Al Tour de France di quest'anno abbiamo raccontato tante belle storie. Corridori che hanno ritrovato vittorie a distanza di anni, record che hanno fatto la storia, appassionanti vittorie e dediche strappalacrime. Purtroppo, non mancano anche le storie tristi che ci danno anche lo stimolo per una riflessione. Non manca, infatti, sulle strade del Tour, il ricordo per uno dei nostri campioni. Era appena diventato un campione e come italiani ce lo volevamo godere. Era Fabio Casartelli, 25enne della Motorola, che perse la vita il 18 luglio del 1995. In quel momento era lui il campione olimpico, grazie al successo di Barcellona di quasi tre anni prima. Un corridore su cui la Motorola ci faceva grande affidamento, come tutta l'Italia del ciclismo. Solo che la discesa del Col Portet-d'Aspet ce lo ha portato via. E, ogni volta che il Tour passa da quella salita, e da quella discesa, ci viene sempre qualche brivido. Anche perché, come allora, le cadute non mancano. Basta vedere cosa successe a Philippe Gilbert l'ultima volta. Una storia che, a malincuore, cambiò la storia del ciclismo. A malincuore perché ci volle una tragedia del genere per mettere sul tavolo la discussione circa l'obbligatorietà del casco in bici. Proprio quella morte, quella tragedia, fece cambiare le opinioni. Anche se l'ufficialità arrivò qualche anno dopo e ci volle, ahimè, un'altra morte. Quella di Andrey Kivilev nel 2003 alla Parigi-Nizza.

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Tour de France
Tour de France: startlist, ritirati e squalificati dalla Giuria
27/06/2021 A 00:54

La tragedia in discesa dopo il Col Portet-d'Aspet

Quando si parla del Col du Portet-d'Aspet, si pensa subito a quel tragico evento del 18 luglio 1995. Era la 15a tappa del Tour de France, la Saint Girons-Cauterets, quando - nella discesa dopo il Col du Portet-d'Aspet - si verificò una caduta collettiva a circa 80 km/h, dopo solo 35 km di tappa. Erano le 11.50. Fabio Casartelli fu uno dei corridori coinvolti e andò a sbattere con la testa contro un blocco di cemento (all'epoca non si portava il casco di protezione). Casartelli rimase a terra privo di conoscenza e fu trasportato in elicottero all'ospedale di Tarbes dopo i primi soccorsi prestati dal dr. Gérard Porte, il medico al seguito del Tour. Il suo cuore batte ancora, ma nel trasporto in elicottero si ferma tre volte. La situazione è disperata. Arriva in ospedale, pensano ancora di salvarlo, ma guardando le radiografie fatte alla testa, c'è poco da fare purtroppo guardando il numero di fratture rimediate. I medici ci provano, pensano anche di trasportarlo in un ospedale ancora più attrezzato, ma alle 14.00 viene dichiarata la sua morte.
Dopo un'ora e 40 minuti di rianimazione cardio-respiratoria, purtroppo inefficace, è morto alle ore 14
All'ospedale c'è anche Massimo Testa, il medico della Motorola, che conosce Casartelli da una vita e che abita a pochi km dalla casa del corridore a Como. Per lui, però, c'è solo una telefonata da fare. Quella ai parenti per annunciare la triste notizia. Il figlio di Casartelli era nato solo due mesi prima... Da allora, c'è una "stele della memoria", proprio nel punto in cui Casartelli cadde. Un ricordo al grande campione andato via troppo presto.

Fabio Casartelli

Credit Foto Getty Images

La tappa di Pau neutralizzata e la vittoria del compagno di squadra Armstrong

Quella tappa del Portet-d'Aspet andò comunque a concludersi, con il successo di Richard Virenque. Ma, il giorno dopo, con la notizia della morte di Casartelli, il gruppo non voleva tornare in strada. Troppa era la tristezza per aver perso un compagno e un amico. Con l'organizzazione di corsa ci fu un accordo, quello di fare la tappa, ma neutralizzandola. Niente corsa versa, niente vincitori, niente punti, solo l'attraversamento dei 237 km da Tarbes a Pau. Ad un certo punto della tappa fu poi tutta la Motorola, la squadra di Casartelli, a mettersi in testa e completare la corsa. Davanti c'erano Lance Armstrong, Frankie Andreu, Steve Bauer, Álvaro Mejía, Stephen Swart e Andrea Peron che tagliò - simbolicamente - per primo la linea del traguardo. Due giorni dopo, a Limoges, arrivò proprio la vittoria di uno dei compagni di squadra di Casartelli. Fu Armstrong a vincere la 18a tappa con un attacco da lontano, alzando le dita al cielo in ricordo del compagno appena scomparso. Quella fu anche l'ultima vittoria in un Grande Giro per la Motorola, che al termine del 1996 chiuse i battenti nel ciclismo.

Lance Armstrong Tour 1995 Limoges

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Casartelli, il corridore che riportò l'oro olimpico in Italia

Una sola vittoria in carriera, ma di quelle che pesano. Purtroppo, essendo scomparso a 25 anni, avrebbe avuto tanto tempo per collezionare altri successi. Parliamo del 2 agosto 1992, Olimpiadi di Barcellona. Per la prova in linea i favoriti sono l'olandese Erik Dekker e lo statunitense Lance Armstrong, un giovane triatleta che aveva già fatto vedere cose interessanti e che vinse poi i Mondiali nel 1993. Nella lista dei favoriti anche Erik Zabel, mentre l'Italia arrivava a questa prova con Fabio Casartelli, Davide Rebellin e Mirco Gualdi. Non era facile, ma ci potevamo giocare la medaglia. Casartelli era abile ad inserirsi al momento giusto e così fece al penultimo giro del circuito, quando andò via col lettone Dainis Ozols e proprio l'olandese Dekker, il grande favorito. All'ultima curva parte la volata lanciata da Ozols, troppo presto, Casartelli attende il momento giusto con Dekker che lo studia. A 150 metri dal traguardo ecco che Casartelli parte, con Dekker che lo segue ma non lo rimonta, anzi. È proprio il corridore comasco a guadagnare e a vincere addirittura per distacco (1'') la medaglia d'oro olimpica. Un successo clamoroso, perché non partivamo con i favori del pronostico e, soprattutto, erano anni che non colpivamo nel ciclismo. L'ultimo oro era stato quello di Pierfranco Vianelli nel 1968 in Messico, 24 anni prima. Quella del 1992 fu un'edizione molto fortunata per il movimento italiano, considerando che l'Italia conquistò anche l'argento nella cronometro a squadre con il quartetto Peron, Anastasia, Colombo, Contri che arrivò 2° solo alla Germania. E poi, parlando di pista, ci fu anche l'oro olimpico per Giovanni Lombardi nella corsa a punti.

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