Sembra un giovedì come tanti, con il Giro d'Italia che comincia ad entrare sempre più nel vivo. Dopo una tappa durissima di sterrato, torna la montagna e si attende di conoscere il nome del portabandiera italiano alle prossime Olimpiadi di Tokyo. Paltrinieri, Egonu, circolano quei nomi lì. Poi d'un tratto si sparge una voce che ci coglie di sorpresa: Elia Viviani è il favorito per fare il portabandiera a Tokyo 2020. Ma davvero? Ebbene sì, prima delle 15 arriva l'annuncio ufficiale. Elia Viviani sarà il portabandiera della spedizione azzurra a Tokyo, in compagnia di Jessica Rossi (tira al volo). Per la prima volta, per l'Italia, c'è una coppia ad assumere questo ruolo. Per la prima volta è un ciclista a prendersi questa responsabilità per gli azzurri. Un segnale. Un'occasione, ma anche una responsabilità.

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Un'occasione di rinascita per Viviani

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità diceva un film. Elia Viviani è stato uno dei magnifici 7 ad aver conquistato la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio, ed è stato scelto dal Coni per portare in alto la bandiera italiana ai prossimi Giochi Olimpici. Una grande responsabilità, con Viviani che sarà quindi il volto della squadra azzurra una volta arrivati in Giappone. È anche una grande occasione per il corridore veronese. Sì, perché i tempi di Rio sembrano ormai andati. Parlando di ciclismo su strada, ha vinto solo una corsa negli ultimi 607 giorni. La Cholet-Pays de la Loire, non proprio una corsa di grido. Parlando di ciclismo su pista, dove Viviani conquistò l'oro, non vince dal 2019 quando si impose ai Campionati europei e alla Sei giorni di Londra (in coppia con Consonni). Una vita fa praticamente. C'è stato il covid, meno gare a disposizione, Viviani ha anche avuto un problema cardiaco con tanto di intervento di ablazione ad inizio 2021. Tante problematiche, tanti stop, poche soddisfazioni. Questo ruolo da portabandiera non potrà che fargli bene anche, e soprattutto, per il morale. Per provare a vincere al Giro d'Italia e per tornare ad essere performante anche sulla pista di Tokyo. Noi ce lo auguriamo.
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La scelta è andata su due persone che hanno un denominatore comune, due medaglie d’oro olimpiche e due sport che sono discipline che hanno portato quasi 100 medaglie al Paese e dal 1896 non avevano mai avuto un portabandiera alle Olimpiadi. Altri nomi? In molti sport non si sa ancora chi si qualifica, negli sport di squadra non si sanno ancora chi saranno i convocati e poi c’è il problema enorme delle date di arrivo e partenza per Tokyo. Viviani? Lui viene dopo Baldini, Bettini, la Bellutti e tanti altri. Si tratta di un riconoscimento bello e dovuto

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Che responsabilità, ma il ciclismo ha una grande occasione

Un'occasione importante per Viviani, ma è stato anche un segnale che il CONI ha voluto lanciare. Da tempo, da anni, si parla di pochi investimenti nel ciclismo. Di poco interesse a livello nazionale nel ciclismo. E, con questa scelta di Elia Viviani, c'è una sorta di riconoscimento del CONI verso questo sport. Una sorta di promessa che qualcosa cambierà già da prossimi mesi. Proprio parlando dello sport di Viviani, il ciclismo su pista, quante volte ci si è lamentati della mancanza di strutture adeguate per effettuare gli allenamenti e per ospitare gare internazionali? Dove sono i velodromi? Questo è un segnale che lo stesso ciclismo dovrà essere bravo a sfruttare, per strappare qualcosa di importante. La causa del ciclismo, proprio dopo questa nomina, sembra interessare ai vertici del Comitato Olimpico Nazionale anche grazie all'arrivo di Norma Gimondi, eletta alla giunta nazionale del CONI. La figlia del grande Felice lavorerà alacremente per portare le sfide del ciclismo, con la speranza di apportare novità positive. Insomma, con Viviani e Gimondi si torna a riassumere i crismi dello sport nazionale, dello sport di tutti. È un'occasione di crescita che il ciclismo non può non sfruttare.

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