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Simoni, carico per il Giro
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Pubblicato 22/04/2003 alle 23:58 GMT+2
[22/04/03] - E’ fiducioso in chiave Giro Gilberto Simoni, che parla ai microfoni di Eurosport. “Lo Zoncolan è terribile, ma non è un Giro solo per scalatori”.
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[22/04/03] - E’ fiducioso in chiave Giro Gilberto Simoni, che parla ai microfoni di Eurosport. “Lo Zoncolan è terribile, ma non è un Giro solo per scalatori”.
Gilberto Simoni ai microfoni di Eurosport (22/04/03)
2° al Giro d’Aragona, con qualche rimpianto per la vittoria sfuggita (per una ventina di secondi), ma in crescita di forma. Il Gilberto Simoni che intervistiamo è già bello carico in vista del suo appuntamento dell’anno, quello con la corsa rosa che lo ha visto trionfare nel 2001.
“La forma cresce costantemente, il programma di avvicinamento al Giro sta andando secondo programma. Un pò di rammarico, non lo nego, ce l’ho per non aver vinto il Giro d’Aragona, ma il fatto di stare così bene mi lascia tranquillo e anche il morale è buono”.
A che punto sei, da 1 a 100. “Diciamo che al Giro sarò al 120%... Intendo dire che non ero mai arrivato alla vigilia del Giro in condizioni così buone, nemmeno nel 2001. Mi manca un successo prima della corsa rosa, ma il mio morale è già alto, come accennavo. Mi sento preparato a dovere per fare un Giro alla grande, per puntare alla vittoria finale”.
Hai già ispezionato i punti chiave. Uno su tutti lo Zoncolan, salita inedita per il Giro. “Salita durissima, con i 3 km finali di strada stretta e forti pendenze, attorno al 10%-12%. Sarà un appuntamento, lo Zoncolan, che richiamerà una gran numero di appassionati e credo che questa tappa sia anche una di quelle che deciderà il Giro”. Più duro lo Zoncolan o il Mortirolo? “Ben venga lo Zoncolan, visto che ormai tutti gli appassionati conoscono bene il Mortirolo. 12 km di salita, la pendenza che non scende mai, il Mortirolo è questo, mentre lo Zoncolan è sì tremendo, ma solo nei km finali, comunque 3 abbondanti. Per cui anche lo Zoncolan, al pari del Mortirolo, è la classica salita destinata a fare selezione naturale”.
E’ un Giro disegnato per gli scalatori, o aperto a corridori eclettici, penso ai vati Frigo, Aitor Gonzales: “Non credo che la lotta per la vittoria finale riguarderà soltanto noi scalatori. Abbiamo tanta montagna a nostro vantaggio, ma dovremo sfruttarla al meglio, facendo corsa d’attacco. Ma ci sono altri corridori non esclusivamente scalatori che possono dire la loro. Hai citato Aitor, io dico che chi ha vinto una corsa come la Vuelta Espana, sa come si deve correre per vincere una Grande Giro du tre settimana, per cui vedo Aitor molto competitivo al prossimo Giro d’Italia”.
Chiudiamo parlando del 2002. Che ti ha regalato prima una amara squalifica, proprio al Giro, e poi una figlia, Sofia. “Al Giro 2002 ho subito una sconfitta, come una sconfitta sul campo. Dalla quale ti devi rialzare, metterla nel dimenticatoio, per ripartire con più vigore di prima. Sofia è la più grande soddisfazione della mia vita, la mia bambina... Diciamo che se fossi in grado di vincere ancora questo benedetto Giro d’Italia, avrei a chi dedicarlo e regalarlo. Naturalmente alla mia bambina...”
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