La van Vleuten, prima di oggi, contava 97 vittorie in carriera. Un po' disparate, ma tutte pesanti considerando gli exploit al Giro d'Italia e al Tour de France, considerando - inoltre - che in questa stagione ha vinto tutti e tre i Grandi Giri presenti in ambito femminile. Il Mondiale? L'aveva già vinto nel 2019. E a cosa poteva puntare quest'anno se la favorita è la Vos, ormai hai 40 anni e ti sei fratturata il gomito? Alla vittoria... Se ti chiami Annemiek van Vleuten. E così è stato, sorprendendo tutti per la tenacia avuta ad andare a combattere con quella fasciatura e con quel tutore. Un pezzo di storia clamoroso anche per l'evoluzione della corsa, visto che AVV aveva perso del tempo nello stare al fianco di Marianne Vos. Brave Kopecky e, soprattutto, Silvia Persico. Lei si è detta delusa dal risultato finale, ma la ciclista della Valcar ha dato ancora prova di fare un certo effetto sulle lunghe distanze.

Promosse

Annemiek van Vleuten

Mondiali
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Beh, sarebbe finita tra le promosse anche senza vittoria. È stato impressionante, infatti, vederla con le migliori negli ultimi giri, così come è stato impressionante vederla accompagnare Marianne Vos che, oggi, proprio non veniva su. Alla fine ha avuto semaforo verde vista la scarsa condizione della compagna di Nazionale e ha sferrato il suo attacco. Attacco poderoso che ha sorpreso tutte le altre rivali che l'hanno rivista solo al traguardo. Un Annemiek van Vleuten che ha fatto scuola. Vincere così, a 40 anni, con un braccio rotto, è stato clamoroso.

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Silvia Persico

Silvia Persico si conferma, ancora una volta, ad altissimo livello. Basti vedere i risultati a Tour e Vuelta ma, soprattutto, il podio conquistato ai Mondiali di ciclocross. Lima che è un piacere nelle prime posizioni del gruppo e sa, quasi sempre, quando e come partire. Se cercavamo un'erede della Longo Borghini l'abbiamo trovata, è proprio la Persico. Può vincere su diverse terreni e ha un discreto spunto di velocità come dimostrato anche a Wollongong.

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Niamh Fisher-Black

In questa prova si assegnava anche il titolo di campionessa Under 23. E la migliore U23 arrivata al traguardo è stata la Niamh Fisher-Black che ha chiuso al 12° posto. Poco male, è arrivata nel gruppo con la Kopecky e la Persico, puntando solo a passare la linea del traguardo per ottenere il suo obiettivo. Certo, non aveva l'assillo di lavorare per le proprie capitane, come potevano avercelo Shirin van Anrooij o Silvia Zanardi, giusto per fare due esempi. Ma la neozelandese ha avuto il merito di pedalare sempre con le migliori.

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Bocciate

Marianne Vos

Nei Paesi Bassi si può festeggiare per il ritorno alla vittoria con Annemiek van Vleuten, ma qualche mugugno c'è. Soprattutto per i tifosi di Marianne Vos. L'altra capitana non è mai stata in partita per la vittoria di questo Mondiale, tanto che - a due giri dal termine - la van Vleuten provava a salvarla. Per fortuna i tecnici dei Paesi Bassi si sono accorti del dislivello tra le due e hanno dato semaforo verde ad AVV.

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Grace Brown

Dopo la grande crono completata una settimana fa, era diventata una delle grandi favorite per questa prova in linea. Peccato, però, che Grace Brown si sia staccata già al terzultimo giro senza riuscire a rispondere all'andatura imposta dalla Cecchini. È rientrata e ha provato ad attaccare giusto per testarsi. E la cosa non è andata a buon fine, con l'Australia che è rimasta senza la sua carta migliore nel Mondiale di casa.

Cecile Ludwig

Sugli strappi del Mount Pleasant aveva dato l'impressione di essere sul divano di casa. Lippert e Longo Borghini si dannavano l'anima per fare il forcing, mentre Cecile Ludwig rientrava sotto tranquillamente. Una volta portata via la fuga, però, non ha dato neanche un cambio al quintetto di testa. Lei era la più veloce di quel gruppo e non voleva sprecare energie. Risultato? Con la sua reticenza, è tornato il gruppo e la van Vleuten ha battuto tutte.

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