Nel ciclismo post lockdown, lanciato in un ideale cronometro di tre mesi in cui godersi d’un fiato tutte le sue corse più nobili, non c’è tempo per alzare la testa e respirare. La Strade Bianche ha aperto le danze, la Sanremo ci ha incantato e al Delfinato potenti signori del pedale fanno le prove generali per il Tour de France. Ma nel proscenio ferragostiano, c’è un altro attore centenario pronto a salire sul palco: è il Giro di Lombardia numero 114, che sveste il cappotto d’autunno e indossa un inedito costume estivo, reiventandosi come collocazione nel calendario ma non certo nella sua essenza.

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Scordatevi il clima uggioso, il panorama ingiallito, l’atmosfera da ultimo giorno di scuola. Il Lombardia 2020 sarà torrido e silenzioso, perché i tifosi non saranno ammessi né ai suoi estremi, Bergamo e Como, né in punti solitamenti affollati del percorso come il Ghisallo o il Muro di Sormano. Corsa che da sempre è l’ultima spiaggia per rimediare a una stagione negativa, stavolta vale uno dei primi esami per rispondere presente dopo la ripartenza. Imprevedibile già per natura, ancor di più in un momento in cui alcuni i meccanismi sono ancora da oliare, le certezze da ritrovare, chilometri – di gara, quelli veri – da macinare.
Il Lombardia
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È in questo contesto che Vincenzo Nibali fa i conti, scoprendo che questo Lombardia sia ancor più prezioso di quel che si aspettava. Perché il Mondiale svizzero su cui aveva puntato un cospicuo gruzzolo delle sue fiches stagionali è saltato e anche se l’UCI si interroga su un piano B, possibilmente con un percorso simile a quello di Aigle-Martigny e con l'Italia alla finestra, non c’è certezza di salvare la rassegna iridata. Ecco, dunque, che gli obiettivi stagionali dello Squalo si riducono. E se la Liegi (4 ottobre) è impraticabile, causa sovrapposizione con il Giro d’Italia (3-25 ottobre), la margherita delle gare di un giorno più prestigiose rimane con il solo petalo del Lombardia.

Vincenzo Nibali, vince Il Lombardia 2017

Credit Foto Getty Images

Una gara che il siciliano disputerà per la tredicesima volta in carriera. L’esordio, nel 2005, al primo anno da pro. Dieci anni più tardi il primo trionfo, mangiandosi la discesa del Civiglio e arrivando tutto solo a Como per la sua prima Monumento. Meravigliosa, come il bis del 2017, quando fiaccò Pinot sempre sul Civiglio e nessuno lo vide più fino all’arrivo. Il tris è roba per pochi nella storia della corsa. Girardengo, Bartali e Cunego, per dire, mentre Binda (4) e Coppi (5) guardano tutti dall’alto. Servirà tutto il suo invidiabile arsenale per scrivere l’impresa: testa e tempismo, fantasia e grinta. Ma che Nibali è stato fin qui? Sfortunato alla Strade Bianche, pimpante al Trittico Lombardo. Alla Sanremo ci ha provato, ma Alaphilippe e Van Aert avevano un altro motore. La partecipazione in extremis al Gran Piemonte è stato un buon allenamento, al servizio di Giulio Ciccone. Sabato, la resa dei conti per capire a che punto è lo Squalo in una delle sue gare.

I plurivincitori del Lombardia

Fausto COPPI (ITA)5 (1946, 1947, 1948, 1949, 1954)
Alfredo BINDA (ITA)4 (1925, 1926, 1927, 19319
Damiano CUNEGO (ITA)3 (2004, 2007, 2008)
Sean KELLY (IRL)3 (1983, 1985, 1991)
Gino BARTALI (ITA)3 (1936, 1939, 1940)
Gaetano BELLONI (ITA)3 (1915, 1918, 1928)
Costante GIRARDENGO (ITA)3 (1919, 1921, 1922)
Henri PELISSIER (FRA)3 (1911, 1913, 1920)
Vincenzo NIBALI (ITA) e altri 162
Eppure i fari del Lombardia saranno puntati su un debuttante. Uno che non ha mai corso una Monumento, ma che fa così paura che una sua vittoria sarebbe considerata quasi banale. Quel Remco Evenepoel che ha vinto nove volte in stagione – nessuno come lui – ma che ha voglia di un successo pesante. Ciclismo ed espressione sfrontata, gamba e classe da veterano consumato. Il belga sembra capace di ogni cosa, ma è pur vero che sarà l’osservato speciale. Difficile lasciarlo andare via a 50 km dal traguardo, specialità della casa ammirata anche di recente al Giro di Polonia, (corsa messa in bacheca, naturalmente). Forte e consapevole dei propri mezzi, può vincere in dieci modi diversi. Ma una Monumento è una Monumento, occhio quindi a mancare di rispetto alla Storia.

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E poi? Ci sarà Bauke Mollema, campione uscente: la strada di Occitania e de l’Ain lo danno in forma, ma è pur sempre compagno di Nibali in una Trek che ha come mine vaganti Giulio Ciccone e Gianluca Brambilla. Quanta libertà avrà? L’Astana correrà per Jakob Fuglsang, mai da sottovalutare e a caccia di altro prestigio dopo la Liegi 2019. C’è Mathieu van der Poel e per il ciclismo è sempre una bella notizia, anche se al fenomenale olandese sembra mancare la "sparata” impressionante del 2019. Sarà debutto in una Classica anche per Richard Carapaz, che la storia recente ci ha insegnato a non sottovalutare. E poi il rampante Aleksandr Vlasov, un Simon Yates a caccia di acuti, gli esperti Michael Woods e George Bennett. E il nostro Alberto Bettiol, che alla Strade Bianche si è messo in buona luce. Insomma, mettetevi comodi e armatevi di un paio di birre gelate: sarà un Ferragosto succoso.

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