A Sestola si festeggia. Non per la vittoria di tappa, bravo comunque a Dombrowski che vince la 4a frazione, lui che da giovane conquistò il Girobio nel 2012, il Giro d'Italia dei dilettanti. Ma noi godiamo per Alessandro De Marchi che, anche se è arrivato 2° alle spalle dell'americano dell'UAE, ha potuto gioire ed emozionarsi per aver conquistato la maglia rosa (la quarta tutta italiana di questo Giro). Dopo anni di sacrifici e tante azioni in fuga, non sempre andate a buon fine, finalmente il premio. Un premio alla carriera. Quella maglia rosa che tutti i bambini, quelli che vogliono diventare corridori un giorno, sognano di conquistare (guarda la classifica). Finalmente De Marchi c'è riuscito al suo 14° Grande Giro in carriera. Un sogno. E adesso? Fin quando il corridore della Israel potrà tenere il simbolo della vetta della classifica? Magari fino alla frazione di Campo Felice prima di un nuovo scontro tra big.

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Giro d'Italia
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L'inizio in pista e con l'Androni

Alessandro De Marchi è un passista-scalatore che però ha un'infarinatura importante che gli arriva dal ciclismo su pista. Il friulano, infatti, era un discreto pistard nei suoi primi anni di carriera, sia da dilettante che una volta diventato professionista. Sono i risultati a parlare: campione italiano nel 2007 nell'inseguimento a squadre con Cucinotta, Ermeti e Matteo Montaguti, titolo che conquistò anche nel 2010 insieme a Angelo Ciccone, Buttazzoni e Coladon. Campionati italiani in cui De Marchi vinse anche il titolo di inseguimento individuale. E poi ancora il titolo di inseguimento a squadre nel 2011 e poi nel 2012, quando in squadra oltre a Ciccone e Buttazzoni c'era anche un certo Elia Viviani.

Alessandro De Marchi, Elia Viviani, Angelo Ciccone e Marco Coledan nell'inseguimento a squadre - Campionati del Mondo 2010

Credit Foto Getty Images

Tutti successi arrivati quando era all'Androni Giocattoli che permetteva a De Marchi il “doppio impegno”. Proprio all'Androni è cresciuta la sua voglia di evadere, la sua voglia di scappare, la sua voglia di misurarsi contro se stesso senza stare in mezzo agli altri nel gruppo. Raccoglie poco in Androni, ma quella è sarà la base per il corridore che diventerà un giorno. Una grande scuola di ciclismo e di vita, come l'Androni sa essere spesso e volentieri.
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De Marchi: "La maglia rosa? Un sogno per noi italiani"

Le vittorie al Delfinato e alla Vuelta che facevano sperare

Nel 2013 c'è il suo passaggio in Cannondale, la stagione successiva arriva in BMC. Oltre agli svariati successi nelle cronometro a squadre, specialità di casa in BMC, De Marchi coglie subito un successo di prestigio al Giro del Delfinato 2013. Non una frazione da poco, visto che il "Rosso di Buja" staccò tutti nella frazione di Risoul. Prima la fuga da lontanissimo con altri corridori, poi l'azione decisiva sull'ultima salita. E da dietro provarono a rimontare, basta chiedere a Froome che voleva chiudere quel Delfinato con tappa e maglia. Conquistò solo la seconda. Il 2014 doveva essere l'anno del definitivo salto di qualità e possiamo dire che quel salto ci sia stato. De Marchi si è confermato ad alti livelli, con la vittoria nella classifica scalatori del Giro del Delfinato 2014 e una tappa alla Vuelta con il successo di Alcaudete.

Alessandro De Marchi - Vuelta 2014 - Cannondale

Credit Foto AFP

Peccato per non esserci riuscito al Tour, nonostante un tentativo nella frazione di Saint-Lary-Soulan dove ad imporsi fu Majka (De Marchi fece 5°). Nel 2015 vittoria sull'Alto Campoo, sempre alla Vuelta, nella nebbia, oltre alla cronosquadre iniziale; e nel 2018 il successo di Ribeira Sacra (terza tappa alla Vuelta per lui) e quello al Giro dell'Emilia. Tutto rigorosamente in fuga. Nella carriera ormai decennale di De Marchi manca però quel sigillo, una tappa al Giro o al Tour.

La maglia rosa al Giro: un nuovo inizio?

Quella tappa al Giro se la voleva prendere a Sestola. De Marchi ci credeva e arrivava a questo Giro in buona condizione, basta vedere quanto combinato al recente Tour of the Alps dove si è preso anche la classifica scalatori. È stato uno degli animatori della fuga iniziale e, grazie alla sua azione, Dombrowski è rientrato sul duo di testa Juul Jensen-Taaramäe. Anzi, lo statunitense dell'UAE Emirates ha sfruttato il lavoro di De Marchi per staccarlo proprio sulla parte finale del Colle del Passerino. Resta l'amarezza per l'occasione persa, ma De Marchi è felice così. Ha sì sfiorato una vittoria al Giro ma, ha conquistato almeno per un giorno la maglia rosa. Il sogno di ogni bambino che vuole fare il ciclista, ha aggiunto il Rosso di Buja al termine della tappa.

Alessandro De Marchi sul podio di Sestola - Giro d'Italia 2021

Credit Foto Getty Images

Questo è un nuovo inizio per il corridore della Israel? Di certo è un giorno che fa quadrare il cerchio, che finalizza lo sforzo e i sacrifici di 11 anni di carriera, tutti dediti alle fughe. Chissà cosa possa riservare il futuro. La prima domanda è, quanto può durare in rosa De Marchi? L'arrivo di San Giacomo sarà duro, ma uno come De Marchi può tenersi la maglia. E poi ci saranno altre occasioni (forse) per vincere una tappa in questa tre settimane. Senza dimenticare che c'è un certo Froome ad attenderlo al Tour de France.

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