“Sono tutti cotti! Vai Albertino!”. Oude Kwaremont, 7 aprile 2019: un Riccardo Magrini in punta di sedia accompagna così la progressione irresistibile di Alberto Bettiol sul penultimo muro del 103esimo Giro delle Fiandre. Una sgasata tra polvere e ciotoli che nessuno sa replicare: non van Avermaet, non Kristoff, non Sagan. Nessuno. Tra due ali di bandiere giallonere, il corridore della Education First rispolvera i fasti dei corridori toscani alla Ronde, esultando come fecero prima di lui i conterranei Fiorenzo Magni, Michele Bartoli e Andrea Tafi. Il successo che vale una carriera e che di certo te la cambia. Ma due anni dopo, alla vigilia del nuovo Fiandre, il panorama si presenta meno verde del previsto.
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7 aprile 2019: l'impresa di Alberto Bettiol al Giro delle Fiandre. Una prima volta leggendaria

Giro delle Fiandre
Giro delle Fiandre: risultati, percorso e favoriti
01/04/2021 A 20:13
Bettiol ha 25 anni e mezzo quando trionfa ad Oudenaarde, cogliendo il suo primo successo in carriera. Ha colto il sacro graal del ciclismo, entrando in una nuova dimensione. A quell’età e con la consapevolezza che ti porta una vittoria del genere, è naturale indicarlo come nuovo faro del movimento italiano nelle grandi corse di un giorno. Per contro ti carica anche di inevitabili e doverose pressioni. Ci sta, è normale in un Paese dalla grande tradizione come l’Italia, dove tolte le perle di Vincenzo Nibali tra Sanremo e Lombardia marcavamo visita negli albi d’oro delle Monumento da circa un decennio. Eppure Alberto entra ben presto in una zona d’ombra - o di penombra se vogliamo - già nel 2019.
Vincere il Fiandre 2019 mi ha cambiato la vita. È come sposarsi o avere figli. Niente è stato più lo stesso [Alberto Bettiol]
Il doppio podio tra prova in linea e cronometro – da bravo specialista – sono l’highlight del prosieguo della sua prima stagione da campione. Nessuno squillo nelle Ardenne; in ombra al Tour, dove osserva sempre gli ordini di scuderia senza azioni personali degne di nota; lontano dal podio nelle semiclassiche italiane e nordamericane di fine estate; pimpante uomo squadra al Mondiale dello Yorkshire, va detto, perché il corridore toscano è atleta che non ha paura di sporcarsi le mani per il gruppo. Ma la stagione finisce senza acuti personali.

Bettiol nelle Monumento dopo il Fiandre 2019

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Il 2020 è un anno straordinario per tutti, ca va sans dire. E inizia in maniera brillante per Bettiol, che all’Etoile de Besseges ottiene la sua seconda vittoria da pro: sua la crono finale e il secondo posto nella generale dietro a Cosnefroy. Anche il lungo stop dovuto alla pandemia non toglie le buone sensazioni. Il toscano è quarto alla Strade Bianche e disputa una discreta Milano-Sanremo. E tolto un altro Tour da gregario, anche il finale non è proprio da buttare, con prestazioni sufficienti a Mondiale, Gand e al “suo” Fiandre. Ecco il punto: dal Fiandre 2019, Alberto ha corso diverse gare da buon atleta, ma quasi mai con lo spunto del fuoriclasse ammirato quel 7 aprile. A volte gli sono mancate le gambe, altre si è messo al servizio dei compagni, spesso e volentieri ha trovato fenomeni sulla sua strada: perché competere con i signori Alaphilippe, van Aert e van der Poel è un grosso problema per chiunque, non va dimenticato.

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Mi sento bene, semplicemente non sono al top [Alberto Bettiol, 1/4/2021]
L’ultimo inverno, invece, non è stato semplice. Bettiol scampa il Covid, ma dopo mesi di salute precaria scopre di avere la colite ulcerosa cronica. Una malattia da monitorare e trattare con attenzione, che ne ritarda la preparazione. La sua rincorsa verso le gare di primavera si fa in salita, con l’inizio degli allenamenti spostato addirittura al 15 gennaio. Una prima parte di stagione anonima è quasi scontata in queste condizioni. L’ultimo stop, invece, è arrivato lo scorso mercoledì alla Dwars door Vlaanderen. Un po’ di febbre e tosse, nulla di preoccupante. Ma meglio salvaguardare ogni briciolo di energia, perché domenica c’è il Fiandre. "Devo andare avanti. Soffrire. Soffrire. Combattere, combattere. E mostrare la mia grinta" ha detto in un'intervista a Cyclingnews. Bettiol arriva alla Ronde inseguendo, con il fiato un po’ corto e con meno pretese rispetto all’ultima volta. E chissà, se con la luce dei riflettori spostata su altri contendenti non possa ritrovare la pedalata giusta, sulle amate pendenze dell’Oude Kwaremont.

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