Il ciclismo su pista, qualunque sia la disciplina, non è mai solo una questione di chi ha le gambe più possenti. Il successo o la sconfitta vengono spesso decisi lontano dal velodromo, in laboratori top secret dove gli ingegneri passano lunghi mesi a studiare la migliore posizione possibile che i loro atleti devono assumere in bicicletta.
Minime regolazioni come l'inclinazione del sellino di pochi millimetri, o il sollevamento appena percettibile della linea delle spalle, possono fare la differenza sui tempi segnati dal cronometro. Questi miglioramenti sono frutto dei certosini test condotti nella galleria del vento, una pratica che è ormai comune in quasi tutti gli sport di velocità - meccanici o meno - e che è diventata parte integrante della vita professionale di molti atleti d'élite.

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L'obiettivo chiave di questi test può essere riassunto con una semplice abbreviazione, che costituisce il vero e proprio Santo Graal per gli ingegneri: il Cx. O per dargli il suo titolo completo, il coefficiente di resistenza aerodinamica. Più basso è il Cx di un ciclista, più è aerodinamico. È a causa di questo ardente desiderio di migliorare il modo in cui il ciclista fende l'aria che i test nella galleria del vento sono diventati sempre più diffusi.

La sfida delle diverse morfologie corporee

Questo aspetto è diventato particolarmente importante negli ultimi 20 anni, un periodo in cui le nazioni dominanti nella competizione su pista UCI sono state effettivamente coinvolte in una costante lotta per rimanere un passo avanti ai loro rivali. I costi possono essere enormi, ma lo sono anche i vantaggi che si possono ottenere. "Da alcuni anni, grazie alla galleria del vento, abbiamo molta più esperienza per quanto riguarda le posizioni che assumiamo in bicicletta", osserva François Pervis.
Il francese, sette volte campione del mondo, è riuscito a trarre il massimo vantaggio da questi test, che coinvolgono il ciclista posto su una sorta di tapis roulant mentre gli viene chiesto di pedalare "a tutto gas" contro la continua raffica d'aria che gli viene sparata in faccia dalla spietata ventola. Lo scopo è quello di identificare la posizione più efficiente che il ciclista o la ciclista può assumere in tali impietose condizioni.
Ciò che rende il compito degli ingegneri della galleria del vento ancora più complesso, ma anche più affascinante, è che lavorano con atleti che presentano forme corporee diverse tra loro. È compito degli ingegneri adattare il proprio lavoro a ciascun individuo. "Non siamo fatti tutti allo stesso modo", ride François Pervis. "Ci sono corridori alti e magri, altri come me che sono più tozzi, alcuni sono gobbi, e poi ci sono quelli che sono semplicemente nati per la pista, come lo spagnolo Castroviejo".

Miriam Vece (ITA)

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La fine dell'era dei Superman

Il progresso tecnologico degli ultimi anni è stato così efficiente che ogni minimo aspetto della prestazione è ormai sottoposto a questa corsa al miglioramento. "Persino il casco viene progettato per adattarsi al meglio alla tua posizione", dice Pervis. La proliferazione di queste procedure di test ha necessariamente coinciso con un inasprimento dei regolamenti da parte dell'Unione Ciclistica Internazionale.
Prima che l'UCI intervenisse per allineare le normative in tutte le discipline, e in particolare nel record dell'ora, questo sport era diventato una specie di gioco senza regole, in cui tutti facevano a gara per trovare le posizioni più improbabili sulla bicicletta. François Pervis ricorda che gli anni ‘90 sono stati l'apice di queste innovazioni: "Ricordiamo tutti l'immagine di Graeme Obree sdraiato sul suo telaio: sembrava Superman!"

Guadagnare un decimo al giro

Di fronte a posizioni in sella tanto insolite quanto pericolose, il consiglio direttivo si è attivato introducendo delle restrizioni alle modalità autorizzate per trovare la migliore posizione sulla bicicletta. Oggi la gran parte dei miglioramenti possono essere attribuiti ai maghi delle gallerie del vento, che si dimostrano sempre più efficienti: "Un cambiamento di posizione sul telaio può farci risparmiare un decimo di secondo al giro", si entusiasma François Pervis.
Tuttavia, per quanto possano essere istruttivi, sarebbe troppo semplicistico - per non dire ingiusto - dare tutto il merito ai test. L'ultima volta che abbiamo controllato, spettava ancora al ciclista pedalare! Tanto più che questi sforzi per migliorare le prestazioni aerodinamiche, e quindi i risultati, vanno molto spesso a scapito del comfort in sella. "Le posizioni sono certamente più efficienti, ma sono anche molto più difficili da mantenere per tutta la durata della gara", conclude François Pervis. La vittoria, a quanto pare, comporta molti sacrifici.

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