Simon Yates non sembra un tipo che si scompone facilmente. L’aplomb da perfetto inglese quando pedala in salita non lo abbandona mai, né smorfie di fatica o tenacia sono così comuni sul suo volto. Eppure siamo sicuri che il Giro d’Italia smuova qualcosa in lui, una fiammella che brucia e lo stimola allo stesso modo. Da sabato 8 maggio, il britannico della Bike-Exchange rilancia le sue ambizioni per la corsa rosa, il teatro in cui abbiamo visto il meglio e il peggio della sua vita ciclistica nel giro di pochi giorni. Con i gradi di favorito numero uno, perché no, per provare a saldare vecchi conti.

Simon Yates, che botta. Arriva tutto solo: rivivi il finale

Simon – come Adam – non ha certo bisogno di presentazioni e incensate, eppure quando si fa la conta pare sempre vivere all’ombra di qualcun altro. Lui fa spallucce e pedala sornione in fondo al gruppo, lasciando che sia la strada a parlare. Stavolta, però, sembra diverso. Alla cronometro di Torino che battezza il Giro, l’uomo da Bury ha qualche faro in più ad illuminare la sua sagoma. Sarà che Egan Bernal e Remco Evenepoel, gente più pop di lui, si presentano al Giro in un fascio di incognite. Sarà che un italiano da corsa per la generale ahinoi – per il momento non si vede. Sarà che lui arriva con un Tour of the Alps vinto in scioltezza dopo il rodaggio a Catalunya e Tirreno-Adriatico. Sarà, infine, che al di là dell’epilogo amaro, in quel 2018 da Conquistatore ha fatto breccia in molti cuori.
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Simon Yates, Giro d'Italia

Credit Foto Imago

Sì, perché a quel Giro 101, onestamente, è stato una goduria per gli occhi. Dalla sfilata col compagno Esteban Chaves sull’Etna, nel giorno della prima maglia rosa, al successo a Campo Imperatore. Dal bis da finisseur a Osimo, all’assolo verso Sappada, con la concorrenza ancora annichilita, quasi impotente di fronte alla sua danza sui pedali. Padrone della corsa senza discussioni, poi le prime crepe e l’inferno sul Colle delle Finestre, salutando la maglia rosa dopo 13 tappe nel giorno in cui Chris Froome si siede al tavolo delle leggende. I dubbi sulla tenuta del corridore su una corsa di tre settimane che tornano prepotentemente di moda, mentre lui chiude quel Giro con un 21esimo posto finale che a guardare solo almanacchi e albi d’oro sarebbe sprofondato nell’oblio. Fortunatamente non è così e il successo alla Vuelta di tre mesi dopo, più di gestione che appariscente, smentiscono questa tesi.

Simon Yates nei Grandi Giri

Tour 2014ritirato
Tour 201589esimo
Vuelta 2016sesto
Tour 2017settimo
Vuelta 201744esimo
Giro 201821esimo
Vuelta 2018vincitore
Giro 2019ottavo
Tour 201949esimo
Giro 2020ritirato
Simon torna alla corsa rosa dopo il ritiro forzato dal Covid-19 nel 2020 e un ottavo posto nel 2019 che, quello sì, ebbe un retrogusto amaro. Il podio finale è l’obiettivo minimo e per raggiungerlo, il 28enne inglese avrà tutta la squadra votata a questo traguardo, con Tanel Kangert e Mikel Nieve come luogotenenti di fiducia ed esperienza quando la strada salirà. Il Giro decolla sabato, ma per Yates è iniziato già il 24 aprile, all’indomani del successo al Tour of the Alps. Da Riva del Garda, sede della frazione finale, alla ricognizione delle salite di Passo San Valentino (16 km all’8%) e Sega di Ala (11 km al 9,8%, con punte del 17%), momenti cruciali della 17esima tappa dell’imminente corsa rosa. Più o meno il punto in cui si fermò la sua cavalcata tre anni fa. E dove questa volta vuole tornare a sprigionare la sua insostenibile (per gli altri) leggerezza dell’essere.

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