice che i miei capi possano essere comprati da chiunque li voglia

SULLE SUE PASSIONI

"Ci sono tantissimi legami tra calcio, musica e moda. Sono la mia vita. Voglio percorrere tutte queste strade. E voglio portare avanti le passioni di cui parlo meno, come quelle per la fotografia e i magazine cartacei. Quando giochi e sei bravo guadagni molti soldi in poco tempo, ma so bene che i novanta minuti prima o poi finiranno, non potrò vivere per sempre di calcio giocato. Perciò mi sto aprendo delle porte alternative, legate agli ambiti che mi stimolano di più al di fuori del campo

SUL MILAN, PIOLI, IBRAHIMOVIC E IL PORTOGALLO

"I primi due anni al Milan sono stati difficili, venivo dalla Francia, dove tutto era più piccolo e la vita era molto diversa. Quando arrivi al Milan sai che devi essere un vincente, che molte leggende hanno vestito la tua stessa maglia, conquistando tantissimi trofei. Lo senti e lo vivi immediatamente. Dopo un processo di transizione sono diventato un’altra persona e un altro giocatore. In questo periodo sono stati fondamentali la mia famiglia, mister Pioli e Ibra, che mi tengo vicino tutti i giorni. Zlatan è un esempio, mi ha insegnato l’importanza del chiedere, del rimanere sempre concentrati, anche all’esterno del campo. Parliamo ogni volta che possiamo, non come professionisti o colleghi, ma come uomini. Ora voglio sfruttare tutte le opportunità che ci sono all’orizzonte, voglio essere protagonista e meritarmi il posto nell’undici titolare della Nazionale portoghese. Se poi ci sarà la possibilità di vincere, beh, sarà molto bello

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