Si chiude questa prima edizione dell'UCI Track Champions League, con la tappa di Londra, con qualche sorpresa ma, anche, con tante certezze. Dando uno sguardo a quelli che erano stati i nostri pronostici, Lavreysen era il favorito per le discipline della velocità maschile e Emma Hinze la favorita per il femminile. Così come Katie Archibald strafavorita nell'Endurance. Le sorprese, comunque, sono arrivate, con qualche prestazione che di certo non ci aspettavamo. Gli italiani non hanno portato a casa la vittoria, ma hanno raccolto piazzamenti interessanti, a volte anche in sport non proprio di loro competenza. Miriam Vece, Michele Scartezzini e Silvia Zanardi si sono cimentati anche in altre discipline. Loro ci hanno messo il massimo e ci hanno regalato dei bei momenti. Addio a 100 medaglie con gli addii di Wild, Clancy, Levy e Krupeckaite.
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Vece, Scartezzini, Zanardi: una buona vetrina per gli azzurri

UCI Champions League
Scartezzini migliore degli italiani, Archibald MVP: tutte le classifiche
04/12/2021 A 22:24
Miriam Vece è 8a nella Velocità femminile, Michele Scartezzini è 7° nell'Endurance maschile, Silvia Zanardi è 9a nell'Endurance femminile. Questi i risultati finali dei tre ragazzi azzurri che hanno partecipato all'UCI Track Champions League. Non risultati esaltanti, soprattutto per come ci aveva abituato la pista in questo 2021 tra Olimpiadi da urlo e Mondiali da record. È stata però una buona vetrina per i nostri che hanno fatto molta esperienza. Il bilancio è ultrapositivo per Miriam Vece che, per esempio, non arrivava mai in fondo alle Sprint e faceva poche volte il Keirin (ci è arrivata in finale due volte in questa Champions). Silvia Zanardi è solo agli albori della sua carriera, Scartezzini ha ritrovato finalmente continuità dopo non essere stato convocato alle Olimpiadi. Insomma, già il fatto di essere stati qui è stato un successo per questi ragazzi che si porteranno dietro questa esperienza.

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Lavreysen, una pi-STAR: a lui il nostro Vélo d'Or

Il Vélo d'Or non gliel'hanno dato, ma glielo diamo noi. Ovviamente parliamo di un Vélo d'Or di miglior pistard dell'anno. Lavreysen è stata una vera e propria star e lo ha confermato anche durante questa UCI Track Champions League. 4 vittorie su 4 nella Sprint, la stessa competizione dove è anche campione olimpico, campione europeo e campione del mondo. Non è strano che abbia vinto lui, ok, ma non era detto che dovesse primeggiare sempre e comunque. Magari le motivazioni venivano meno, magari anche la condizione fisica. Invece è stato un vero e proprio cannibale, vincendo anche nel Keirin. Per capire le sue performance, basti pensare che all'ultima volata, la Sprint contro Bötticher, era già matematicamente vincitore della classifica della velocità maschile.
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Hinze e Archibald: due poker da paura

Se Lavreysen ha fatto poker, non possiamo non citare Emma Hinze e Katie Archibald. Anche loro dominatrici delle rispettive corse e sempre leader dalla prima tappa in poi di questa UCI Track Champions League. Emma Hinze ha fatto 4 su 4 nella Sprint e si è difesa alla grande nel Keirin, mentre la Archibald ha fatto 4 su 4 nella Corsa ad Eliminazione, piazzandosi sempre nelle primissime posizioni nello Scratch. Insomma un dominio assoluto di altre due ragazze che, comunque, sono abituate a vincere medaglie su medaglie durante la stagione.

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Gavin Hoover, l'esaltazione della regolarità

Lavreysen, Hinze e Archibald. Fin qui nessuna sorpresa, sorpresa che abbiamo invece avuto nell'Endurance maschile. Corbin Strong e Sebastián Mora si erano divisi la posta in palio nelle prime due tappe: doppietta per uno a Maiorca, doppietta per l'altro in Lituania. Nella prima serata di Londra era salito in cattedra Gavin Hoover, ma Mora aveva raccolto due piazzamenti che avevano quasi ipotecato la classifica. Serviva un episodio per far sì che lo spagnolo perdesse la leadership e l'episodio è arrivato. Anzi, due. Prima la mega caduta nello Scratch che per poco non lo colpiva e, comunque, l'ha rallentato, poi il declassamento ricevuto durante la Corsa ad eliminazione. Si era classificato 5°, ma poi declassato al 10° posto, lasciando semaforo verde a Gavin Hoover. Lo statunitense aveva vinto la Corsa ad eliminazione del giorno prima e si è sempre piazzato nelle prime posizioni. Senza essere una star alla Lavreysen, senza essere appariscente, senza brillare troppo, ma con tanta tanta regolarità. Quella che serve nella categoria Endurance. Titolo meritatissimo.

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Addio a 100 medaglie: un grazie a Kirsten Wild, Maximilian Levy, Ed Clancy e Simona Krupeckaite

Questa è stata anche la competizione per salutare qualcuno che da domani vivrà il mondo del ciclismo su pista, e anche la sua vita personale, con un approccio diverso. Già sapevamo dell'addio di Kirsten Wild che stava per chiudere ai Mondiali di Roubaix e invece ha proseguito, e concluso, con questa Champions. In queste settimane hanno annunciato l'addio anche pistard di esperienza come Levy, Krupeckaite e Ed Clancy. Sommati insieme fanno 100 medaglie complessive tra Olimpiadi, Europei e Mondiali. Già questo ci dovrebbe dire qualcosa. Tutti hanno fatto la storia del proprio sport a livello nazionale e internazionale, vedi Wild con 9 titoli mondiali o Clancy con il dominio dell'inseguimento a squadre dei britannici a cavallo tra la fine degli anni 2000 e l'inizio degli anni 2010, fino all'arrivo dei danesi. Insomma, grazie a quattro che, per un motivo o per l'altro, saranno ricordati nel mondo della pista per tante vittorie e tante performance.

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