Partiamo dal reportage sul doping meccanico Moteur, ça tourne, realizzato da France 2 e ripreso in anteprima da Marco Bonarrigo del 'Corriere della Sera'. Il documentario francese mostra le prime immagini di presunti motori meccanici, nascosti all'interno delle bici durante una corsa professionistica, la Strade Bianche dello scorso marzo, e rilevati da telecamere termiche in moto o a bordo strada. Puntati su alcuni telai, questi visori hanno rilevato una sostanziale differenza di temperatura tra le bici e uno scarto di calore prodotto da un sospetto motore, al lavoro fra i 40 e i 200 watt. «Qui è più caldo che nell’altra bicicletta, nello stesso punto, alla stessa temperatura e alla stessa velocità», commenta l'ingegnere termico Fabrice Kecili che lavora presso la Flir France, la più grande casa di produzione di telecamere termiche di derivazione militare: «Senza bidogno di essere dei fisici, questa flessione di temperatura richiederebbe un'ispezione materiale», osserva Kecili visualizzando le immagini.

Il caso della Strade Bianche

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I rilevamenti termici del video sono stati fatti "di nascosto" il 5 marzo 2016 alla Strade Bianche vinta da Fabian Cancellara, e il giorno successivo alla Granfondo Strade Bianche, riservata a semiprofessionisti e amatori. Nel primo caso, non sono state riscontrate fonti di calore incerte sopra le pedaliere, ma una sospetta variazione di temperatura nel mozzo della ruota posteriore, dove possono essere innestati piccoli (e costosissimi) motori a induzione magnetica, alimentati da batterie al litio situate a loro volta nel carro del telaio. Nel corso della Granfondo invece, si nota la presenza di fonti di calore sopra il movimento centrale, nella parte più bassa del tubo verticale: supposti motorini di “pedalata assistita” meno cari e fissati a incastro nel piantone tramite sottosella. L’Union Cycliste Internationale è stata avvisata di queste anomalie, ma i controlli sono stati fatti solo sul peso delle bici - come conferma Jean-Pierre Verdy, storico direttore dell’Agenzia francese antidoping - senza verificare la tara specifica delle ruote posteriori o delle pedaliere. France Télé-visions ha allora interpellato il presidente dell'UCI Brian Cookson, le cui mimesi facciali mentre guarda le immagini sono perfino più eloquenti delle sue parole:
Quello che ho visto è interessante. Se le telecamere termiche si rivelassero utili per smascherare chi bara, le utilizzeremo. Ma resto convinto che i nostri sistemi per trovare i motorini siano molto affidabili.

La minore efficacia del teslametro

Fatto sta che i federali preposti alle ispezioni s'aggirano per i villaggi di partenza con un tablet per verificare la presenza, fra le bici sui tetti delle ammiraglie, di motori spenti. Usano apparecchi chiamati teslametri, che non possono garantire la stessa attendibilità dei visori termici per la natura sfuggente del campo magnetico. Così alla Parigi-Roubaix l’UCI ha controllato, mediante 3 ispettori, 196 telai ma non, e giusto per fare un esempio, quello del vincitore Mathew Hayman e di molti altri top-riders al traguardo del Velodrome. Eppure un mese prima, fra la Strade Bianche e la Settimana Internazionale di Coppi e Bartali (vinta a Riccione dal russo Sergey Firsanov) sono state individuate tramite telecamere termiche - camuffate da attrezzature di ripresa del canale pubblico France Télévisions - 7 bici sospette di cui 5 con un possibile motorino di spinta sui pedali nel movimento centrale, e 2 probabili apparecchi situati nel pacco pignoni di trazione posteriore.
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Le telecamere termiche

Ci voleva tanto per arrivare alle telecamere termiche? Perché non siano utilizzate per rilevare i motori nelle bici è un mistero
Il due volte campione del mondo e vincitore del Giro nel 1990, Gianni Bugno, oggi presidente dell’Associazione mondiale corridori, commenta così per il “Corriere della Sera' il reportage di France 2: «Io le uso tutti i giorni in elicottero per diagnosticare i malfunzionamenti sulle linee dell’alta tensione. Sono efficacissime e ultra precise. L’UCI deve utilizzarle in corsa, e poi smontare le bici degli atleti sospetti, perché i rilevatori di campo magnetico (i taslametri, ovvero tablet muniti di antenna di amplificazione del segnale e applicazione di rilevazione, ndr) sono molto meno efficaci». Scanner che di fatto, a onor di cronaca e dell'Union Cycliste Internationale, hanno permesso di scoprire il primo caso di “bici truccata a motore”, incastrando la ciclista belga Femke van den Driessche agli ultimi Mondiali di ciclocross.

Femke Van den Driessche races during the women's U23 race at the world championships cyclocross

Credit Foto AFP

Per i migliori chiarimenti, France Télé-visions ha interpellato Alessandro Bartoli, che produce nel suo laboratorio di Empoli quattro bici a settimana, del valore di 10mila euro ciascuna, con un propulsore cilindrico da 200 watt (non modulabile) nel tubo obliquo. Brevettato in Austria nel 2014, «Ai clienti spiego che l’uso in corsa è vietato - dice Bartoli - poi ognuno risponderà alla sua coscienza». Testandolo sulla salita di San Baronto, le camere termiche hanno individuato macchie che si accendono in salita e si spengono in discesa sul movimento centrale, diverse dalle tracce arancioni meno intense e più concentrate del rilevamento “Strade Bianche”.

I motori a induzione magnetica

Infine, il reportage francese da Budapest, nel laboratorio Bike Express dell'ingegnere Istvan Varjas, costruttore dei motori a induzione magnetica di ultima generazione, derivati del modellismo tedesco, silenziati e grandi appena 5 centimetri, con una potenza modulabile fino a 250 watt (!). Possono generare trazione anteriore nel movimento centrale, o posteriore dal pacco pignoni. Dulcis in fundo, ça va sans dire, la leggendaria ruota magnetica: un cerchio in carbonio con inserite all'interno placche al neodimio, generate da un ponte magnetico a spire nascosto nel canotto della sella o nel carro posteriore, all'altezza dei freni. La ruota a elettrodi - pilotata tramite cardiofrequenzimetro o a distanza, mediante telecomandi bluetooth o applicazioni smartphone - permette di guadagnare fino a 60 watt e costa più di 50mila euro. Varjas esamina i filmati di France 2 con occhio molto attento e forse un po' preoccupato, confermando la stranezza delle rilevazioni termiche effettuate nella due giorni delle Strade Bianche: ha fama di santone del doping meccanico e pertanto sarà bene crederci... Prima di fugare ogni ragionevole sospetto.
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