Danilo Di Luca è stato senza ombra di dubbio uno dei talenti più cristallini del nostro ciclismo, prima di incappare e lasciarsi travolgere dalla vicenda doping. Il Killer di Spoltore può vantare in bacheca una Freccia Vallone, un’Amstel, una Liegi, un Giro di Lombardia, un Giro d’Italia ma anche tre squalifiche in sei anni.

Danilo di Luca

Credit Foto Eurosport

Giro d'Italia
Nibali secco: "É stata una stagionaccia"
18 MINUTI FA

Oggi Danilo Di Luca gestisce un negozio di bici a Pescara. L’ex ciclista in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha ripetuto ancora una volta la sua versione su alcune fasi delicate della sua vita sportiva:

All’epoca tutti facevano quello che bisognava fare per vincere. Nel mio ciclismo era impossibile riuscirci senza doping: se volevi risultati, dovevi adeguarti o mollare tutto.

"E io volevo vincere, a qualunque costo, fin da bambino - prosegue - Triste, tristissimo ma era così. Oggi è cambiato tutto, per fortuna. Non posso dire che l’Epo facesse bene, ma c’era modo e modo di assumerla: se ti facevi il giusto, non rischiavi. Chi esagerava o faceva le trasfusioni da solo si giocava la vita: di esempi ce ne sono fin troppi. Vincevo perché ero il più forte. Se nessuno di noi si fosse dopato, avrei vinto lo stesso come avrebbe vinto Pantani, un fenomeno molto più forte di me: bastava vederlo pedalare per capire“.

salvatore.serio@oasport.it

"Tour 360", tappa 17: Superman Lopez pittore di imprese, super giallo Roglic

Giro d'Italia
Tutte le classifiche dopo la 18a tappa del Giro
UN' ORA FA
Giro d'Italia
Anche Kelderman si stacca sullo Stelvio: è il Giro dei giovani. Gli highlights
UN' ORA FA