Elia Viviani è finalmente tornato al successo al GP de Cholet in quella che a tutti gli effetti era diventata un’attesa lunghissima. 554 giorni di digiuno che già fanno salire l’appetito e una voglia pazzesca di tornare ad alzare le braccia al cielo dopo quanto successo ad inizio anno con un’anomalia cardiaca che lo aveva quasi messo ai box.
La Gazzetta dello Sport ha intervistato Viviani proprio dopo il trionfo di Cholet, dalla liberazione per la vittoria in Francia ai momenti bui di gennaio.
"Quando mi hanno detto che avevo bisogno di un intervento ho pensato che il peggio era passato. Finalmente avevano scoperto quale era il problema al cuore e si poteva porre rimedio. La paura l’ho avuta qualche giorno prima, quando ho visto i miei battiti cardiaci salire vertiginosamente: per una ventina di secondi erano arrivati a 227. Poi mi sono messo nella mani del dottor Roberto Corsetti che, dopo gli esami, mi ha subito tranquillizzato. E di lui, che mi segue da sempre, mi fido ciecamente"
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Una rinascita che conferma la buona condizione 2021, anche post intervento, di Elia Viviani e che ferma un lungo periodo senza vittorie: "Al di là del valore tecnico della corsa di Cholet, che chiaramente non vale una classica, è importante perché siamo tutti più sereni: io, i miei compagni, lo staff. Bisogna ripartire da qui"
A Tokyo voglio ripetere l’oro del 2016 nell’Omnium poi farò l’americana e spero l’inseguimento a squadre. Sono il 5° uomo adesso e il posto me lo devo giustamente guadagnare
E che Cholet sia solo un punto di partenza per questa stagione che è diventata “anno Olimpico” e Viviani è uno che con i Giochi ha un feeling importante…
"Voglio ripetere l’oro del 2016 mi sono già rimesso sotto. Ho fatto degli stage di 3-4 giorni a Montichiari a dicembre e prima della Tirreno-Adriatico. E ne ho in programma un altro ad aprile. Poi a fine Giro tireremo le somme. A Tokyo Farò l’americana e spero il quartetto trainato da Filippo Ganna di cui al momento sono il 5° uomo. Ma se dovessi andare bene dovrei esserci: mi devo guadagnare il posto, giustamente"
Dall’Italia del Giochi, al movimento azzurro in generale, Elia Viviani fa il punto della situazione sullo stato di salute del ciclismo italiano sempre a La Gazzetta dello Sport: "Paghiamo il fatto di non avere un fenomeno che traini il movimento. Una volta c’era Sagan, ora ce ne sono cinque o sei e purtroppo nessuno dei nostri. Anche non avere squadre italiane nel World Tour pesa. Abbiamo d.s., preparatori, medici, corridori in tutte le migliori squadre del mondo, quindi il materiale c’è. Manca un grosso investitore, tipo Jumbo o Ineos per restare nel nostro mondo, che creda nel ritorno di immagine del ciclismo. E poi forse c’è un problema a livello giovanile, nel passaggio dalle Under 23 al professionismo. Probabilmente ci vorrebbe una selezione più “spietata”, anche se è vero che uno deve avere il tempo di maturare. Ma al giorno d’oggi è cambiato tutto: i neo professionisti sono già pronti a vincere, mentre ai miei tempi, dieci anni fa, un giovane faceva una stagione o due per cercare di capire la sua dimensione. Il tempo va veloce"

Hurrà Elia Viviani! Torna a vincere 554 giorni dopo

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