Sembrava impossibile, ma anche al Tour i corridori hanno abbozzato una protesta. Prima della partenza di Redon, ci sono stati diversi incontri tra i membri del sindacato dei corridori e Christian Prudhomme, capo dell'ASO, la società organizzatrice del Tour de France. Sul tavolo tutte le incertezze dei corridori dopo le tante cadute di questo avvio. Non ultime quelle nella frazione di Pontivy, dove sono stati costretti al ritiro Gesink, Haig e Caleb Ewan. Tutte e tre in momenti diversi, ma tutte e tre imputabili ad un percorso troppo pericoloso per un gruppo composto da 184 corridori. Le difficoltà della tappa di Pontivy erano note a tutti, tanto che già nella giornata di lunedì i corridori avevano chiesto delle modifiche del finale che presentava tratti in contropendenza (non il massimo per una frazione che si concludeva con una volata di gruppo). L'alternativa sarebbe stata di allungare la zona di neutralizzazione del tempo, dai -3 ai -5/10 km dal traguardo ma, nonostante ASO fosse disponibile, è arrivato il no secco dell'UCI. Quella era la conformazione della tappa e così doveva rimanere, mantenendo -3 come distanza per la neutralizzazione del tempo. Poi tutti sappiamo cosa è successo (il report di quella tappa).

I corridori protestano al Tour: Greipel ferma il gruppo!

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Tour de France: startlist, ritirati e squalificati dalla Giuria
27/06/2021 A 00:54
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La protesta e l'azione di Greipel

Philippe Gilbert, presidente dell'associazione dei corridori, aveva anticipato nella mattinata di martedì che i corridori avrebbero protestato e così è successo. Una volta completato l'operazione di trasferimento della tappa, sono stati fermati da Greipel che ha bloccato tutto. Ecco che il gruppo ha messo piede a terra per un minuto senza fare un passo. Dopo il minuto di fermo, ecco che si è ripartiti, ma con un'andatura blanda. La corsa vera è iniziata solo ai -137 km dal traguardo, con l'azione in fuga di Van Moer e Périchon.
Sapevamo che il finale era estremamente pericoloso e abbiamo chiesto la neutralizzazione a 5 km come CPA. L'ASO ha accettato la nostra proposta, ma i commissari UCI hanno rifiutato. [Le parole di Philippe Gilbert]

Qual è l'obiettivo dei corridori?

Il motivo di questa protesta è di porre l'attenzione sulla sicurezza. Un messaggio verso ASO, ma anche e soprattutto verso l'UCI e verso tutte le società che organizzano le corse in giro per il mondo. Si vuole lo spettacolo e belle gare di ciclismo. Lo spettacolo però non sono le cadute (come detto prima della tappa da Jacopo Guarnieri). E poi la regola della neutralizzazione deve cambiare, dicono i corridori. Passare dai -3 ai -5 o -10, in modo che gli uomini di classifica non siano assillati dallo stare per forza davanti nei finali di tappa, con tutta la squadra al seguito. Così da permettere agli altri corridori, quelli interessati alla vittoria, di procedere senza ulteriori intralci, riducendo il rischio cadute. Questa proposta è stata presentata all'UCI, ma al momento non sembra essere una priorità per il massimo organismo internazionale di ciclismo.

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La risposta dell'UCI a Madiot

L'UCI ha risposto, ma non strettamente alla protesta dei corridori. A parlare è stato il presidente David Lappartient che ha voluto commentare le durissime parole del general manager della Groupama-FDJ. Marc Madiot aveva infatti chiesto un cambiamento radicale al mondo del ciclismo prevedendo che, se si fosse continuato così, avremmo raccontato delle morti nel prossimo futuro.
Madiot si lamenta sempre. La bici è la bici, anche se io soffro quando vedo i corridori cadere. Madiot dice sempre che non ama le corse nella polvere, ma se vuole arrivare nel cuore delle città, deve accettare che il percorso sia un po’ più tecnico. Le cadute sono arrivate soprattutto perché c’era nervosismo in gruppo. Roglic è caduto da solo, Ewan è caduto da solo. La maggior parte della cadute sono a causa di una mancanza di attenzione, ma li capisco, sono così stressati tutto il giorno. Tutti vogliono essere davanti, ma non c’è spazio per tutti. Ma non credo che questo sia colpa del percorso. [David Lappartien, presidente UCI, risponde a Madiot]

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Cosa dice chi ha disegnato il percorso

Ha parlato anche l'ex corridore Thierry Gouvenou, che dal 2004 è direttore tecnico di ASO. Tecnicamente è lui che disegna i percorsi e ammette la difficoltà nel disegnare qualcosa di sicuro al 100%. Anzi, confessa Gouvenou, ultimamente si stanno trovando delle difficoltà proprio nel trovare città che possano ospitare degli arrivi di tappa, visto i tanti vincoli sulla viabilità stradale.
Purtroppo non sempre si riesce a trovare strade grandi e comode. Noi ci proviamo, ma non sempre è possibile, ma ieri tutti sapevamo della pericolosità della discesa. So che le squadre erano andate a vederla, noi avevamo segnalato per bene i pericoli maggiori, ma il fatto è che tutti vogliono stare davanti. E siccome ogni leader è scortato da sei o sette compagni di squadra, ecco che il conto è presto fatto. In più, considerate che non abbiamo più città senza rotonde, spartitraffico o restringimenti stradali. Dieci anni fa c'erano 1100 posti pericolosi sul percorso del Tour, ora ce ne sono 2300. Se i requisiti saranno più severi, non troveremo più un traguardo disposto ad ospitarci. Sono stato corridore anch'io e so che nella prima settimana del Tour tutti si sentono forti, tutti vogliono vincere, tutti vogliono giocare la propria carta. E la voglia di arrivare molto spesso non ti permette una giusta presa di coscienza. [Thierry Gouvenou, direttore tecnico ASO]

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