Un paio di mesi dopo il mio malore, ebbi modo di incontrare Giorgio Squinzi in un evento al quale eravamo entrambi stati invitati. Appena mi vide, si avvicinò per salutarmi e fare quattro chiacchiere. Mi chiese subito come stavo e si raccomandò che dimagrissi... Ecco che razza di galantuomo e di persona squisita era il dottor Squinzi
Per chiunque ama il ciclismo, la notizia della morte di Giorgio Squinzi non può che lasciare un velo di tristezza e di amarezza. Imprenditore illuminato, presidente di Confindustria dal 2012 al 2016, patron del colosso Mapei, l’impresa di famiglia diventata sotto il suo controllo una delle più grandi aziende al mondo nel campo chimico e dell’edilizia. Una realtà capace di dare lavoro a oltre 10.000 dipendenti e fatturare oltre 2,5 miliardi di euro.
Serie A
Calcio in lutto: è morto Giorgio Squinzi, patron del Sassuolo e di Mapei
02/10/2019 A 20:07
Figlio di papà Rodolfo - uno che sognava di fare il ciclista di professione - Squinzi della bici era un vero innamorato ed è stato un precursore come ricorda il nostro Riccardo Magrini, che ci ricorda quanto il signor Mapei abbia investito e fatto tanto per valorizzare il ciclismo e farlo diventare quello sport globale e all’avanguardia che è oggi.
Nonostante sia stato protagonista di una scalata mirabolante col Sassuolo e fosse un grande tifoso del Milan sono strasicuro che lo sport del suo cuore fosse il ciclismo. Era un grande appassionato, nonostante i mille impegni, cercava di non perdersi le gare e gli eventi ed era anche un affezionato ammiratore delle mie cronache... Guardi Magrini che seguo sempre le sue telecronache alla tv.... Gliel’ho sentito dire spesso anche qualche mese fa, quando lo incontrai per l’ultima volta a margine della serata degli Oscar di TuttoBici. Nonostante fosse un autentico magnate era rimasto una persona umile, questo si vedeva nei contatti umani e nel modo di porsi. Il ciclismo deve tanto a Squinzi, perché è stato un precursore: la sua Mapei è stata la prima vera squadra professionistica moderna. Il livello di organizzazione, di cura dei dettagli, di rincorsa all’eccellenza che aveva quello squadrone a quel tempo non l’aveva nessuno nel mondo. Ha sempre cercato di costruire degli organici completi ed ha avuto nelle proprie file fior di campioni: Olano, Tonkov, Bartoli, Bettini, Museeuw, Tafi, Bugno e Ballerini solo per fare qualche nome. Ha anche avuto anche il merito di lanciare futuri grandi corridori come Cancellara e Pozzato. Si è sempre circondato di tecnici, consiglieri, dirigenti di indiscusso valore: gente come Sassi, Crespi, Lefevere e ha investito tanto per vincere ed essere al top. Se quella Mapei esistesse oggi non ho dubbi che oggi sarebbe la squadra numero uno del lotto....

La squadra italiana Mapei sfila sul traguardo della 100a edizione della Parigi-Roubaix, anno 1996, con Johan Museeuw scortato da Andrea Tafi e Gianluca Bortolami.

Credit Foto Getty Images

Anche dopo la decisione di chiudere la squadra nel momento più buio del ciclismo inquinato dal doping, Squinzi non aveva comunque mai smesso di sponsorizzare corse e aiutare atleti attraverso il Centro Studi e Ricerche Mapei, un “laboratorio" di scienza a disposizione degli atleti di tutto il mondo che volevano inseguire i risultati rimanendo “puliti”.
A differenza di altri che hanno troncato i ponti, Squinzi ha continuato a sponsorizzare corse, ad investire risorse: insomma, è rimasto un vero appassionato. Ricordo ancora ai Mondiali di Firenze nel 2013 quando lo vidi nell’area vip con la bici, l’impermeabile e l’abbigliamento da ciclista pronto per un’uscita poco dopo la fine della gara Juniores. Mi sarebbe piaciuto aggregarmi ma quel giorno non avevo con me la bicicletta... Peccato, ci saremmo sicuramente divertiti.
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