“Ibrahimovic ha un carattere molto forte, mi piace. Apprezzo anche McGregor. Ho visto Notorious, il documentario sulla sua carriera. I match di MMA mi appassionano. Lui è un duro, è partito da zero con l’ambizione di diventare il numero 1 e ci è riuscito.
Magari un giorno faranno un documentario anche su di me, il materiale non manca”.

In diretta da Zilina, ecco a voi Peter Sagan. Il tre volte campione del Mondo e vincitore di – più o meno - tutto quanto era alla sua portata in carriera, si confida con i fan tramite Instagram. Nella cosiddetta offseason ciclista, lo slovacco parla di Italia, di cibo, della stagione e dei rivali che hanno costellato la sua carriera ed il suo 2020.

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13/10/2020 A 17:51

“Non conoscevo il Sud Italia, e al Giro ho scoperto posti nuovi come la Sicilia e il parco Nazionale dell’Abruzzo. E ho anche assaggiato piatti mai provati prima, come gli arancini a Palermo. Buonissimi. Oltre a questo, del Giro 2020 ricordo bene il mal di gambe dei giorni successivi alla fine. Partecipare alla corsa rosa ha reso più completo il mio essere corridore. E mi sono anche divertito. Non è stata la mia miglior stagione, ma non mi lamento”.

Non solo Giro d’Italia, in cui Peter ha vinto la decima tappa da Lanciano a Tortoreto, ha indossato la maglia blu di miglior scalatore per un giorno e quella ciclamino della classifica a punti per due, arrivando secondo dietro a Demare nella classifica finale, nella diretta di Sagan. Ma anche, appunto, offseason. In Slovenia. Tempo per rilassarsi con la famiglia e gli amici.

“Da sette anni non trascorrevo più di quindici giorni con la mia famiglia. Sembra di essere in vacanza, è bello recuperare il divertimento delle cose semplici, come uscire con la Mountain Bike o chiacchierare con i vecchi amici”.

Però i fan di Instagram – quasi due milioni (1.8) è il ciclista più seguito – sono esigenti e chiedono. Soprattutto degli avversari. Si parte con Demare, colui che gli ha rubato la maglia ciclamino al Giro d’Italia a suon di vittorie.

“Fai il tifo per Demare? allora vai sul profilo di Arnaud”, ha detto scherzando il 30enne di Zilina. Poi, i giovani. Da Pogacar a Geoghegan Hart, passando per Jay Hindley: i tre che hanno sconvolto l’annata 2020 del ciclismo mondiale. “Vincere a quell’età non è facile, e vanno fatti i complimenti a questi ragazzi. Ora però viene il bello, perché è molto più difficile restare in alto per 10-15 anni. Servono tanti sacrifici, ma se ce la faranno sarò felice per loro”.

Li aspetta al varco Peter, che a 17 anni stava già festeggiando le prime tre vittorie stagionali e a 20 aveva in mano i primi champagne della Parigi-Nizza e del Giro di Romandia. Nutre massimo rispetto per la nuova generazione, però nel ciclismo serve continuità per diventare una leggenda. Un percorso difficile, che piano piano sta provando a fare anche il migliore italiano del 2020: Filippo Ganna.
“Un buon amico, può vincere tantissimo, ma non chiedetemi se può competere per la classifica in un grande giro: questo lo può sapere solo lui”.

La pista, Imola, il Giro: il 2020 da record di Ganna

Dopo Ganna, Peterone è passato ad uno dei migliori italiani di sempre, oltre che ex compagno di squadra alla Cannondale: Vincenzo Nibali. “Vincenzo ha fatto il masimo, è stato un anno strano per tutti ed i veri tifosi non sono quelli che lo criticano”. Froome? “Il solo fatto di vederlo tornare dopo l’incidente che ha avuto gli rende onore”.

Infine, una battuta sul ciclista del gruppo che più di tutti gli assomiglia, e che potrebbe diventare il suo erede: Mathieu van der Poel.
“Come lo vedrei come compagno di squadra? È fortissimo, ma non credo piacerebbe, né a me né a lui. Due chef in cucina sono troppi”.

Cosa aspettarsi dal futuro?

Il contratto di Sagan con la Bora Hansgrohe scade a fine 2021. Hulk, uno dei tanti soprannomi dello slovacco, si esprime così sulle aspettative del futuro: “Attorno al ciclismo ruota tutta la mia vita professionale. Sono felice come lo ero a 20 anni, quando mi regalai una moto con i soldi della prime vittorie. Per ora non penso al momento in cui smetterò, né all’ipotesi di rimanere in questo mondo da direttore sportivo, c.t. o altro. Per ora ora penso a mio figlio Marlon, di tre anni, il regalo più bello che mi ha fatto la vita. Adoro giocare con lui. Ha tolto le rotelle alla bici prima di me, è bravo. Farà il corridore? Il ciclismo è uno sport troppo duro, spero di non vederlo soffrire in bici come me. Ma sarà lui a decidere, io lo sosterrò sempre”.

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