Quando in Italia viene nominato il nome di Frank de Boer, la mente di tutti gli appassionati vola verso il 2016-2017. L'ex difensore dell'Ajax era seduto sulla panchina dell'Inter, e purtroppo per lui i ricordi dei tifosi interisti - e di tutti i followers della Serie A - non sono propriamente un boquet di sorrisi. de Boer ha allenato i nerazzurri per 14 partite, perdendone esattamente la metà e vincendone solo 5. Un viaggio durato 84 giorni - quattro in più di quelli utilizzati da Philead Fogg e Passepartout per girare il mondo - e terminato con il più brusco dei divorzi. Di lui si ricordano soprattutto due cose: la sconfitta contro l'Hapoel Beer Sheva e la quantità assolutamente industriale di giocatori con cui sono nate tensioni. Da Brozovic a Kondogbia, da Gabigol e Felipe Melo. Un periodo nero, che l'attuale CT dell'Olanda non è riuscito a mettersi alle spalle fino in fondo.

Inter Milan's Dutch coach Frank De Boer looks on during the Italian Serie A football match between Inter Milan and Palermo at 'San Siro' Stadium in Milan on August 28, 2016

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Oggi, appunto, è l'allenatore degli Oranje, ma la partenza della sua nuova avventura profuma tristemente di passato. Nelle prima uscita ufficiale ha perso un'amichevole contro il Messico, mentre in Nations League ha conquistato un punto nel pareggio a reti inviolate contro la Bosnia. I media nazionali non sono rimasti particolarmente colpiti dall'esordio del tecnico olandese.
"La partita ha fatto male agli occhi: la squadra era spenta come prima dell’arrivo di Koeman nel 2018", ha scritto il Telegraaf. Ancora più pesante il Volkskrant: "È stata una partita di logoramento, davvero. L'Olanda è stata impotente, perdeva palloni, c’era mancanza di ritmo e di un’azione individuale. Quello di De Boer è stato un pasticcio".

"Questa volta sarà diverso"

Parole pesanti, che aumentano la pressione sulla formazione che stasera affronterà gli azzurri. Martedì pomeriggio De Boer ha parlato in conferenza stampa, promettendo un'Olanda diversa rispetto a quella vista il 7 settembre contro l'Italia: "Questa volta sarà diverso. Dobbiamo essere più preparati, giocare quando abbiamo il pallone, vincere le sfide a metà campo. La Final Four? Abbiamo quattro punti, l'Italia cinque, tutto può cambiare".
Nel match dell'andata fu un dominio azzurro. Una supremazia riconosciuta dallo stesso allenatore olandese (che non era ancora in panchina). "Ci hanno messo sotto per 70 minuti. L'Italia ha giocato una partita di livello, noi eravamo sempre in ritardo, dovremo pressare di più. Sono impressionato da come giocano. Hanno 4-5 giocatori offensivi ogni volta, giocano a tre dietro con D'Ambrosio, Chiellini e Bonucci. Jorginho, Locatelli possono tenere il pallore e controllare il gioco. Davanti corrono. Mi piace tutta la squadra. Mancini? Ha allenato grandi squadre, è rispettato".

Che Olanda è questa?

Dopo le prime tre partite, in cui sono arrivati 4 punti, una domanda è sorta spontanea intorno alla nuova nazionale olandese: ma i tulipani sono davvero così forti? Il pensiero comune è proprio quello di una squadra capace di vincere contro chiunque, di una quantità di talento che potrebbe giocarsela con tutti. Poi però, nel concreto, sembra che a questo mostro imbattibile manchi sempre qualcosa. O forse più di qualcosa.
Nelle ultime 2 uscite, ovvero le prime di De Boer, la nazionale si è schierata con un 4-2-3-1. Cillesen o Krul in porta, de Vrij e van Dijk come titolari e quattro terzini a giocarsi il posto. La mediana ha totalmente cambiato interpreti nel giro di 4 giorni, da Van de Beek-Koopmeiners a de Jong-de Roon. Wijnaldum è stato il trait d’union del reparto offensivo, ma intorno a lui hanno girato tutti. In amichevole contro il Messico hanno giocato Depay, Berghuis e Ryan Babel. Mentre nella Nations League contro la Bosnia, Malen e Promes hanno fatto gli esterni con Luuk de Jong nel ruolo di prima punta.
Contro la Bosnia si è vista una squadra molto più abile a controllare il pallone rispetto all'uscita contro il Messico. Gli olandesi hanno dominato il possesso, doppiando gli slavi per numero di passaggi completati, passaggi riusciti, tiri e grandi occasioni create. È mancato solo il gol, che indubbiamente sposta la discussione sul reparto offensivo degli Oranje.

Una nazionale completa?

Senza voler scomodare le formazioni degli anni '70, o quelle degli anni '90-'00, a questa nazionale manca un reparto offensivo degno del resto del collettivo. Luuk de Jong ha fatto vedere di saper segnare, ma spesso e volentieri ad un livello inferiore rispetto a quello che richiede una nazionale. Per Ryan Babel il discorso è più o meno simile, ma senza gol. Oltre a non essere mai stato un goleador devastante (10 gol in maglia Olanda), l'ex Liverpool ha sempre fallito nel fare il passo decisivo per diventare un giocatore di fama mondiale.
Fatto salvo Georgino Wijnaldum, questa nazionale sembra aggrappata alla creatività offensiva di Memphis Depay, che però da solo non può sobbarcarsi tutto il lavoro in zona gol. Per la partita di stasera de Boer potrebbe cambiare ancora, affidandosi alla coppia Babel-Luuk de Jong supportati da Depay. Questi continui esperimenti rendono perfettamente l'idea di un allenatore non ancora "in controllo" della sua squadra, ma alla ricerca del miglior schieramento possibile. Servirà tempo, ma l'Olanda deve crescere per arrivare ad Euro2021 e giocarsi le proprie chance di vittoria.

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