Aveva già pensato a tutto, Marco Rossi. Un viaggio a Budapest con la famiglia a trovare un vecchio amico ristoratore, conosciuto in Germania a metà anni Novanta, all'epoca della sua esperienza all'Eintracht Francoforte. Poi il ritorno in Italia e l'iscrizione a un corso di formazione professionale per poi mettersi dietro la scrivania e affiancare il fratello nel suo studio commercialistico. Un break di piacere, in un periodo professionale di grande difficoltà e disillusione: da quell'esonero alla Cavese, in Serie C1, era passato più di un anno e nessuna offerta - vera - si era presentata all'orizzonte. Era il 2012: 10 anni dopo Marco Rossi, classe 1964 ed ex terzino e libero della Serie A anni Novanta (sì, quella che dominava nel calcio internazionale) è il commissario tecnico dell'Ungheria che ha battuto i maestri del calcio dell'Inghilterra e che si appresta, martedì 7 giugno 2022 a Cesena, ad affrontare da primo in classifica l'Italia di Roberto Mancini nella Lega A, peraltro impegnata in un difficilissimo percorso di ricostruzione e di ricambio generazionale.

La cena della svolta: una sera per caso a Budapest...

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E, in qualche modo, la storia di Marco Rossi - da allenatore, beninteso - assomiglia (o per lo meno, ha i suoi punti in comune) con quella di Willy Gnonto, in questi giorni sulla bocca di tutti. Rossi ha più volte dichiarato: "Tornare ad allenare in Italia? Non ci penserei una, bensì 10 volte. Bastano un paio di mesi storti e brucerei tutto ciò che ho costruito fin qui con fatica. Non c'è pazienza. La concorrenza è alta, così come gli ottimi allenatori, vero. Ma, posso garantire, ce ne sono anche tanti non esattamente competenti". Andando con ordine, quella sera a cena, il ristoratore italiano a Budapest prova a tirarlo su di morale: la storica Honvéd sta cercando un allenatore e per Rossi sarebbe il posto perfetto per riprendere. Solo che l'allenatore è un buono di quelli timidi, che odiano l'invadenza. Ma, sempre quella sera, anche la moglie lo convince a chiamare e a proporsi al direttore sportivo dei rossoneri di Budapest, tempio di una leggenda come Ferenc Puskas. La chiacchierata è proficua e Marco Rossi si rimette in moto: riporta il club in Europa e, nel 2017, lo trascina a vincere il campionato, che mancava in bacheca dal 1993, anche grazie ai gol di un altro italiano come Davide Lanzafame, ex Juventus e Parma, fino allo scorso gennaio al Vicenza, prima di svincolarsi e annunciare il proprio ritiro.

Quell'Ungheria che cambia la vita: "In Italia mi chiesero soldi per allenare"

Nella stessa estate le dimissioni dalla Honvéd, che non ha la possibilità di investire. Marco Rossi - nativo di Druento, flegreo d'adozione per militanza nel Campania Puteolana, squadra di Pozzuoli, in cui ha conosciuto la sua futura moglie e in cui si era stabilito - va ad allenare in Slovacchia, al DAC Dunajska Streda, ottenendo uno storico terzo posto nella storia del club, che si qualifica così ai preliminari di Europa League. Nel 2018, allora, la chiamata della nazionale magiara, che negli Anni 50 fu Aranycsapat, la "Squadra d'Oro". Rossi vince lo spareggio con l'Islanda e si qualifica a Euro 2020. Due (mezze) imprese dopo lo 0-3 d'esordio col Portogallo di Cristiano Ronaldo: nel girone di ferro, i pareggi contro la Francia campione del mondo e quello (con vittoria sfiorata) contro la Germania con ottavi di finale a un passo dalla conquista.

Un po' Loco e un po' Mircea: un altro italiano indigesto per l'Inghilterra

Poi è arrivato il rigore del talenti del Lipsia Dominik Szoboszlai, la vittoria sugli inglesi (sportivamente arresisi, ancora una volta, al cospetto di un italiano) e l'appuntamento con gli Azzurri, che Rossi in passato ha detto di voler affrontare per capire l'effetto che fa sentire l'inno di Mameli in campo, seppur da avversario: "Tra l'esonero alla Cavese e l'esperienza alla Honved, mi chiesero soldi per tornare ad allenare in terza serie. C'era gente che si qualificava emissari di questo o quel club: bisognava anticipare il denaro, che sarebbe stato poi restituito con l'ingaggio. Fu a quel punto che mi decisi a smettere col calcio e a fare il commercialista. Poi l'Ungheria mi ha cambiato la vita: sento profonda gratitudine responsabilità nei confronti di questo Paese". Rossi ha studiato Guardiola e Klopp, ma i suoi punti di riferimento sono Mircea Lucescu (avuto ai tempi di Brescia) e Marcelo Bielsa, suo allenatore in Messico, all'América. "E' l'uomo più buono al mondo e l'Ungheria si è innamorato di lui per la sua semplicità", ha detto il ristoratore che gli ha dato quella dritta sulla Honvéd. Buono sì, ma che grinta la sua Ungheria!

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