Hanno voluto il mercato infinito? Pedalino. Si chiude il 1° settembre e all’Inter Simone Inzaghi nuota contro corrente: la rosa gli sta bene così, a patto che tale resti, senza rinunzie del calibro, per esempio, di «un» Milan Skriniar. Lo ha giurato Steven Zhang, in barba ai triboli economici che continuano a zavorrare Suning, per quanto dalle ultime tre stagioni siano stati ricavati un secondo posto, una finale di Europa League e uno scudetto (con Antonio Conte), una Supercoppa, una Coppa Italia e un altro secondo posto.

Calcio360: Skriniar sacrificato per almeno 60 milioni

Ammettiamo pure che questo sia il migliore dei mondi possibili, anche se ho dei forti dubbi: ciò premesso, non è facile destreggiarsi fra titoli (dei giornali) e titolari. L’Inter tornerà in campo già sabato sera a San Siro contro lo Spezia di Luca Gotti, il tecnico al quale i padroni americani hanno affidato la pesante eredità di Vicenzo Italiano e Thiago Motta: due salvezze consecutive. Le formalità non esistono: esistono, se mai, tappe pianeggianti, dalle trappole nascoste, come questa. I vice campioni ci sono abituati.
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Nonostante il Milan le abbia fregato lo scudetto, nella mia griglia l’Inter mantiene la pole. Mi sembra, organico alla mano, la più agguerrita, al di là delle imperfezioni comuni a ogni progetto tattico e strategico. A Lecce segnò in avvio con Romelu Lukaku, poi si appisolò, patì l’orgoglio e il pari degli avversari sino al forcing finale, una grandinata di cazzotti sul muso di un pugile alle corde. La rimonta, firmata in extremis da Denzel Dumfries, venne orientata e scolpita dei cinque cambi: Henrik Mkhitaryan, Alessandro Bastoni, Edin Dzeko, Joaquin Correa e, appunto, la fionda batava. Tutto il resto, cicaleccio da Bar sport: compresa la fantomatica genialata di Inzaghino. Scusate, nei suoi panni, cosa avreste fatto?

Lukaku: "Faremo di tutto per vincere lo Scudetto"

Corre il pericolo di crogiolarsi in una superiorità che, condivisa, potrebbe indurre a cali di tensione maliziosamente recidivi. In attesa che si sblocchi Robin Gosens - mai dimenticarlo: 11 gol, tutti su azione, nell’Atalanta etichetta 2020-2021 - sta bruciando le tappe Federico Dimarco, il cui sinistro ha cominciato a sedurre tribuni e tribune. Dai cross alle punizioni.

Come cambia l'Inter con l'acquisto di Gosens

Prendere una giornata per oro colato fa sorridere. Hanno vinto tutte, le otto «sorellastre», chi di slancio chi sbuffando. E poi c’è la tentazione di un’agenda così compressa da suggerire il dosaggio delle energie. L’Inter subito avanti ha rallentato. Il Milan subito sotto ha accelerato. L’impatto di Lukaku non mi ha sorpreso: mi hanno stupito, in compenso, i 20 milioni, bonus inclusi, spesi dal Chelsea per reclutare Cesare Casadei, 19 anni, raffinato centrocampista della Primavera. La cifra pareggia la richiesta del Borussia Dortmund per sganciare Manuel Akanji, il difensore centrale svizzero di origini nigeriane che, nella testa del mister, dovrebbe riempire la casella di Andrea Ranocchia.

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La morale è che, all’estero, credono nei giovani e li prendono; da noi servono per incerottare i bilanci e, dunque, li molliamo. Non sempre il bebè sfonda e si afferma, ma il confine filosofico rimane netto, per certi versi allarmante e non si presta a inciuci di sorta. Sarebbe bastato dare a Cesare quel che è di Cesare (Casadei): uno strapuntino in prima squadra. Magari con, o al posto di, Roberto Gagliardini, tanto per verificarne le qualità. Shanghai batte cassa: e allora, alla prossima e al prossimo.
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