1) Italia col pilota automatico: vola anche senza Mancini

Roberto Mancini non è in panchina causa Covid? Nessun problema: l'Italia ha da tempo assimilato e memorizzato i dogmi del proprio commissario tecnico e sa tradurli sul campo anche se in panchina siede il suo assistente. Meccanismi oliati, movimenti sincronizzati tra i calciatori di tutti i reparti, scambi provati e riprovati, schemi consolidati. In Bosnia l'ennesima prova vincente e convincente, anche senza mezza squadra. Merito anche di Chicco Evani, personaggio in piena sintonia col Mancio e pronto, appena il titolare si sarà pienamente ristabilito, a tornare dietro le quinte. Ma la verità è che questa è un'Italia con il pilota automatico.
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2) Gli azzurri suscitano curiosità: sale l'attesa per le grandi sfide

C'era un tempo, neppure troppo lontano, in cui qualcuno pareva non prendersela più di tanto per la mancata qualificazione a Russia 2018 “perché tanto saremmo comunque usciti ai gironi”. Tempi lontani. Questa Italia diverte, è giovane e brillante. Mancini le ha dato un'impronta precisa, fondata su palla a terra e bel gioco. Come calcio moderno comanda. E ora sale l'attesa per vedere all'opera gli azzurri anche contro avversarie di pari – se non superiore – livello. Una Spagna, una Francia, un Belgio, ma anche un Portogallo o una Germania, nonostante la scoppola di Siviglia. Come se la caverebbero Insigne e compagni? La curiosità c'è. Ed è un gran bel segnale.

3) Il difetto: si segna poco in relazione alla mole di gioco

Vogliamo trovare un pelo nell'uovo? Troviamolo: quest'Italia segna meno di quanto potrebbe. Crea vagonate di palle gol ogni volta che gioca, o quasi, ma non sempre riesce a concretizzare una mole di lavoro eccellente. Prendiamo la gara con la Bosnia: Insigne e compagni avrebbero potuto chiudere i discorsi molto prima, addirittura già nel primo tempo, ma ci sono riusciti solo a 20 minuti dalla fine. Poco male, naturalmente, considerato il successo finale e la modestia dei bosniaci. Ma è un difetto che in altre serate potrebbe costare caro.

Domenico Berardi esulta dopo il gol contro la Bosnia, Bosnia-Italia, Getty Images

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4) Insigne da applausi: la 10 non pesa sulle sue spalle

“Perno tecnico della Nazionale di Mancini”, lo avevamo definito prima della partita in Bosnia. E ancora una volta Lorenzo Insigne non si è tirato indietro. Un assist al bacio per Belotti, uno stop a seguire da fuoriclasse con successivo palo scheggiato, un'infinità di giocate sopraffine. L'ennesima prestazione sopra le righe dell'esterno del Napoli lo consacra come il punto di riferimento qualitativo dell'Italia. La 10 che fu di Gianni Rivera, di Roberto Baggio e di Francesco Totti non è fuori luogo sulle sue spalle.

Andrea Belotti e gli azzurri esultano per il gol, Bosnia-Italia, Nations League, Getty Images

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5) Locatelli-Berardi: è un'Italia a tinte neroverdi

A Sassuolo, in questo momento, si stanno stropicciando gli occhi e sfregando le mani. L'Italia è sempre più a tinte neroverdi. Manuel Locatelli imbuca, Domenico Berardi trova un super gol. L'Italia è sempre più a tinte neroverdi: l'ex rossonero convince sempre più anche in Nazionale, dopo essersi imposto come uno dei migliori centrocampisti del campionato, e l'esterno, autore di due gol in pochi giorni, pare aver finalmente trovato quella continuità che da tempo andava cercando. Bravo De Zerbi, brava la sua dirigenza, bravi i suoi due giocatori. Il made in Sassuolo funziona, eccome.

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