Un altro show, un'altra lezione. Egan Bernal è incontenibile e, per la quarta volta in questo Giro d'Italia, ha staccato tutti gli avversari. Avevamo visto qualcosa a Sestola e a San Giacomo, ma in quei casi c'erano ancora i big al suo fianco. Da Campo Felice in poi, ha fatto il vuoto. Vittoria e maglia rosa nella prima tappa dello sterrato, disastri e tutti staccati a Montalcino nella seconda frazione dello sterrato, poi attacchi importanti sullo Zoncolan e sul Giau. Ora la classifica diventa proibitiva per molti e la sensazione è che Bernal abbia le mani sul Giro. Il primo degli inseguitori è uno stoico Damiano Caruso a 2'24'', ma gli altri "favoriti” si trovano più indietro. Hugh Carthy a 3'40'', Vlasov a 4'18'', Yates a 4'20'', Bardet a 5'02''. Di che cosa stiamo parlando? Nessuno di questi può ribaltare il Giro, neanche al meglio delle proprie possibilità. Bernal è di un'altra categoria.

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Giro d'Italia
Giro d'Italia: startlist, ritirati e squalificati dalla Giuria
08/05/2021 A 21:47

Bernal e il mal di schiena

Era il grande dubbio dell'inizio del Giro. Ma Bernal ce la farà? Avrà risolto i problemi alla schiena? Era partita bene la sua stagione con Tour de la Provence, Strade Bianche (3° alle spalle di van der Poel e Alaphilippe) e Tirreno-Adriatico (4° nella generale), ma poi all'improvviso si è fermato. Era tornato quel mal di schiena che lo aveva disturbato nel 2020. Avevano fatto paura quei 53 giorni di inattività. Bernal era tornato in Colombia, si era sì allenato, ma non aveva fatto più corse. Ancora il mal di schiena? Bernal è finito? Le condizioni del corridore della Ineos Grenadiers preoccupavano non poco, ma lui si è presentato più forte che mai nonostante il dolore. Quel mal di schiena rimane ed è per questo che le sue prestazioni sono ancora più importanti. Per superarlo, Bernal è costretto ad un lavoro specifico ogni mattina prima della partenza. Rulli, massaggi, esercizi di ginnastica posturale e altro per arrivare con la schiena “già in condizione” prima della tappa. La giornata del colombiano comincia molto prima ed è per questo che il suo Giro diventa ancora più clamoroso.
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Questo Bernal è più forte di quello del 2019

L'anno scorso ci fu il problema alla schiena e, sicuramente, ci fu anche un percorso di avvicinamento sbagliato ai grandi appuntamenti. Ok la pandemia e il blocco, ma Bernal si faceva 250 km di allenamento (quasi) tutti i giorni in salita. Basta vedere i dati su Strava. Il Bernal vero era quello del 2019, ma non aveva ancora raggiunto questo livello. È vero aveva vinto il Tour, ma contro Alaphilippe, poi sfinito nell'ultima tappa di montagna (prevedibile visto che Alaphilippe non è uno scalatore puro). Ma il colombiano era rimasto sempre lì, in attesa di piazzare il colpo vincente. Colpo che arrivò nella tappa di Tignes. Era bastata una sola fiammata, in un Tour dove Bernal viveva un po' nell'ombra di Geraint Thomas. Non lo diciamo in modo negativo, anzi a Bernal è servita quella esperienza con il gallese leader della squadra. Grazie all'aiuto di Thomas, infatti, il colombiano ha imparato come fare il capitano e come gestire la squadra. Insegnamenti che ha messo a frutto proprio nel corso di questa stagione, con la Ineos Grenadiers che risponde appieno ad ogni suo comando. Ganna, Narváez, Moscon, Puccio, Castroviejo e Daniel Martínez sono in simbiosi con Bernal e si vede che viaggiano tutti all'unisono. In questo Bernal è maturato molto, più che sull'aspetto tecnico. Poi è più forte anche da quel punto di vista, ma è una crescita che tutti ci aspettavamo.
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Bernal e quel paragone con Pantani: troppo presto

È un Bernal sempre all'attacco. Da Campo Felice ad oggi ci sono state quattro tappe di montagne e il colombiano ha attaccato quattro volte. Lasciandosi sempre alle spalle gli avversari. Un atteggiamento che ricorda i grandi cacciatori di qualche anno fa, uno su tutti Marco Pantani. Da sempre il colombiano è stato un po' accostato al Pirata, anche per quella sua vittoria ad Oropa alla Gran Piemonte del 2019, con tanto di invito di Mamma Tonina a Cesenatico. Beh il Bernal attaccante dà la sensazione di poter andare tanto lontano, ma per adesso stiamo calmi con i paragoni con Pantani. A dirlo è lo stesso corridore colombiano...
A bordo strada mi urlavano 'Pantani!', 'Pantani!'. Ma manca ancora tanto per paragonarmi a lui. Pantani è il ciclista più forte che c'è stato. Ho tanto rispetto per lui ed è l'unico corridore di cui ho una foto a casa mia. Non ho neanche le mie di foto. Siamo nati nello stesso giorno e per me è una cosa speciale. [Bernal dopo la tappa di Cortina]
Andiamoci piano quindi, anche se la stoffa c'è. Anche se vincere Giro e Tour nello stesso anno è una impresa che, difficilmente, si potrà compiere nel ciclismo moderno. Anzi, impossibile. Già quando c'era Pantani era ciclismo moderno rispetto alle imprese del passato e lui fu l'unico a riuscirci. Non c'è riuscito Contador, non ci riuscirà nessun altro.

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Solo il miglior Nibali avrebbe potuto sfidarlo

Guardando strettamente all'attualità, chi può battere Bernal? Nessuno, tra i corridori presenti al Giro d'Italia. Il miglior Simon Yates non è paragonabile a Bernal, il miglior Bardet non è paragonabile a Bernal. E così via. Si dirà, ma Yates non è al 100%, Bardet non è al 100%, Vlasov non è al 100%. Anche Bernal non lo è, è semplicemente di un'altra categoria rispetto ai suoi avversari. Guardando al passato, solo Vincenzo Nibali, il miglior Vincenzo Nibali avrebbe potuto sfidarlo. Quello del 2014 per intenderci. Perché Bernal è davvero un corridore di un'altra categoria. Se stava bene avrebbe dominato questo Giro, si dicevam ed è quello che sta facendo...
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