L’episodio di Nibali è stata solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anche i tifosi di strada fanno parte dello spettacolo del ciclismo, ma servono regole ferree per non rovinare il tutto. Non è la prima volta, infatti, che accadono questi incidenti che coinvolgono corridori assolutamente incolpevoli. La stagione di Nibali, ora, è compromessa con il siciliano costretto a rientrare a casa e ad abbandonare il Tour a causa di una frattura vertebrale. Infortunio, questo, che potrebbe costargli anche il Mondiale di Innsbruck, dove era uno dei grandi favoriti.
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Adieu Nibali! Confermata la frattura vertebrale: Tour de France finito, Mondiale a rischio
19/07/2018 ALLE 20:00

Non è la prima volta: Contador, Sagan, Froome, Nibali e la lista si allunga sempre più

Sono ormai tantissimi i casi di cadute a causa dei tifosi a bordo strada. Era successo ad Alberto Contador durante il Giro d’Italia 2015, quando lo spagnolo stava quasi per ritirarsi dopo una caduta all’altezza del traguardo. È successo tante volte a Sagan, con lo slovacco che finì a terra durante un Giro delle Fiandre per essersi impigliato con un maglione (di un tifoso) appoggiato alle transenne.
Froome, proprio nella tappa dell’Alpe d’Huez, ha preso qualche pugno da tifosi vari (da non dimenticare poi il dinosauro molesto del Giro d’Italia) fino all’episodio Nibali. Tanti, che sono diventati troppi. Serve un cambio di marcia per rendere il ciclismo uno sport più sicuro.

Vietare ai tifosi di ‘popolare’ le strade? Mettere transenne ovunque?

Ma cosa bisogna fare per evitare tutti questi casi? Da anni, ormai, la polizia spagnola impiega diversi ufficiali a bordo strada, a piedi, per evitare che i tifosi si avvicinino troppo ai corridori. Anche la polizia francese, la celebre Gendarmerie, ha utilizzato lo stesso stratagemma ma non ha portato a nulla. Tra le tante proposte, c’è chi ha abbozzato la volontà di impiegare transenne ovunque. Già ai -10 km dal traguardo o ai -10 km dalla vetta di una salita per rendere il tutto più regolare. Si può effettivamente fare? È giusto chiudere, così, il ciclismo alla gente? Sono celebri le immagini del diavolo rosso al seguito dei corridori, ma da qualche anno a questa parte, non vediamo la stessa correttezza di Didi Senft e del suo tritone. A proporlo fu subito Oleg Tinkov, che sfruttando questa idea aggiunse di voler far pagare gli spettatori a bordo strada, ma l’ex patron della Tinkoff Saxo fu subito bannato e insultato da tutti gli addetti ai lavori. A qualche anno di distanza, si poteva rendere pratica - quanto meno in maniera parziale - quell'idea.

Didi Senft, Tour de France

Credit Foto Eurosport

Il ciclismo si espande, la cultura no

Il grande problema del ciclismo, ma dello sport in generale, è il suo pubblico. Spieghiamo meglio. Gli appassionati del ciclismo, sono fedeli agli atleti e li rispettano come dovrebbe essere. Negli ultimi anni, però, fortunatamente il ciclismo ha incrementato il numero dei propri appassionati (al netto dei casi doping) sia in termini di spettatori a bordo strada che in termini di pubblico a casa davanti alla tv. Questo incremento, però, per la legge dei grandi numeri, è parallelo all’incremento dei deficienti (come li ha chiamati Magrini in telecronaca usando, appunto, un francesismo).

Froome spintonato da un tifoso: Magrini si infuria

Chris Froome litiga con un dinosauro sulla salita dello Zoncolan

Troviamo per strada tanti ‘elementi’ che corrono vicino agli atleti solo per farsi un selfie (avessi detto) o solo per essere ripresi dalle telecamere ed essere poi riconosciuti dagli amici al bar. Una vera e propria malattia, che condiziona però il risultato sportivo. Si deve intervenire subito e lo deve fare con fermezza l’UCI, insieme alle società che gestiscono i tre Grandi Giri. Non lo diciamo perché affranti per il caso di Nibali, lo diciamo per la credibilità di uno sport.
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