Negli ultimi anni, i record del mondo nei velodromi sono stati costantemente superati. Ma quali sono le ragioni dietro a questo periodo d'oro per il ciclismo su pista? Cerchiamo delle risposte prima dell'inizio della UCI Track Champions League, una nuova competizione a cui partecipano i migliori specialisti di tutto il mondo.
Un'altra Olimpiade, un altro grande evento, e un'altra serie di performance mozzafiato. Negli ultimi dieci anni il ciclismo su pista è entrato in una nuova era all’insegna della ricerca di prestazioni impeccabili. I miglioramenti si susseguono con un ritmo così frenetico che i record sembrano destinati ad essere spazzati via uno dopo l’altro.
È indubbio che alcuni eccezionali corridori del passato, come il britannico Chris Hoy o i francesi Florian Rousseau, Grégory Baugé e Félicia Balanger hanno dominato le loro rispettive discipline e stabilito record apparentemente irraggiungibili. Ma ogni record, per quanto impressionante, esiste solo per essere infranto.
UCI Champions League
Sprint e resistenza: due metodi di allenamento molto diversi
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Alcuni record di lunga data resistono... ma per quanto ancora?
La tendenza è facile da identificare: tra le migliori prestazioni di ciclismo su pista maschile di tutti i tempi, come riportate dall'Union Cycliste Internationale (UCI), solo tre hanno avuto luogo prima del 2019: il mitico record dell'ora di Chris Boardman (1996), lo sprint dei 500 metri (Chris Hoy nel 2007) e la chilometro a cronometro (François Pervis nel 2013).
A parte queste eccezioni, i migliori riferimenti in tutte le discipline del ciclismo su pista maschile sono stati fissati negli ultimi due anni. Lo stesso discorso vale per le donne. Il record dell'ora stabilito da Jeannie Longo nel 1996 non è ancora stato battuto, così come il record di inseguimento a squadre dei 5.000 metri, stabilito dalla Gran Bretagna dal 2012, che si è finora dimostrato insormontabile. Ciò nonostante, ogni altro record del mondo è stato stabilito tra il 2016 e il 2021.
Questo fenomeno può essere in gran parte attribuito a due fattori strettamente correlati: i miglioramenti nelle attrezzature e l'adozione di tecniche di allenamento specifiche. "La prima spiegazione del miglioramento dei livelli delle prestazioni riguarda le modifiche dei rapporti di trasmissione", afferma François Pervis, "adesso utilizziamo marce molto più alte". Il sette volte campione del mondo non potrebbe essere più chiaro su questo punto: "Una volta si privilegiavano le cadenze di pedalata più rapide, ma negli ultimi anni ci siamo resi conto che stavamo raggiungendo il limite fisico, e che i muscoli delle nostre gambe producevano troppe tossine. In più, anche la frequenza cardiaca rimane più bassa quando si usano marce più alte". Di conseguenza, i ciclisti e i loro allenatori si sono orientati verso tecniche di allenamento basate sulla pura potenza e forza, una tendenza che è andata di pari passo con gli ultimi sviluppi tecnologici.
L'ossessione del rapporto peso/potenza
I giorni in cui i velodromi tremavano sotto il peso delle biciclette sono ormai lontani. L'UCI ha stabilito un limite minimo di peso, ma la corsa a sviluppare l'attrezzatura più leggera rimane più feroce che mai. Fin dalla rivoluzione dei telai in carbonio iniziata da Look negli anni '80, i produttori hanno cercato di migliorare il rapporto potenza-peso delle loro biciclette.
Le biciclette usate dai ciclisti su pista sono prive dei freni - per risparmiare altri preziosi grammi – e devono essere estremamente robuste. Perché noi, gli spettatori, non possiamo nemmeno immaginare la pressione esercitata sugli elementi di questi gioielli tecnologici. La potenza generata dai corridori, la pendenza delle curve e la forza centrifuga che ne deriva, gli improvvisi cambi di direzione e le accelerazioni fulminee richiedono componenti estremamente robusti.
Per questo motivo, negli ultimi anni, i produttori di biciclette hanno lavorato per dotare i loro piloti di vere e proprie macchine da guerra. "La bici inglese è impressionante", dice François Pervis. Spiega che "la forcella anteriore si trova davanti alle gambe del ciclista, e quindi agisce come un deflettore che riduce la resistenza dell'aria". Anche se il telaio della bici è l'elemento più importante, non si lascia nulla di intentato quando si tratta di migliorare altri aspetti dell'equipaggiamento dei ciclisti. Dalle ruote - a raggi o a disco - al casco, per non parlare delle tute stile "pelle di squalo" progettate per scivolare più fluidamente nell'aria, tutto è studiato nei minimi dettagli per massimizzare i livelli di performance.
L'UCI ha cambiato la sua posizione
I nuovi sviluppi tecnologici, e in particolare i test nella galleria del vento, hanno permesso ai ciclisti di fare passi da gigante. Ma tutta questa tecnologia andrebbe sprecata senza le tecniche di allenamento specifiche e su misura adottate dai ciclisti su pista. Seguendo le orme - o piuttosto le pedalate - della squadra britannica, che ha investito pesantemente in questo settore prima delle Olimpiadi di casa a Londra nel 2012, l'intero sport ha fatto un salto di qualità per quanto riguarda le tecniche di allenamento.
Infine, un altro fattore importante che può spiegare questa sfilza di record mondiali è un recente cambiamento riguardante la posizione del ciclista sulla bicicletta. A lungo le regole avevano stabilito che gli avambracci del ciclista dovessero trovarsi in posizione orizzontale rispetto al manubrio. Ora l'UCI ha cambiato la propria... posizione, per così dire, permettendo un'inclinazione di 15 gradi tra il polso e il gomito. "Adesso la testa dei piloti si trova dietro alle loro mani", spiega François Pervis. "L'aria non scorre più verso il busto e non c'è più l'effetto paracadute". Liberati da questa resistenza, i ciclisti sono pronti a stabilire una nuova raffica di record!
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