In una Tirana tutta blindata, l’Italia torna a giocarsi un trofeo internazionale per interrompere un digiuno lungo 12 anni: era l’Inter del Triplete allenato da José Mourinho, lo stesso che ora siede sulla panchina della Roma nella finale di Conference League contro il Feyenoord. Lo Special One ha ridato vigore alla squadra capitolina, riportando i tifosi al tutto esaurito all’Olimpico, diventato dodicesimo uomo nelle sfide internazionali dei giallorossi. Ora però si gioca in campo neutro - anche se pare che gli spettatori albanesi presenti facciano il tifo proprio per la formazione di Mou - e la Roma deve togliere le ragnatele da una bacheca ancora semideserta nello scompartimento delle principali competizioni europee (nel quale al massimo si può inserire la Coppa delle Fiere di oltre sessant’anni fa). Riprendiamo i passaggi più importanti della conferenza stampa di Mourinho alla vigilia della finale di Conference League.

Mourinho: "Faremo tutto il possibile per scrivere la storia"

Siamo arrivati alla fine di questa stagione. Con due finali da giocare in 4 giorni: la prima (contro il Torino, ndr) ci dava quello che noi meritavamo e quello che avevamo come obiettivo cioè l'Europa League. Siamo riusciti a vincere quella finale. Non si scriveva la storia ma finire il lavoro dell'anno per raggiungere un obiettivo. Per la Roma finire in zona Europa League è normale. Questa finale è storia. Abbiamo scritto la nostra per arrivare qui, ma in finale dobbiamo fare il tutto possibile per vincere e fare la storia.
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Il clima della squadra: "Vedo i giocatori attenti e felici"

Se siamo riusciti a contenere l'euforia? Sì, lo abbiamo fatto prima di Torino. Era una gara difficile. Era una finale che ci dava l'attenzione giusta per giocarci questa in cui c'è la coppa in palio. Non avevamo bisogno della tensione extra. Abbiamo raggiunto l'obiettivo dell'Europa League ed era il miglior modo per pensare solo al Feyenoord. Con il mio staff siamo stati a Trigoria da venerdì senza mai uscire. Ai giocatori non potevo chiedere questo, ma penso che loro stanno bene. Vedo la squadra attenta e felice. Stiamo bene.

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Sulle condizioni di Mkhitaryan

Mkhitaryan si è allenato oggi per la prima volta in gruppo, una piccola sessione senza significato a livello di finale perché era aperta alla stampa. Molto basica. Per lui è importante, mi fido della sua esperienza. Mi fido di lui, conosce il suo corpo e sa interpretare bene i sintomi. Alla fine del lavoro mi ha detto che è a disposizione.

Sul pubblico

L'unico motivo per cui c'è questa sensazione di tifo per la Roma è perché abbiamo un albanese in squadra, è normale. Se vince la Roma, un albanese alza la coppa e questo ha un significato. Ho giocato una supercoppa UEFA tra United e Real in Macedonia. C'era un paese in festa, a Tirana è lo stesso. È un momento importante, che meritano come paese. Lo stadio è molto bello, peccato per la capacità ridotta ma sono contento di giocare qua.

Quanto può incidere l'esperienza dello Special One

Di solito le finali sono le ultime partite della stagione, qualche volta si gioca prima. Quando arrivi a questo punto il lavoro è fatto. Per noi non c'era niente da fare in questi due giorni. Domani è il giorno dei giocatori, noi allenatori possiamo aiutarli a leggere la partita, ma il lavoro è fatto e domani è l'ultima. Per fortuna è una finale, si può solo essere felici di giocare questa gara. È una finale, fino a domani non c'è nient'altro nella mia mente. È il mio modo di essere e di fare. L'esperienza non aiuta, io pensavo che potesse invece no. Il mio modo di essere è uguale a quando ho giocato la prima finale. Sono concentrato o magari è un mio modo di preparare la gara.

Scaramanzia?

No, non lo devo essere. Odio le scaramanzie. Il sostegno dei tifosi può solo fare bene. Se la Roma ha pero una finale con la gente all'Olimpico davanti agli schermi non è colpa loro. Mi hanno chiesto con che maglia giochiamo e ho detto che non lo voglio sapere, per me è uguale.

Kumbulla e l'incidente con Mourinho in allenamento

Marash mi ha fatto male e io ci scherzavo perché lui sarebbe dovuto essere l'ultimo a farmi questo perché è il più pesante. Ho pensato di dover andare alla partita con le infradito perché il piede non entrava nella scarpa. Kumbulla è un bravo giocatore, ha imparato tanto e il prossimo anno sarà con noi perché ha buone potenzialità.

Su Spinazzola

Può giocare, ma non come premio. 10 mesi di stop sono tanti però ha lavorato tanto per tornare. Gli mancavano dei minuti, delle sensazioni e li ha trovati nei 75' in campo contro il Torino. Le sensazioni sono state positive quindi domani è un'opzione per noi.

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