Massimiliano Allegri, alla vigilia della trasferta di Monza, aveva considerato "divertenti le voci su dimissioni o esonero". Il tecnico bianconero è consapevole del proprio valore e della fiducia in lui riposta dal Presidente, Andrea Agnelli, ma secondo diverse fonti starebbe perdendo sempre più credito tra i vertici societari bianconeri. A tal proposito, per venerdì 23 settembre 2022 è previsto il Consiglio d'Amministrazione chiamato non solo ad approvare il bilancio della stagione 2021-22 - con perdita d'esercizio che dovrebbe aggirarsi intorno ai 250 milioni di euro, mentre quello 2020-21 si era chiuso in negativo per 210 milioni - ma anche a decidere il futuro del tecnico livornese.
Al netto degli esorbitanti costi che la Juventus dovrebbe sostenere per esonerare Allegri, Il Corriere della Sera e Sportmediaset ipotizzano uno scenario in cui, se avvenisse un esonero a oggi molto improbabile, all'attuale tecnico bianconero subentrerebbe Paolo Montero, oggi allenatore dell'Under 19 bianconera. Una soluzione interna, con un "traghettatore" di fiducia chiamato a salvare il salvabile e tirare fino al giugno 2023, quando le alternative per la panchina della Juventus sarebbero diverse: stando ai rumor, il tecnico in pole-position sarebbe Gian Piero Gasperini.
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Chi è Paolo Montero

Nato a Montevideo il 3 settembre 1971, il "galeotto mancato" - come l'avrebbe definito Carlo Ancelotti durante la comune esperienza in bianconero - è stato un grande difensore tra gli anni Novanta e i Duemila. Cresciuto nelle giovanili del Peñarol, in Uruguay, venne portato in Italia nell'estate 1992 dall'Atalanta allenata da Marcello Lippi. Il 6 settembre 1992 l'esordio in Serie A, nel successo 2-1 sul Parma: da quel momento, un'esperienza durata quattro stagioni e fatta di 128 presenze, condite da 4 gol, tra Serie A, Serie B e Coppa Italia. Nell'estate 1996 il trasferimento alla Juventus e l'inizio della sua esperienza più lunga con un club. In bianconero Montero rimase infatti ben nove anni, collezionando 278 presenze e 6 gol (di cui ben 4 in Champions) tra tutte le competizioni e vincendo 4 Scudetti (più uno revocato), 3 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa UEFA e 1 Coppa Intertoto. Divenne così, in tutto e per tutto, un "uomo Juve", idolatrato dai tifosi per carisma, temperamento e leadership fuori dal comune. Dopo il ritiro, nel 2007, Montero ha atteso ben sette anni prima di tentare l'esperienza in panchina. Anche in questo caso, l'esordio è stato ovviamente nel "club di casa", quel Peñarol che gli ha affidato la conduzione delle giovanili nel gennaio 2014 e di cui è stato allenatore ad interim della prima squadra per poco più di un mese, verso la fine del 2014.
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Montero nuovo allenatore: scelta giusta o azzardo?

Dopo quella prima esperienza, si sono succedute cinque diverse panchine nel giro di sette anni: dal Boca Unidos alle 17 partite alla guida del San Lorenzo nella stagione 2021-22, passando per Colón, Rosario Central e Sambenedettese. Il 28 giugno 2022 l'inizio dell'avventura alla guida dell'Under 19 della Juventus, impegnata nel Campionato Primavera 1 dove è attualmente al 2° posto con 11 punti (3 vittorie, 2 pari) alle spalle solamente del Torino. Con un modulo, il 4-4-2, con cui ha da sempre dimestichezza, avendolo sperimentato quasi sempre anche nel ruolo di giocatore, la sua Juventus Primavera sta dimostrando di poterlo quasi costringere a cambiare il suo mantra calcistico. Se da giocatore, senza compromesso alcuno, nell'eterna scelta tra gol e non gol lui parteggiava ovviamente per la seconda opzione, anche a costo di rimetterci la restante parte di gara a causa di un cartellino rosso, da allenatore sta invece maggiormente sperimentando la gioia derivante dal segnarli, i gol. Al netto di un possibile entusiasmo ritrovato, in un ambiente che ormai mal sopporta la situazione attuale e che vedrebbe di buon occhio l'arrivo di un nuovo volto sulla panchina bianconera, risulta comunque evidente, per diversi motivi, che la scelta di sostituire Allegri con Montero rappresenterebbe un azzardo quasi completo per la Juventus.

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Anzitutto, perché storicamente la scelta di un "traghettatore" non ha mai dato risultati eccellenti: da Teobaldo Depetrini, chiamato a sostituire Sandro Puppo nella disastrosa stagione 1956-57 chiusa al 9° posto, ai tre allenatori del 1963-64 (Paulo Amaral, Eraldo Monzeglio ed Ercole Rabitti), per arrivare all'avvicendamento tra Marcello Lippi e Carlo Ancelotti nel febbraio 1999, oppure a quello tra Ciro Ferrara e Alberto Zaccheroni di un decennio più tardi, la società bianconera ha vinto trofei soltanto in un caso. Era la stagione 1958-59, con Ljubiša Broćić licenzato a stagione in corso - anche a causa di incomprensioni col grande Omar Sivori - e il già citato Depetrini a subentrargli. In quell'annata la Juve vinse sì la Coppa Italia, ma nel 4-1 rifilato all'Inter davanti al pubblico amico di San Siro, in panchina c'era già Carlo Parola. In secondo luogo, l'inesperienza ad alto livello di Montero potrebbe svolgere un ruolo non secondario, potenzialmente in negativo, per un club costretto a fare risultato, specie in ambito europeo, dai propri conti economici. Un'eliminazione già al termine della fase a gironi di Champions League potrebbe costare alla Juventus dai 9,6 ai 20,8 milioni di euro, mentre finire la Serie A fuori dai primi quattro posti significherebbe dover rinunciare a circa 50 milioni di euro. Ammanchi del genere rappresenterebbero veri e propri salassi per un club su cui vigilano sempre più gli occhi della UEFA. Infine, il modo in cui è stata costruita l'attuale squadra bianconera, che mal si adatterebbe al 4-4-2 prediletto da Montero perché infarcita di giocatori acquistati nell'ottica del 3-5-2 o del 4-3-3 in cui Paul Pogba avrebbe dovuto gestire un ruolo fondamentale.

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