1) Alaphilippe, la maglia iridata è giusto che sia sua

L'avevamo già detto alla Strade Bianche. Bisognava aspettarlo e lui ci avrebbe fatto divertire. È stato così alla Milano-Sanremo, è stato così anche al Tour de France dove Alaphilippe ha vinto la tappa di Nizza e ha portato la maglia gialla per quattro giorni, prima della borraccia galeotta. Si è dedicato poi - nella terza settimana - a tentare attacchi su attacchi per provare la sua gamba. Sembrava un allenamento inutile ma, col senno di poi, quella strategia gli è stata di grande aiuto visto la sparata sulla Gallisterna, dove ha battuto tutti. La maglia iridata starà benissimo su Alaphilippe e siamo sicuri che ci regalerà tante emozioni con l'arcobaleno cucito addosso. La Francia intanto è tornata a festeggiare dopo il successo Laurent Brochard nel 1997.

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2) van Aert, la medaglia d'oro arriverà

Paradossalmente, è il grande sconfitto di questo Mondiale. Ha fatto fuoco e fiamme dal 1° agosto in poi con la conquista di Strade Bianche, Milano-Sanremo, una tappa al Giro del Delfinato e due tappe al Tour de France. Al Mondiale di Imola, però, non è andato oltre a due medaglie d'argento. Battuto a crono da Filippo Ganna, battuto su strada da Julian Alaphilippe. Intendiamoci, arrivare secondi, te lo devi conquistare, così come ha fatto van Aert, ma il belga si è dovuto accontentare di un doppio secondo posto. Avrà comunque la sua occasione per conquistare la maglia iridata, nell'una e/o nell'altra prova. Se la gamba sarà questa, il corridore della Jumbo Visma potrà mettere la sua firma. Detto questo, ha comunque conquistato due medaglie nella categoria élite uomini. Non capitava dal 1995, dal duello Miguel Indurain-Abraham Olano. Il primo vinse la crono e fece secondo su strada, il connazionale vinse la prova in linea ma si piazzò 2° alla crono.

3) Nibali ci ha provato. Ma l'Italia non aveva un vero capitano

L'Italia è stata compatta fino alla penultima salita, con un blocco azzurro che faceva invidia anche alle altre Nazionali di spicco. Ulissi, Bettiol, Damiano Caruso, Masnada; Nibali sembrava poter disporre di tante cartucce, ma alla fine non è riuscito a creare una manovra di squadra per far fuori gli avversari. È vero, ci abbiamo provato, ma forse troppo tardi per creare qualche pericolo degno di nota. Insomma, quello che fa storcere il naso è che non c'era un vero capitano e si è lasciato fare “troppo” alla strada. Le gerarchie le decide sempre la strada, si intende, ma in questo caso è stata una corsa ad eliminazione nella stessa Italia. Prima Ulissi ha mollato, poi Bettiol ha detto che era troppo anche per lui e alla fine Nibali è diventato il capitano. Da altre parti le strategie dell'unico capitano ha dato invece i risultati.

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4) Ganna e il suo destino: un futuro da dominatore

La bella notizia di questo Mondiale per l'Italia, è stata la medaglia d'oro a crono per Filippo Ganna. È vero che Dennis non si era allenato così tanto nel 2020, è vero che Evenepoel non c'era, ma si era vista da lontanissimo la crescita di Pippo a cronometro. Ormai è uno dei migliori sul palcoscenico internazionale e lo ha dimostrato prima con la crono di San Benedetto del Tronto alla Tirreno-Adriatico, battendo il record di Cancellara, poi a quella del Mondiale. Chissà che voglia raggiungere il record di vittorie di Tony Martin e Cancellara.

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5) Longo Borghini quasi perfetta. Avrà la sua chance

Elisa Longo Borghini ci ha provato ed è stata quasi perfetta. È partita al momento giusto e ha fatto di tutto per conquistare una medaglia, ma contro questa Olanda c'era davvero poco da fare. Hanno le atlete più forti al mondo e se anche la van Vleuten ti prende un argento col polso rotto, il bronzo era davvero il massimo auspicabile. C'è il fantastico oro della van der Breggen che aveva vinto anche la crono e il 4° posto della Vos. Insomma, la ciclista della Trek può essere contenta del suo Mondiale. È la seconda medaglia di bronzo della sua carriera ai Mondiali (ne ha una anche alle Olimpiadi), ma siamo sicuri che prima o poi anche la Longo Borghini avrà la sua chance.

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