Il 2021 è ormai andato in archivio e abbiamo provato a dare i numeri, nel vero senso della parola, di questi ultimi 12 mesi del ciclismo su strada. Tanti i protagonisti della stagione, sia in positivo che in negativo. Come non citare Damiano Caruso, Sonny Colbrelli e Filippo Ganna che, sui loro terreni, hanno raccolto successi straordinari. Chi rilanciandosi come Damiano o Sonny, chi confermandosi come Filippo. A proposito di riconferme, Pogacar ha dimostrato che le vittorie del 2020 erano verissime. Nessun 'colpo di fortuna', anche perché in questo 2021 ha lasciato le briciole ai suoi avversari. Solito show poi di van der Poel e van Aert. Tante, però, anche le delusioni: da Nibali a Fuglsang, da Démare a Geoghegan Hart. Per non parlare del solito 'casino Movistar', con la squadra spagnola che ci ha deliziato con scelte scellerate anche quest'anno.

Voto 10 e lode a... Pogacar

C'è qualcuno che può preferire Roglic, qualcun altro Bernal. Ma su Pogacar non si può discutere soprattutto dopo quanto fatto in questo 2021. Il corridore sloveno ha vinto per tutto l'anno: ha conquistato l'UAE Tour, la prima corsa World Tour della stagione, e il Giro di Lombardia, l'ultima corsa dell'anno. Nel mezzo ha portato a casa la Liegi-Bastone-Liegi, il Tour de France con tre tappe vinte e una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo. Insomma, non c'è stata partita. Si è confermato alla grandissima, dimostrando che i successi del 2020 non erano arrivati a caso. Se no, non si spiegherebbero 2 Classiche Monumento vinte e un Grande Giro, tutto nello stesso anno. L'ultimo ad averlo fatto, fu un certo Eddy Merckx nel 1973: il Cannibale vinse in quella stagione 2 Grande Giri e 3 Classiche Monumento addirittura...
Ciclismo
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13/12/2021 A 20:31
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Voto 10 a... Colbrelli, Caruso e Ganna

Una stagione con i fiocchi per i corridori italiani. Se le squadre italiane latitano, a parte belle realtà come Eolo-Kometa e Androni Giocattoli, i corridori italiani hanno fatto la voce grossa in questa stagione. Prendiamo Filippo Ganna per esempio. Tralasciando i meravigliosi risultati sulla pista, anche su strada ha fatto qualcosa di importante. Vincendo ben 6 gare, di cui 5 cronometro. Sì perché il verbanese ha anche conquistato una tappa dell'Étoile de Bessèges, facendosi 150 km di fuga. Nel conto delle vittorie anche le due crono del Giro, battendo il record di Moser. Sono 5 le crono consecutive vinte al Giro d'Italia, Moser si era 'fermato' a 4. E poi quella del Mondiale, confermandosi campione del mondo per il secondo anno consecutivo. Dici niente...
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E che dire di Damiano Caruso che ha avuto la sua migliore stagione della carriera. Partito ancora una volta per fare il gregario di Landa, ha sfruttato alla grande l'infortunio del basco per provarci in solitaria. Al Giro d'Italia ha dato il meglio di sé, ed è stato fenomenale visto che è stato l'unico a tenere testa a Egan Bernal. E c'erano altri ad ambire al secondo gradino del podio, ma è stato il ragusano a conquistare il 2° posto in classifica generale. Negli ultimi 10 anni solo altri due corridori italiani erano riusciti a salire sul podio: Nibali e Aru. Non solo la classifica, perché Caruso ha vinto anche la bellissima tappa di Alpe Motta, mettendo proprio in discussione la rosa di Bernal, dopo un fantastico gioco di squadra con Pello Bilbao. E poi ancora un'altra impresa, alla Vuelta nella tappa dell'Alto de Velefique. Un vero campione.

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E non potevamo tralasciare Sonny Colbrelli, un autentico fenomeno che ha trovato la sua maturità a 31 anni. E che stagione. Oltre alle tappe al Romandia, al Giro del Delfinato, al Benelux Tour (con tanto di classifica generale), ha messo nel palmarès i campionati italiani di Imola e i campionati europei, battendo a Trento un certo Evenepoel. Il vero capolavoro è stato nella Parigi-Roubaix, con il successo nel Velodromo davanti a Florian Vermeersch e allo spauracchio van der Poel. Mentre van Aert non era neanche riuscito a rispondere al suo attacco. Era dal 1999 (Andrea Tafi) che un italiano non vinceva a Roubaix, Sonny ha invertito la tendenza e si è meritato la nomination al Vélo d'Or.

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PS: ...E comunque, parlando di italiani, non possiamo neanche dimenticarci di un certo Lorenzo Fortunato, una delle sorprese di questa stagione. Il corridore della Eolo Kometa, al debutto al Giro, ha vinto il mitico tappone dello Zoncolan ed è stato l'uomo di classifica della squadra italo-ungherese-spagnola (16°). Fortunato non è stato un fulmine di passaggio, con il bolognese che ha conquistato poi una tappa dell'Adriatica Ionica Race (quella del Monte Grappa) più la classifica generale. Speriamo sia lui il futuro dell'Italia nel ciclismo.
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Voto 9 a... Roglic, van Aert e al Campione del mondo

Stagione super anche per i due corridori della Jumbo Visma. Primoz Roglic si è confermato animale da Grandi Giri, vincendo la sua terza Vuelta consecutiva. Era dal 2005 che un corridore non faceva tris (Roberto Heras). Vuelta in cui ha conquistato anche 4 frazioni, portandosi così a 15 tappe vinte nei Grandi Giri, 'pareggiando' corridori come Nibali e Froome. Peccato per la debacle del Tour - dovendosi ritirare a causa di una caduta - perché alla vigilia sembrava essere l'unico a poter ostacolare Pogacar. Si è comunque portato a casa tre tappe della Parigi-Nizza, una del Giro dei Paesi Baschi (con classifica generale, dove ha battuto Pogacar), il Giro dell'Emilia, la Milano-Torino e, soprattutto, la medaglia d'oro nella cronometro alle Olimpiadi di Tokyo. Tantissima roba.

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Che dire di Wout van Aert, un altro che ha toccato record che non si facevano da anni. E dire che la sua stagione era partita con alti e bassi. Aveva sì vinto Gent-Wevelgem e Amstel Gold Race, e dici niente, ma era stato sverniciato alla Freccia del Brabante e non era stato in partita per vincere il Giro delle Fiandre. Poco male, è andato al Tour per dare spettacolo e l'ha fatto, ad esempio nella tappa di Le Creusot, quando parte a 206 km dal traguardo insieme al suo amico-nemico van der Poel. Avete capito bene, 206 km di fuga. Poi vince una tappa di montagna, quella del doppio passaggio sul Mont Ventoux, una a cronometro e una in volata. Ma non volata ristretta, lo sprint di gruppo classico degli Champs-Élysées, battendo la maglia verde Cavendish. Tre tappe su territori diversi: gli ultimi due a vincere una frazione di montagna, una crono e una volata di gruppo erano stati Bernard Hinault (1979) e Eddy Merckx (1974).
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E poi c'è un certo Alaphilippe. Se calcolassimo una sola prova, sarebbe 10 e lode al francese che scalzerebbe anche Pogacar. Considerando tutta la stagione è comunque un 9 pieno, nonostante nel suo 2021 abbia portato a casa 'solo' 4 vittorie. Un po' poche, considerando la forza del corridore della Deceuninck Quick Step, ma tutte di prestigio. Una tappa alla Tirreno-Adriatico, una Freccia Vallone con la rimonta su Roglic e la prima tappa del Tour de France, dove ha conquistato per il terzo anno consecutivo la maglia gialla (almeno per un giorno). Senza contare quanto sia stato utile per i suoi compagni: vi ricordate al Tour il lavoro che faceva per Cavendish? Poi il capolavoro del Mondiale, che vale un'intera stagione. Lui era il campione in carica, avevo il dorsale n° 1, lui era l'avversario da battere, l'uomo da marcare. Ma questo Alaphilippe non lo sapeva: ha preso, se n'è andato e ha vinto per il secondo anno di fila...

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Voto 8 a... Cavendish e Jakobsen

Sembravano due velocisti ormai... Andati. Mark Cavendish un po' per motivi anagrafici, considerando che non vinceva da ben 3 anni e che, se non fosse stata per la chiamata in extremis della Deceuninck Quick Step, si sarebbe ritirato nel 2020. Invece, Cannoball ha dimostrato di poter vincere ancora. Dopo il poker al Giro di Turchia, ha vinto una tappa del Giro del Belgio contro tutti i velocisti più forti del momento. Si è guadagnato la chiamata al Tour, a scapito di Sam Bennett rimasto a casa, e ha sbaragliato la concorrenza. Ha vinto la bellezza di 4 tappe in volata, quattro, raggiungendo così Eddy Merckx per numero di vittorie in carriera al Tour (34). Un record. Non solo, si è portato a casa la maglia verde della classifica a punti che, prima di questa stagione, aveva conquistato solo una volta in carriera (2011).
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E Jakobsen aveva quasi perso la vita nel 2020 in quello scontro con Groenewegen. Già rivederlo in bici era stato un mezzo miracolo ma, allo stesso Giro di Turchia, ci sembrava comunque ormai lontano parente del velocista dominante che avevamo apprezzato. Al Tour de Wallonie la svolta: due successi di tappa, proprio sulle strade in cui ha incrociato di nuovo Groenewegen. Poi la chiamata alla Vuelta e lì ha conquistato, con un po' di sorpresa, tre tappe, vincendo inoltre la classifica a punti. La Deceuninck Quick Step ha fatto un miracolo con i suoi velocisti.

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Voto 7 a... Van der Poel, Carapaz e Bernal

Tra i voti alti non possiamo, appunto, tralasciare Mathieu van der Poel. Uno che se non vince, regala comunque spettacolo, come successo all'ultima Parigi-Roubaix. Niente Monumento quest'anno per lui, e una sola Classica vinta: la Strade Bianche ad inizio stagione. Tanta roba sì, ma poi non è stato in partita per la Milano-Sanremo ed è stato schiacciato da Asgreen alla Saxo Bank Classic e nel Giro delle Fiandre, per poi non fare neanche l'Amstel Gold Race di cui era detentore. Al Tour de France, però, ci ha regalato la miglior prima settimana di sempre. Conquista subito la tappa del Mûr-de-Bretagne e indossa la maglia gialla che nonno Poulidor non aveva mai indossato. La porta in spalla per 6 giorni, fino a lasciarla nella frazione di Le Grand-Bornand, il primo tappone di salita. Poco male, in compagnia di van Aert, han dato il là alla fuga più lunga del secolo e ha fatto una cronometro fantastica, difendendo la gialla da Pogacar. Poi si ritira per preparare l'Olimpiade, ma nella prova di MTB finisce a terra. Stagione finita? No, riesce a tornare vincendo subito l'Antwerp Port Epic. Purtroppo per lui niente Roubaix, c'era un certo Sonny...
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Ineos Grenadiers che non ha convinto tantissimo in questa stagione, specialmente nei Grandi Giri. A parte il Giro d'Italia, ovviamente, dove ha dominato con Egan Bernal. Il colombiano ha vinto due tappe: a Campo Felice e a Cortina d'Ampezzo, con due numeri da fuoriclasse. Nella stagione, però, ha corso poco e non sono arrivati altri risultati di rilievo. Ha fatto la Vuelta, senza però competere fino in fondo per il podio. Era comunque la stagione del rientro dopo i problemi alla schiena avuti nel 2020. In fondo, è andata benissimo così.

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Chi è riuscito a salire sul podio è stato anche Carapaz, al Tour, ma il 3° posto dietro a Pogacar e Vingegaard non l'ha soddisfatto più di tanto. Distrutto da Pogacar, anche Vingegaard è andato più forte di lui. Perché il 7? Beh, non dimentichiamoci però del numero fatto a Tokyo. Primo sudamericano di sempre - nel ciclismo su strada - a conquistare una medaglia d'oro. Chapeau!

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Voto 6 a... Enric Mas

È stata una stagione da dottor Jekyll e Mister Mas. Se è vero che il corridore delle Baleari è stato l'unico a tenere testa a Roglic alla Vuelta, è altrettanto vero che nella stagione Mas aveva un po' deluso. Non riesce a far classifica al Tour de la Provence, alla Volta a Catalunya, così come al Giro dei Paesi Baschi e al Giro del Delfinato. Perde una Volta Valenciana già vinta... E anche al Tour non va tanto meglio. L'inizio non è dei migliori, salvo poi risollevarsi nel finale con un 4° posto a Luz Ardiden e un 6° posto nella generale. Beh sai un 6° posto... Mica tanto, considerando gli 11'43'' da Pogacar e, comunque, i 4' netti di distacco dal podio. Non il massimo per il volto del futuro della Movistar. A fine stagione la redenzione, con una Vuelta corsa quasi ai limite della perfezione dove, dicevamo, è stato l'unico a provare a mettere in difficoltà Roglic. Con un 2° posto finale che fa ben sperare. Serve ancora un salto di qualità per diventare uno dei migliori.

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Voto 5 a... Vincenzo Nibali

Non è stata la miglior stagione di Vincenzo Nibali anche se, è doveroso dirlo, non è stato neanche tanto fortunato. Quell'infortunio due settimane prima del Giro lo ha rallentato e parecchio ma, in generale, ha dato la sensazione di non poter più vincere un Grande Giro. E neanche di fare podio. Lui comunque ci ha messo la buona volontà, anche se tra UAE Tour, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo, Laigueglia, Industria & Artigianato, porta a casa solo qualche piazzamento, e neanche di primo piano. Al Giro d'Italia non riesce a sfondare, poi ci prova col Tour almeno per migliorare la condizione in vista della Olimpiade. Ma anche lì il risultato è negativo. Si apprestava alla seconda stagione consecutiva senza vittorie ma, nella sua Sicilia, è arrivata finalmente una vittoria che mancava da tantissimo tempo. Arriva 1° a Mascali, nell'ultima tappa del Giro di Sicilia, frazione che gli permette di conquistare anche la generale scavalcando Valverde. Non una vittoria di primo livello, ma comunque una vittoria per togliere quello 0 che durava da più di due anni. Bisogna ripartire da qui, sperando di ritrovare il sorriso l'anno prossimo all'Astana.

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Voto 4 a... Arnaud Démare

Un altro che ha deluso è sicuramente Arnaud Démare. Nel 2020 aveva collezionato 14 vittorie, risultando essere il corridore con più successi della stagione (anche più di Roglic e van Aert). Nel 2021 non ha raccolto poco in termini numerici (comunque 9 vittorie), ma tutte in gare di secondo piano. Nella stagione precedente era stato il più forte dei velocisti, quest'anno non è mai stato in partita per vincere una tappa al Tour (dove è finito addirittura fuori tempo massimo) o una tappa alla Vuelta. Un calo clamoroso. Anche lui, come Nibali, ha finito la stagione almeno con un successo: una Parigi-Tours per non buttare tutto di questo 2021.

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Voto 3 a... Fuglsang

Non parliamo poi di Fuglsang. Ormai avevamo capito che il danese non era fatto per vincere un Grande Giro, poi con il passare degli anni... Ma il corridore dell'Astana conta comumque nel suo palmarès un Giro di Lombardia (conquistato nel 2020) e una Liegi-Bastogne-Liegi, oltre a tappe alla Vuelta, alla Tirreno-Adriatico, al Giro del Delfinato. Ma, nel 2021, chiude con un bel 0 alla casella vittorie, senza riuscire ad essere mai performante. 9° alla Strade Bianche, male alla Tirreno, male al Giro dei Paesi Baschi, invisibile nelle Classiche, fino ad un Tour de France sottotono, dove si ritira prima dell'ultima tappa. Una stagione da dimenticare.

Voto 2 a... Geoghegan Hart e Hindley. Qualcuno li ha visti?

È stata la sorpresa del 2020 con quel Giro d'Italia vinto in maglia Ineos Grenadiers, sostituendo nella leadership Geraint Thomas. Vincere un Grande Giro a sorpresa, non vuol dire averlo vinto a caso, e lo aspettavamo per le conferme in questo 2021. Il corridore britannico, però, non ha mai brillato, ma neanche lontanamente. Non finisce la Parigi-Nizza, non finisce il Giro dei Paesi Baschi, fa appena 10° al Giro del Delfinato, mentre al Tour de France riesce a fare solo il gregario di Carapaz, senza brillare neanche in quella veste. Anche nel finale di stagione non ha sussulti con - addirittura - un 54° posto al Giro della Polonia. Conclude la stagione in Italia con Giro della Toscana, Coppa Sabatini, Memorial Marco Pantani, Giro dell'Emilia, Tre Valle Varesine, Milano-Torino e Lombardia. Ma il massimo che riesce a fare è un 9° posto a Cesenatico. Un po' poco per chi ha vinto il Giro d'Italia. Speriamo Geoghegan Hart si rifaccia vedere nel 2022, perché quest'anno non l'abbiamo proprio visto.
E non ha brillato neanche Jai Hindley, colui che aveva perso - per i secondi della cronometro - il Giro da Geoghegan Hart un anno fa. Anche l'australiano era atteso al varco, anche lui - forse - non è riuscito a rispondere alle attese e alle pressioni. Mai in partita per vincere qualcosa: al Giro di quest'anno si ritira prima del tempo, alla Vuelta non viene neanche convocato per le cattive prestazioni delle settimane precedenti.

Geoghegan Hart-Hindley, da gregari a star del Giro

Voto 1 a... Al caso Miguel Ángel López

Riuscire a fare una stagione (quasi) ottima e poi rovinare tutto? Beh, in questo, Miguel Ángel López è maestro, così come la Movistar. Il colombiano comincia la sua stagione in ritardo, ma mette in fila la vittoria nella generale della Vuelta a Andalusia (con il tappone del Puerto de Onsares), la vittoria nella Mont Ventoux Challenge e un buon 6° posto al Giro del Delfinato. È un Miguel Ángel López che ha finalmente trovato la sua strada? Purtroppo non ne abbiamo la conferma al Tour, che chiude malissimo a causa di una caduta. Ci riprova alla Vuelta e lì va alla grande. Aiuta Enric Mas, scelto come capitano dalla Movistar, ma riesce a far classifica per sé e il 3° posto provvisorio sarebbe un gran colpo. La Movistar ne piazza due, la Ineos nessuno né con Adam Yates né con Bernal. Tanta roba. Vince la tappa regina della Vuelta, quella dell'Altu d'El Gamoniteiru, essendo praticamente il solo corridore di classifica a fare meglio - per una volta - di Roglic. Il posto sul podio è assicurato ma... Entra in gioco il 'casino Movistar'. Nella penultima frazione si stacca, può e vuole rientrare, ma la sua squadra gli dice di no. Con lui c'è anche Bernal e la Movistar non vuole che il corridore della Ineos rientri sul gruppo Mas. Scelta molto discutibile della squadra che tarpa le ali al proprio corridore, poi lui ci mette del suo andando via di testa. La Movistar non vuole che rientri? Lui si ferma e si ritira dalla Vuelta, lasciando così ogni velleità di salire sul podio. Qualche giorno dopo arriva anche la risoluzione del contratto con MA López che resta senza squadra. Che figuraccia del colombiano e della Movistar.

Lopez vince la tappa regina: rivivi l'arrivo sull'Alto de Gamoniteiru

Voto 0 a... Ai tifosi che mettono in pericolo i corridori

Nel 2020 abbiamo sofferto nel vedere un ciclismo senza tifosi, ma nel 2021 siamo tornati ad una simil normalità. Purtroppo non tutte le corse si sono disputate e, in alcune parti del mondo, i tifosi sono rimasti a guardare le gare in tv. Detto questo, però, occhio a non essere troppo scalmanati, perché una giornata di festa si può sempre trasformare in tragedia. Sono innumerevoli i danni causati dalla signora che, con un cartello dedicato a nonna e nonno, ha creato un effetto domino con più di 100 corridori al Tour. Qualcuno si è dovuto ritirare, altri sono rimasti in corsa, ma già in quella tappa avevano compromesso il loro Tour. Chi li ripaga per aver buttato tutto alle ortiche? Anche al Giro abbiamo avuto un caso di un 'tifoso' strampalato che ha rischiato di creare danni. Eravamo sullo Zoncolan, con Lorenzo Fortunato e Tratnik a giocarsi il mitico tappone. E questo che si aggirava a dare spintoni, prima di essere 'catturato' da Gilberto Simoni e dai suoi. Roba da matti. Le sfere alte devono pensare alla sicurezza dei corridori e fare qualcosa in questo senso...

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