Inter-Roma di sabato è snodo cruciale per tanti motivi. Arriva dopo le Nazionali; arriva, soprattutto, in un momento non proprio felice. La corazzata di Simone Inzaghi viene da due sconfitte nelle ultime tre partite: 2-3 nel derby, 1-3 a Udine. Idem il sommergibile di José Mourinho: 0-4 a Udine, 0-1 con l’Atalanta. In classifica, la Roma è sesta con 13 punti, l’Inter settima con 12. Naturalmente, Inzaghino non è più il mago che giocava meglio di Antonio Conte. Mou, in compenso, è sempre lui: metà sciamano metà ciarlatano a seconda dei risultati, questi «impostori». Nella scorsa stagione, al battesimo post Bernabeu contro la «sua» Inter, ne perse tre su tre: 0-3 all’Olimpico, 1-3 a San Siro (alla vigilia della «fatal» Bologna di Ionut Radu) e, sempre al Meazza, 0-2 in coppa. Le storie tese del k.o. con la Dea gli sono costate un turno di squalifica. Sorveglierà dall’alto, come si conviene a un Vate: non importa se «solo» di Setubal.
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L’Inter dovrà fare a meno di Romelu Lukaku e Marcelo Brozovic, infortunati (e il croato, pure sospeso). La Roma, di Rick Karsdorp e Georginio Wijnaldum. Mou si consola con il recupero di Lorenzo Pellegrini, il ritorno di Paulo Dybala e gli strappi di Nicolò Zaniolo, escluso da Roberto Mancini e dunque, ci si augura a Trigoria, voglioso di riscatto. Lanciato, Zaniolo vale Mario Kempes; nel tiro, non ancora. Ci lavori su, e il futuro gli sorriderà. Il sostituto naturale di Brozovic sarebbe Kristian Asllani, ma l’allenatore ha altre idee, non necessariamente giuste. Nei dubbi di centrocampo lo attrae molto la fisicità di Roberto Gagliardini, anche se al posto di Hakan Calhanoglu, e a uomo su Sergej Milinkovic-Savic, non funzionò: 3-1 per la Lazio. Sull’ordalia ronzano gli impegni europei della settimana entrante, martedì il Barcellona per l’Inter di Champions, giovedì il Betis Siviglia per la Roma di Europa League.
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I vice campioni segnano di più (13 gol a 8), la Lupa incassa di meno (7 a 11). Se gli uni, in assenza di Lukaku, stanno ricavando poco dalle supplenze di Joaquin Correa, gli altri devono ripristinare in fretta la mira e le mire di Tammy Abraham, un po’ oscurato dall’epifania, e il rendimento, della Joya argentina. Sono duellanti, Inter e Roma, che entrano ed escono spesso dalla trama. A Inzaghi si rimproverano i cambi: come quelli, frettolosi, in Friuli. A Mourinho, atteggiamenti sin troppo riflessivi e remissivi. Lau-toro Martinez attraversa un periodo di bassa vena: la stazza di Edin Dzeko potrebbe essergli di aiuto e di sveglia. Interni e mediani coprono meno, dettaglio all’origine delle falle difensive. Qualcuno rimpiange la fame d’antan. In attesa delle scintille di Nicolò Barella, l’azzurro ha restituito un Federico Dimarco in grande spolvero. Senza il piccolo Sivori, e pur lasciandoci le penne, proprio con i marines di Gian Piero Gasperini la Roma aveva disputato il match più brillante della sua estate.
Le soste offrono sempre messaggi oscuri da tradurre. Il Napoli affronta il Torino, l’Atalanta riceve la Fiorentina, il Milan va a Empoli, la Lazio ospita lo Spezia. Nessun padrone, tutti padroni: è il mantra di un rodeo che le crisi ormai croniche della Juventus hanno trasformato in una spasmodica lotteria. Comunque vada, Inter-Roma sarà sfida aperta, adrenalina pura. I problemi che la zavorrano non possono far dimenticare le premesse e le promesse di agosto. Così lontane, così diverse. Dybala fu interista prima di diventare romanista. Ma attenzione: se il passato non passa mai, il presente ha fretta e sgomita. E persino nel «fado» di Mourinho la vittoria conterà - e canterà - più della memoria.

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