"Pioli lo conoscevo perché ho giocato insieme a lui in Under 21 tantissimi anni fa. Non sapevo che avesse questa carica sul campo che è contagiosa, sprigiona un'energia che è incredibile. È cresciuto lui e ha fatto crescere noi, è un leader nato". Intervenuto al Festival dello Sport di Trento, Paolo Maldini riempie di elogi Stefano Pioli sottolineando il suo ruolo determinante in questo Milan: "Riesce a trasmettere ogni giorno qualcosa di eccezionale - prosegue il direttore dell'area tecnica rossonera -, condivide i nostri progetti e le nostre strategie sul mercato. Non prende alibi. Era considerato un Normal One, al giorno d'oggi essere normali è gia una grandissima cosa. Finalmente ha trovato un ambiente in cui può far vedere quello che realmente è come uomo e come allenatore".
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Su De Ketelaere

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"A questo punto del nostro cammino non dobbiamo prendere giocatori medi, ma di grandissima prospettiva: Charles è uno di questi. È un 2001, ha fatto vedere cose importanti in Champions. C'è bisogno di tempo, so che il tifoso e i giornali non aspettano ma noi dobbiamo aspettare. Io faccio l'esempio di Platini che alla Juventus per i primi sei mesi non ha fatto bene, poi è tornato a vincere tutto. Un 2001 non è pronto per farsi carico di tante responsabilità in un club come il Milan, questo equilibrio dobbiamo darlo noi. Sappiamo quali sono le strade per portare a crescere i giovani. Sui giovani si fanno delle scommesse, non tutte si vincono ma su di lui abbiamo davvero pochissimi dubbi".

Sullo scudetto dello scorso anno

"Ero sicuro di vincerlo perché so cosa valeva la squadra. Lo dissi a Natale, prima del mercato invernale dove non avevamo budget. In quel periodo l'Inter prese Gosens, la Juventus Vlahovic. A quel punto venne fuori un piccolo budget ma dissi che non lo volevo perché noi eravamo forti così. Avevamo Kjaer infortunato, Romagnoli fuori e Tomori non al top ma decidemmo di puntare su Kalulu come centrale. Ma anche tutti gli altri sono stati protagonisti. Da Tatarusanu e mio figlio Daniel nel gol contro lo Spezia. Il gruppo in toto era coinvolto, qui è stato bravissimo anche Pioli".

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Su Ibrahimovic

"Anche lui sa che il recupero è difficile, ma quando io e Massara siamo andati da lui per la proposta di rinnovo gli abbiamo detto che si deve considerare al 100% un calciatore con l'obiettivo di rientrare da protagonista per la seconda parte della stagione. Per il futuro non si deve preoccupare. Ha un po' questa ansia del dover smettere, ma è normale. Col tempo capisci che è più una fatica continuare".

Su Berlusconi

"Mi ha chiamato ultimamente per consigliarmi un acquisto, ma non posso dirlo. Chiama spesso Pioli. La cosa che consiglia più spesso è quella di non giocare col portiere, ma poi quando Maignan lancia 80 metri e facciamo gol impazzisce. È contento di questa strada che sta prendendo questo club, rimane un tifoso del Milan".

Su Galliani

"È milanista, ma milanista milanista. Quando contro lo Spezia l'arbitro ha sbagliato e non ci ha dato il gol, dopo 15 giorni è andato ad arbitrare il Monza. Galliani entra nello spogliatoio e dice 'Ma come si permette di annullare quel gol al Milan?'. Negli anni abbiamo avuto qualche incomprensione, adesso il rapporto è fantastico. Lui non fa mai dimenticare quello che ha fatto per il Milan, è milanista dentro. È un grandissimo dirigente, dobbiamo tanto a lui".

Sul ritiro di Federer

"È una brutta domanda, mi fa star male. Sono innamorato di quello che Federer ha portato nel mondo dello sport. Ci sono pochi atleti che mi hanno ispirato, lui è uno di questi. Sono andato a vederlo, l'ho visto dal vivo. Lui mi faceva i complimenti, io gli dissi: 'Per il tuo rovescio darei due Champions League'. Un talento incredibile, mancherà a tutti gli amanti dello sport. Ha concluso alla grande".

Sul rapporto con Massara

"Ci siamo conosciuti sul campo, da calciatore con il Pescara ci fece gol. Ho fatto un colloquio con lui per il ruolo di direttore sportivo e mi è piaciuto tantissimo. È un grandissimo lavoratore e conoscitore di calcio, ora siamo una coppia di fatto perché viviamo in simbiosi buona parte della nostra settimana. Kjaer, ad esempio. Lui ha insistito molto per prenderlo in prestito dall'Atalanta perché lo conosceva dai tempi di Palermo e Roma. Ha spinto tanto per prenderlo".

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