Da gregario di Geraint Thomas a vincitore del Giro d'Italia. Neanche Geoghegan Hart se lo sarebbe mai aspettato, anche perché l'ultimo Giro era partito bene per il gallese che aveva fatto segnare il miglior tempo tra i big nella cronometro di Palermo. La sfida era stata lanciata, ma una borraccia nefasta ha rovinato i piani della Ineos Grenadiers durante la tappa dell'Etna. Thomas ci è finito contro durante i km di trasferimento di quella frazione, andando a terra e rimediando una brutta frattura al bacino. Risultato, addio al Giro d'Italia.

La Ineos è andata così all'attacco con i vari Puccio, Castroviejo, ha vinto una tappa con Filippo Ganna e una con Jhonatan Narváez. Poi è toccato a Geoghegan Hart che ha vinto la tappa di Piancavallo e la tappa del Sestriere, ritrovandosi così appaiato a Hindley (altro gregario allo start del Giro) alla cronometro finale di Milano. Lì Geoghegan Hart ha vinto il Giro, senza mai indossare la maglia rosa per tutte le tre settimane.

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Cosa è successo a Geraint Thomas?

Geraint Thomas è caduto nella fase di trasferimento della tappa dell'Etna, proprio accanto a noi e per 5-6 minuti gli siamo stati vicini per capire cosa fosse successo. Lui non parlava, stava zitto per il dolore. Non avevamo idea di come fosse successo e solo più tardi abbiamo capito. Era finito contro una borraccia lanciata da un corridore. E dire che eravamo partiti così bene con la vittoria di Filippo Ganna nella prima tappa e l'ottimo tempo di Geraint Thomas. Ma c'era stata questa caduta...

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E come vi siete organizzata dopo il ritiro di Thomas?

Dopo quanto successo a 'G', in un modo o nell'altro dovevamo rientrare nella partita. Abbiamo pensato a come vincere delle tappe. Io ci avrei provato nell'ultima settimana perché, fisiologicamente, avrei avuto più possibilità di vincere qualcosa grazie al percorso

Il soprannome Goganga?

Mi hanno chiamato così sulla tv italiana (lo ha fatto Riccardo Magrini su Eurosport). Cercavano di pronunciare il mio cognome e alla fine hanno detto Goganga. Ho cominciato a sentirlo durante le tappe con il pubblico che mi gridava 'Goganga', 'Goganga'. Erano tutti eccitati, con una vera enfasi nel pronunciare l'ultima A

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La tua vita è cambiata dopo il Giro?

Devo dire che non c'era una presenza massiccio dei media al Giro, certamente dei media britannici. So che c'erano problemi logistici, ma in generale sento che i media mainstream parlano di ciclismo solo quando c'è un grande nome che vince. Mi sono sentito davvero strano per la mancanza di attenzione su Simon Yates quando vinse la Vuelta. E adesso? Sono ambizioso e ovviamente non voglio che questa sia l'unica vittoria per me in un Grande Giro. Ma in questo sport le cose cambiano e le opportunità vanno e vengono

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Va via Froome, la Ineos punta quindi sui giovani?

Non credo che ci sia una campagna di ringiovanimento. Non è una cosa da Ineos perché siamo un gruppo ampio. Certo, non ci sono molti corridori, oggigiorno competitivi, per una classifica generale che hanno più di 28-29 anni. Posso dire che per me è un privilegio essere in questa squadra. Tanti corridori vorrebbero essere in questa squadra

SU CHI DOVRÀ PUNTARE LA INEOS?

Come avere una leadership in una squadra come la Ineos?

Non ho avuto problemi a mostrare la mia leadership. Sono sicuro che qualcuno dirà che sono stato fortunato, perché avevamo un bel gruppo di ragazzi che conoscevo da tempo, stavamo vincendo delle tappe e ci siamo ritrovati lì a competere per il Giro. La verità è che ogni volta che avevo la mia forma migliore, coincideva con quella di un mio compagno di squadra che ha poi vinto quella corsa. Ho fatto parte di quella vittoria e non c'è niente che mi sia piaciuto di più. La cosa importante è che vinca la squadra

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Poi una battuta sul lockdown

Quello che ho visto in Spagna, in Italia e in Francia è stato spaventoso. Bloccare le persone nelle loro case e vietare loro di fare esercizio... Perché per me, correre da solo, in spazi aperti, avere aria fresca, è ciò di cui gli esseri umani hanno bisogno più di ogni altra cosa

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