Con il Mondiale di mezzo, il campionato che comincia sabato e il mercato che chiude il 1° settembre, dopo quattro turni, è difficile quotare le società in "borsa" (traduzione: rischiare una griglia) già oggi, venerdì 12 agosto. Ci provo.

1. Inter

Il ritorno di Lukaku vale la pole. Asllani sarà il vice Brozovic, e non solo, con Gosens e Dimarco pronti a spartirsi l’eredità di Perisic. L’importante è che rimanga Skriniar. Inzaghino ha le idee chiare, Suning le casse oscure. E occhio ai portieri: Handanovic-Onana, ingorgo pericoloso.
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2. Milan

Attorno a Ibra, totem della tribù, Pioli ha tracciato il solco. La meglio gioventù. Buon ultimo, De Ketelaere. Le idee hanno acceso lo scudetto, ma la conferma tocca a "loro", a Maignan e Leao, a Kalulu e Tonali. Il pericolo è il ruttino da abbuffata; il jolly, il recupero di Kjaer; l’incognita, Origi.

3. Roma

E’ qui la festa: Matic, poi Dybala, quindi Wijnaldum. In attesa di Belotti. Con Zaniolo negato al Tottenham: cessioni zero, per ora. Il calcio estivo non conta, contano il carisma di Mou, gli acquisti e le mosse-scosse della famiglia Friedkin. La Conference League è il cameriere che ha stappato la bottiglia. E se fosse champagne? A meno che l’Omarino e c. esplodano in mano e non sul bersaglio.

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4. Juventus

Gente che va gente che viene: un grand hotel ostaggio del menisco di Pogba, del ginocchio di Chiesa, dei dribbling di Di Maria, Tutto il resto, mancia: compreso Kostic. I nodi si conoscono (i terzini, la regia, il vice Vlahovic), gli snodi non ancora. Agnelli, Allegri, i giocatori: nessun alibi, nessun dorma.

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5. Napoli

Via Koulibaly, Fabian Ruiz, Insigne e Mertens. Dentro Kim, Olivera e Kvaratskhelia. Aspettando Simeone e Raspadori. Rimane competitiva, la rosa, anche se, sulla carta, un po’ meno. Spalletti è abituato a sopire e forgiare. De Laurentiis non è un mecenate alla Moratti, ma Napoli e Bari (da pattugliare) non sono pesi piuma.

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6. Lazio

Un mercato a misura di Sarri (e non più di Tare). Lotito parla con i segni, non con i sogni. Lunga vita al 4-3-3, con robusti interventi in porta, in difesa e in regia. Immobile garantisce il solito "ventello"; e se Milinkovic-Savic non si distrae, guai a voi anime prave. Una sola mina vagante: Luis Alberto.

7. Fiorentina

E’ la squadra che, la scorsa stagione, si migliorò di più: 22 punti. Dalla zona salvezza al settimo posto. E, da gennaio, senza Vlahovic. Italiano è un precettore estremo e un po’ estremista, ma il suo calcio cattura. Se Dodo assicura spinta, i gol di Jovic fisseranno i nuovi confini.

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8. Atalanta

Lavori in corso. Sarà la settima, per Gasp. Ha creato un marchio, uno stile. La ventunesima della Premier. Quando si cambia spesso, però, non sempre ci si azzecca. Ederson, okay, ma il Papu e Ilicic erano fantasia, non geometria. La mano del mister, allora. Sì: a patto che Zapata ritorni tritolo.

9. Sassuolo

Il "dieci" a Berardi sa di incoronazione. Non sono mai scherzi di Carnevali, le dritte societarie. Scamacca al West Ham, Raspadori verso Napoli: bye bye al tridente in doppia cifra. Il Dionisi-bis si è cautelato con il tremendismo di Pinamonti, mentre l’uruguagio Alvarez rientra nelle sfide «sostenibili».

10. Monza

Chiamarla neopromossa fa senso. La ditta Berlusconi & Galliani ha realizzato una "campagna" da Milan dei tempi d’oro. Da Cragno a Petagna, passando per Pessina e Sensi. Resta, ambiguo, il confine tra album di figurine e gruppo coeso: a Stroppa il compito di tirarne fuori una classifica "di sinistra" (come posizione).

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11. Torino

Juric è un piromane, non un pompiere. Per questo piace alla piazza: il braccino corto di Cairo castra i voli. Bremer (alla Gobba, poi), Mandragora, Pobega, Brekalo e addirittura Belotti sono ferite sanguinose. Ma "dondolo" Radonjic, Lazaro e Miranchuk hanno il dribbling facile. Basteranno? Punto su Pellegri.

12. Udinese

Sottil al posto di Cioffi è già una mezza riffa, ma andiamo avanti. La velocità di crociera, con il pieno ripristino di Beto, coinvolge Deulofeu: che non si muova o emigri, sposta parecchio. Molina all’Atletico è sacrificio non lieve. In Friuli, però, ci sono abituati e hanno periscopi sensibili.

13. Bologna

Mihajlovic in panca è un inno alla tenacia. Hanno tolto il disturbo Hickey, Theate e Svanberg; sono arrivati Cambiaso, Lykogiannis e Ferguson, una scommessa. Tutto ruota attorno ad Arnautovic, capolinea e capoclasse: va, resta? Nella speranza che Barrow esploda e Soriano torni il leaderino che fu.

14. Sampdoria

Il cambio di proprietà, sullo sfondo, lega uomini e strategie. Giampaolo invoca rinforzi, dopo che persino Candreva è sceso dal progetto, destinazione Salerno. Djuricic "pareggia" Damsgaard; e dalla Roma, ecco Villar. Dalla cintola in su urge un piano Marshall d’altro (e alto) profilo.

15. Verona

Da Tudor a Cioffi, senza più Caprari, il Cholito (probabilmente), Cancellieri - in pratica, un tridente intero - e i rostri del ruvido Casale. Il popolo è inquieto. A naso, sembra decisamente un’Hellas più spuntata: come ribadito dal 4-1 del Bari in coppa. Ci si aggrappa alle stampelle di Tameze e Barak.

16. Empoli

Il presidente Corsi ci sa fare, ma l’esonero di Andreazzoli non l’ho proprio capito. Auguri a Zanetti. Ceduti il timone (Asllani) e il pugnale (Pinamonti), continuirà a essere il cuore della manovra a indicare la rotta. Con Destro e Satriano coppia d’attacco: l’uno, in cerca di riscatto; l’altro, di luce.

17. Lecce

Corvino ci cova, naturalmente. Dalla B alla A, tanto per ribadire l’eccellenza del suo artigianato. Baroni non si discute, squadra che vince invece sì: stravolta e rivoltata come un guanto, a caccia di equilibri che il salto di categoria non sempre puntella. Frabotta, Di Francesco, Askildsen: "chiedi alla polvere" (dal romanzo di John Fante).

18. Salernitana

Difficile valutare il peso di un miracolo, come fu la salvezza, e della «solita» rivoluzione che sta emergendo dal mercato. La dorsale Sepe-Fazio-Bonazzoli costituisce il ponte fra passato e futuro. Nel menu di Nicola, il mestiere di Candreva affianca la scienza di Ribéry. Con una spruzzata di Botheim.

19. Spezia

Italiano e Thiago Motta lo hanno salvato con il gioco. Gotti, tecnico-gentiluomo, non ne tradirà lo spirito, al di là della staffetta Provedel-Dragowski e dell’innesto di Ekdal. Le ambizioni sono prigioniere delle lune di Nzola, senza dimenticare la curiosità che un Maldini non può non suscitare.

20. Cremonese

Alvini per il dopo Pecchia, e questa è la prima nuvola. Segue, a ruota, l’esigenza di far fronte a una promozione che, siamo sinceri, ha spiazzato il loggione. Se Radu è la lotteria, Chiriches, Ghiglione e Okereke sono i biglietti. In più, Zanimacchia: classe ‘98, con Fagioli tra gli artefici del balzo.
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