Una terribile malattia mette fine alla vita di Fabio Taborre, 36 anni: corridore professionista dal 2009 al 2015, l'abruzzese aveva vestito le maglie del gruppo Androni di Gianni Savio (fino al 2010), poi dell’Acqua&Sapone e della Vini Fantini prima di tornare all’Androni. Nel 2015 la fine anticipata della sua carriera, quando viene trovato positivo a un controllo antidoping. L’Uci lo aveva squalificato per quattro anni, fino al 2019.
"Era come un fratello più piccolo - ha raccontato Alessandro Spezialetti, oggi tecnico della Androni, al quotifiano Il Centro -. Chiedeva e ascoltava i miei consigli, quelli di Danilo Di Luca e di Ruggero Marzoli, si affidava, era rispettoso. Era un buon ciclista, ha fatto del suo meglio e si è tolto delle belle soddisfazioni, anche se esternava poco le sue emozioni quando si affermava. Un ragazzo bravissimo, tranquillo, lo ricordo con la maglia bianca dell’Acqua e Sapone nel 2012"
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"Aveva passioni, numeri e classe", commenta il direttore sportivo Stefano Giuliani: "Faceva il duro, attaccava per non essere attaccato. Ma era un ragazzo molto sensibile che nascondeva la propria sensibilità. Appariva estroso, oltre ad essere stato un bel corridore, che si è tolto belle soddisfazioni, vincendo belle gare. Non ci sono parole".

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