Il sorriso gli solca il volto, ma l'espressione resta un po' così. Attonita, quasi spaesata. Eppure non c'è trucco: Jai Hindley ha vinto il Giro d'Italia 2022. La pagina del libro che chiude la sua corsa rosa si presentava sinistramente simile all'atto conclusivo del 2020, due anni fa, quando il 26enne australiano cedeva lo scettro a Tao Geoghegan Hart al termine di un'altra cronometro. Allora partiva sfavorito prima dell'ultima fatica, sempre con la maglia di leader ma "debole" dello stesso tempo del rivale, più forte di lui in questa specialità. E non vi era stata alcuna sorpresa. Come stavolta, dove l'assicurazione sulla vita era invece di quelle inscalfibili, stipulata e controfirmata sulle rampe senza appello del Fedaia.

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Hindley stacca Carapaz! Il momento decisivo della tappa (e del Giro?)

Ottantacinque secondi da difendere su Richard Carapaz in diciassette chilometri e spiccioli. Un bottino considerevole, viste le caratteristiche della prova in questione e il morale agli antipodi dei due contendenti. Eppure quel precedente bruciava troppo per potersi rilassare. “Al via ero nervoso, mi trovavo nella stessa situazione dell’altra volta – ha spiegato Jai - Avevo più confidenza con il percorso e con la bicicletta, ma continuavo a pensarci. Non volevo ripetere il 2020. Quando sono partito non pensavo alla maglia rosa né a vincere il Giro. Volevo fare la miglior cronometro possibile”. Ci teneva da matti l'australiano, immerso in una sorta di catarsi dagli interminabili minuti d'attesa prima dell'inizio della sua prova al boato dell'Arena di Verona una volta coperto l'ultimo dei 3446,6 km. "Questa è la maglia più bella del ciclismo, non ce n’è una uguale".

Hindley, Carapaz, Landa: la festa del podio al Giro 105

Hindley ha vinto il suo primo Giro d’Italia con merito, da corridore più forte di questa edizione. Eppure, nel giochino della vigilia in cui si assegnano le stelline ai favoriti lui non figurava in cima a quasi nessuna lista. Il secondo posto di due edizioni or sono portava punti alla sua causa, ma quel che era stato dopo lo relegava a un ruolo di outsider e nulla più. Già, perché il 2021 doveva essere la stagione della sua consacrazione, ma si era trasformato ben presto in una spirale di delusioni continue. Tanti ritiri, pochi squilli, nessuna vittoria. Come se l’edizione ottobrina del Giro 2020 fosse stata estemporanea non solo per la stagione in cui si era disputata ma anche per alcuni dei suoi protagonisti e il ritorno alla normalità avesse riconsegnato quei corridori all’oblio. Jai ha dimostrato che legare il termine "meteora" al suo nome è stato alquanto grossolano, prendendosi la sua dolce rivincita.

Il 2021 di Hindley

Giro di Slovacchiaritirato (prima tappa)
Bretagne Classic26°
Giro di Polonia
Classica San Sebastian26°
Giro d'Italiaritirato (quattordicesima tappa)
Tour of the Alpsritirato (quinta tappa)
Volta a Catalunyaritirato (quarta tappa)
Parigi-Nizza18°

Hindley vince la tappa dello Stelvio: rivivi lo sprint

Nella BORA Hansgrohe ha ritrovato l'ex rivale interno Wilco Kelderman, oltre a gente come Emanuel Buchmann e Lennart Kämna e si è subito capito che quella potesse essere una delle squadre di riferimento, pur senza sciogliere le riserve sulle gerarchie. E se l’arrivo sull’Etna è stato abbastanza interlocutorio da questo punto di vista, il Blockhaus ha rilanciato l’australiano di Perth come leader numero uno della forte formazione tedesca. Il successo è stato un frullato di liberazione e consapevolezza. E paradossalmente anche l’unica occasione in cui lui ha faticato a tenere le ruote dei rivali più pimpanti (quel giorno Carapaz, Landa e Bardet). L’incapacità del terzetto di staccare definitivamente la concorrenza, l’aiuto del trattore Almeida e il suo spunto veloce hanno costruito la sua seconda vittoria alla corsa rosa dopo i Laghi di Cancano 2020. E da allora, non ha più sbagliato un colpo.

Hindley re del Blockhaus! Volata da pazzi con Bardet e Carapaz, rivivila

Mentre alcuni rivali abbandonavano tra i rimpianti e altri scivolavano via, via più indietro col trascorrere delle salite, lui ha ingaggiato un corpo a corpo nervoso con Carapaz, l'uomo forte di questo Giro per squadra, palmarès e solidità. Un duello fatto più di scaramucce e volatine per gli abbuoni che di reali colpi di teatro. Due "gemelli siamesi" capaci di chiudere per diciassette tappe di fila con lo stesso tempo al traguardo prima che sulla Marmolada venisse smascherata la falsa superiorità dell'ecuadoriano in nome di quella reale di Hindley. Jai ha ritrovato ogni certezza perduta ed è curioso che il brivido più grande l'abbia corso nella tappa più semplice dell'ultima settimana, quando una foratura ha rischiato di rovinare il piano. Come racconta: "Sembrerà strano ma il momento più difficile l’ho avuto a Treviso. Eravamo a tutta, credevamo di perdere tantissimo, ma per fortuna c'era la neutralizzazione".

Hindley brucia Carapaz! Altro abbuono, è a 3 secondi in classifica

A Verona risuona dunque l'Inno australiano ed è la prima volta che succede per celebrare il vincitore del Giro d'Italia. Un'impresa storica, portata a compimento davanti agli occhi del celebre connazionale Cadel Evans. Ma non solo. Ci sono anche papà Gordon e mamma Robyn che lui non vedeva da due anni e mezzo. Un giorno speciale. I loro occhi sono tutti per il figlio, mentre i suoi osservano con trasporto il Trofeo Senza Fine, dove da pochi secondi è comparso il nome Jai Hindley a fianco di quello di Egan Bernal e di una sequela di campioni con cui dal 29 maggio 2022 avrà per sempre una cosa in comune.

Inno, sorrisi e spumante: Hindley si gode la premiazione

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