Jorge Mendes, l'impero si allarga. Il potente procuratore portoghese ha costruito le sue fortune nel mondo del calcio, gestendo personaggi del calibro di Cristiano Ronaldo e Josè Mourinho, ma ora il mondo del pallone sembra non bastargli più e negli scorsi giorni ha annunciato il suo ingresso nel mondo del ciclismo. Il 2 gennaio, la sua società (Polaris Sport) ha confermato l'accordo con Corso Sports, agenzia che rappresenta molti protagonisti del pedale. L'obiettivo? "Ottimizzare le prospettive commerciali degli atleti portoghesi che lavorano con Corso". I ciclisti in questione sono Joao Almeida, 22enne della Deceuninck Quick-Step che ha vestito la maglia rosa per 15 giorni all'ultimo Giro d'Italia, e Ruben Guerreiro, portacolori dalla Education First, che ha conquistato la tappa di Roccaraso e vinto la classifica degli scalatori lo scorso ottobre.

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Corso ha sotto contratto anche altri atleti portoghesi: Andrè Carvalho della Cofidis e i fratelli Oliveira della UAE Emirates. L'accordo potrebbe essere esteso anche a loro, radicando sempre di più la presenza di Mendes in questo ambito. Tutto bene? Non proprio. C'è chi vede l'arrivo del procuratore di Lisbona nel mondo delle due ruote come potenzialmente nocivo per questo sport. Parliamo di Marc Madiot, ex professionista (vincitore di due Parigi-Roubaix) e oggi direttore sportivo della Groupama-FDJ. Il dirigente francese non le ha certo mandate a dire, in un'intervista a RMC Sports. "Non voglio entrare nel sistema calcio. Come lavorano i procuratori nel mondo del pallone? Hanno un gruppo di assistiti a cui fanno cambiare squadra frequentemente per poter guadagnare sempre di più. C’è una grossa speculazione e oggi la situazione finanziaria nel calcio non è certo rosea. Sono sull’orlo del baratro e noi cosa facciamo? Facciamo entrare gente così nel ciclismo? Non voglio gente come Mendes nel ciclismo. Noi nel ciclismo non speculiamo sui trasferimenti dei corridori come fanno nel calcio".
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I portoghesi Ruben Guerreiro (Team EF Pro Cycling) e Joao Almeida (Team Deceuninck - Quick-Step)

Credit Foto Getty Images

Nel ciclismo la situazione dei trasferimenti funziona molto diversamente per gli agenti. I cambi di squadra sono meno frequenti e i contratti, solitamente, vengono rispettati fino alla loro scadenza. Inoltre i procuratori prendono solo una piccola percentuale sullo stipendio dei loro assistiti. Così prosegue Madiot: "Rispettiamo un'economia. Prendo dieci euro, spendo dieci euro, non speculo sui cinque potenziali che avrei sulla rivendita di un atleta". La paura è che l'arrivo di uno squalo come Mendes possa cambiare questo sistema, con i corridori a chiedere i trasferimenti prima della fine del loro legame con la squadra di appartenenza e finendo con l'avvantaggiare sempre e comunque i team più ricchi. Ma il timore di fondo, quello più grande per il futuro del ciclismo, il dirigente della Groupama lo esprime alla fine: "Ho paura che ci possano essere altri piani all’orizzonte e non certo buoni, ho paura che un giorno o l'altro tenteranno di appropriarsi non di una squadra ma dell’intero sistema del ciclismo. Questo sarebbe catastrofico". Ciclismo con le dinamiche del modello calcio? La risposta è un chiaro e forte no.

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