Le cronache alla vigilia della penultima tappa del Tour de France narravano di un vincitore annunciato. Primoz Roglic teneva la Grande Boucle stretta nel pugno e la cronometro verso la Planche des Belles Filles doveva essere il sigillo su un trionfo già scritto. Quel che ha fatto poi Tadej Pogacar resterà nei libri di storia, rovesciando il verdetto alla maniera dei fenomeni e diventando il secondo più giovane Signore in giallo da che Henri Desgrange si inventò questa meravigliosa rassegna. Ciò che però non è cambiato è la bandierina vicino al nome del vincitore della corsa in bicicletta più prestigiosa del mondo. Già, perché la Slovenia, indipendente dal 1991 e formata da appena due milioni di abitanti, si è presa anche il ciclismo, ennesima terra di conquista in un’età dell’oro a livello sportivo davvero sorprendente.

Pogacar non molla Roglic: ancora tenerezze tra i due sloveni

Tour de France
Un Tour che resterà nella storia: tutti i numeri e i record di Pogacar
21/09/2020 A 10:53

Uno sloveno sul tetto del Tour de France non si era mai visto, figuriamoci due. Certo, un colpo era stato battuto già lo scorso settembre, con il successo dello stesso Roglic alla Vuelta. Ma la Grande Boucle, si sa, è un’altra cosa. La vittoria in Spagna, comunque, era valsa all’ex saltatore con gli sci la palma di miglior sportivo dell’anno del suo Paese. Davanti a chi? Esatto, proprio Mr. Luka Doncic, un altro fenomeno che fa parlare di Slovenia nel mondo. Lui che a 21 anni, dopo aver vinto tutto con il Real Madrid, ha appena terminato la sua seconda stagione NBA chiudedo al quarto posto nella corsa al titolo di MVP della regular season. Le sue medie da quando ha varcato l’oceano recitano 24,7 punti, 8,5 rimbalzi e 7,3 assist: cifre irreali, come il suo talento e la sua personalità. E beati i Dallas Mavericks che se lo godono. Doncic ha salutato i playoff al primo turno (contro i Clippers e non senza incantare), mentre un suo illustre connazionale è ancora in corsa per l’anello. È Goran Dragic, uno dei leader degli Heat che si giocano le finali NBA coi Boston Celtics. Insieme, i due hanno guidato la Slovenia al clamoroso titolo europeo nel 2017, battendo la favorita Serbia all’ultimo atto di Istanbul.

Luka Doncic festeggia con la maglia della Slovenia a Eurobasket 2017

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Slovenia che sorprende, Slovenia che incanta. Il titolo continentale nel basket è la punta di diamante, ma negli sport di squadra il talento è ben ramificato. Che dire dell’argento agli Europei maschili di pallavolo nel 2019 (“rivincita” della Serbia sulla selezione del CT Alberto Giuliani)? Un bis, tra l’altro, del secondo posto del 2015. O del bronzo ai mondiali di pallamano nel 2017, con la finalina vinta sulla Croazia in un altro derby balcanico da brividi? Slovenia che programma, Slovenia che respira sport. E lo conferma anche Andrej Hauptman, bronzo ai Mondiali di ciclismo 2001 e scopritore dello stesso Pogacar.

Il nostro Paese ha sempre creduto nella pratica sportiva, primo perché fa bene, allo spirito e alla mente. I ragazzi che praticano uno sport poi studiano meglio. È educativo: c’è da seguire un programma, degli orari, delle tabelle di allenamento. Insomma, ti forma e ti forgia.

Una cultura calata dall’alto e che si diffonde dalle istituzioni alle scuole di tutto il Paese. Un sistema che si poggia sulla presenza di validi talent scout e osservatori, dove nessuno sport viene lasciato a se stesso. Basta dare un’occhiata al panorama, ovunque ci si trovi, e si scorgeranno campi di allenamento, strutture e impianti sportivi anche nelle città più rurali. Slovenia che, anche nello sport più popolare di tutti, prova ad alzare la voce. Parliamo di calcio chiaramente, anche se più a livello individuale che di selezione. Josip Ilicic è stato uno dei giocatori più performanti delle ultime due Serie A. Jan Oblak (Atletico Madrid) è considerato uno dei portieri più forti del mondo, continuando una tradizione ben avviata da Samir Handanovic.

Josip Ilicic

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Sugli sport invernali, poi, si apre un mondo a sé. Tina Maze ne è la portabandiera sia in senso figurato che ufficiale, come ai Giochi di Sochi dove vinse due ori. Lei sì una delle più grandi di questa disciplina, tra Coppa del Mondo generale (con annesso record di punti), trofei di specialità e quattro ori iridati. Eredità non facile la sua, ma Ilka Stuhec qualche soddisfazione se l’è tolta (due ori iridati in discesa tra un infortunio e l’altro). Al maschile occhio alle ambizioni di Zan Kranjec in gigante. E poi? Peter Prevc vanta allori su ogni fronte nel salto con gli sci e lo scorso marzo a Lillehammer ha ottenuto la sua vittoria numero 33 in Coppa del Mondo. Mica male, e occhio a quel che sta mettendo in mostra il fratellino Domen. Anamarija Lampic, invece, ha 25 anni, viene da Lubiana e nelle sprint del fondo ormai da filo da torcere a chiunque. Come fece la connazionale Petra Majdic una decade fa, compreso un bronzo olimpico vinto con alcune costole fratturate. Se invece attraversiamo ancora l’Atlantico e ci immergiamo nel mondo della NHL avremo a che fare con una vera e propria All-Star della disciplina: Anze Kopitar, che a 33 anni compiuti rimane una stella dei Los Angeles Kings e del campionato.

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Slovenia onnipresente. Tim Gajser, 24 anni appena compiuti, è campione mondiale in carica di motocross e nella stagione in corso tallona il nostro Tony Cairoli per uno storico tris iridato. Slovenia dominante. Come Janja Garnbret, classe ’99 che nel 2019 ha spazzato via la concorrenza nella Coppa del Mondo boulder di arrampicata, vincendo tutte le prove. Non era mai successo, occhio a lei ai prossimi Giochi di Tokyo. A proposito di Olimpiadi: in Giappone dovrebbe esserci anche il velista Vasilij Zbogar, due bronzi e un argento a cinque cerchi tra Atene e Rio, dove fu portabandiera. E sogna in grande anche Kristjan Ceh, pure lui del ’99, e quinto al mondo nel 2020 nel lancio del disco (con 68,75), oltre che campione europeo Under 23. Per provare a ripercorrere le orme di un illustre connazionale dei lanci, quel Primoz Kozmus che vinse Olimpiadi e Mondiali tra il 2008 e il 2009 nel martello.

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