Per certi versi è stato il Tour de France più bello degli ultimi 20 anni. Tra nuovi campioni che stanno costruendo la propria storia nel ciclismo, a vecchi campioni che sono tornati ad alzare le braccia al cielo dopo anni di astinenza. Certo, la battaglia per il 1° posto - dobbiamo dirlo - si è chiusa alla 5a tappa. Geraint Thomas e Roglic hanno assaggiato il sapore dell'asfalto, Pogacar ha invece dato minuti a tutti già a Laval. E le montagne dovevano ancora arrivare. Poi in cima ha dato un'altra ripassata a tutti, che fossero Alpi o Pirenei poco importava. Il tutto a confermare che la vittoria del 2020 non nasce da una semplice giornata storta di Roglic. Pogacar ha così messo i panni di Cannibale e ha 'giocato' da solo. Ma abbiamo visto tante storie: Alaphilippe che dedica la vittoria al figlio appena nato, van der Poel la maglia gialla a nonno Poulidor che non l'aveva mai indossata. Van Aert che vince su ogni terreno, Cavendish che eguaglia il record di successi di Merckx. Insomma, ne abbiamo viste di ogni in queste tre settimane.
Avviso ai naviganti: il voto non viene dato solo in base al piazzamento in classifica generale. Come parametri ci sono anche le vittorie di tappa, i piazzamenti, i tentativi, lo stato di forma, la completezza della squadra e le premesse iniziali, ecc ecc.

Van der Poel, Cavendish, Pogacar, van Aert: il meglio del Tour 2021

Tour de France
Tour de France: startlist, ritirati e squalificati dalla Giuria
27/06/2021 A 00:54

Classifiche e risultati

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Voto 10 e lode... A van Aert e Cavendish che fanno la storia

Pogacar davanti a tutti, ma cominciamo questa nostra pagella con le storie di Wout van Aert e Mark Cavendish. Entrambi meritano la lode perché hanno fatto qualcosa di eccezionale in questo Tour. Partiamo dallo sprinter britannico che non ci doveva neanche essere. E dire che non doveva neanche disputare questa stagione, con Cavendish che aveva salutato tutti in lacrime nel novembre scorso, perché la Bahrain non gli rinnovava il contratto. Poi l'ingaggio, a sorpresa, con la Deceuninck Quick Step, ma solo per fare le corse minori e per fare da balia a Jakobsen che tornava in gruppo dopo il gravissimo incidente al Giro di Polonia dell'anno prima. Questo fa Cavendish. Anche perché ad inizio anno, il britannico continuava a non vincere. Poi al Giro di Turchia la svolta con quattro successi di tappa, poi la vittoria al Giro del Belgio e la clamorosa convocazione al Tour. Solo due giorni prima Lefevere aveva detto no: “Con Cavendish abbiamo un patto”, ma 48 ore dopo è cambiato tutto visto l'infortunio di Sam Bennett. Ma cosa vuoi che faccia contro Démare, Merlier, Ewan e Sagan? Vincere. A Fougères il ritorno alla vittoria 5 anni dopo, poi a Châteauroux, poi a Valence e ancora a Carcassonne, trovando la sua vittoria n° 34 in carriera al Tour eguagliando un certo Merckx. A Parigi non è arrivato il sorpasso, ma ha comunque conquistato la maglia verde che non vinceva da 10 anni. Stiamo parlando di un corridore che sarebbe potuto essere un pensionato se Lefevere non avesse avuto un lampo di compassione per ingaggiarlo. Ma a volte lo sport ci regala queste storie. A proposito di squadra, giusto citare tutti i compagni di Cavendish: Alaphilippe, Declercq, Devenyns, Asgreen, Cattaneo, Ballerini e Morkov. Tutti sono stati preziosi per ciascun successo di tappa.

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E poi Wout van Aert, che in questo Tour ha fatto di tutto. Ha cominciato con la caccia alle tappe, visto le prime frazioni che sembravano le Classiche del nord. Battuto da Alaphilippe e van der Poel ci ha provato a crono, sconfitto anche lì da Pogacar. Non può fare il gregario di Roglic che si ritira; c'è la volata e viene battuto da Cavendish. Insomma, l'inizio più infausto di sempre per van Aert. Ma il Tour è lungo e fa in tempo a prendersi la tappa del doppio Mont Ventoux, poi fa da gregario a Vingegaard che arriva 2° nella generale, vince la crono finale e anche la volata di Parigi battendo Cavendish che sognava di sorpassare Merckx. Ha vinto ovunque, su ogni terreno. In pochi corridori nella storia hanno fatto tanto. E ora occhio a Tokyo, perché si può prendere anche due ori alle prossime Olimpiadi.
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Voto 10... A Pogacar che si conferma il più forte in assoluto

Non c'è stata partita, ma già dalla cronometro di Laval. L'anno scorso c'era Roglic, quest'anno l'altro sloveno si è autoeliminato dopo un contatto con Colbrelli. E gli Ineos? Geraint Thomas si è autoeliminato anch'esso dopo tre tappe. Pogacar non ha nessuna colpa in questo e, anzi, ha dato il meglio di sé in ogni tappa. Attaccando e mordendo ogni volta per staccare tutti i rivali, anche avendo già la maglia gialla in mano, anche con distacchi abissali. Lui voleva fare così, questo è il suo modo di correre (con altri record di scalata). Perché, l'attacco è la miglior difesa. Solo sul Mont Ventoux ha avuto una piccola crepa, ma è riuscito comunque a rientrare in discesa e a non perdere neanche un secondo. Secondo Tour de France vinto a quasi 23 anni, Merckx il primo lo conquistò a 24. Il belga già si prepara: “Pogacar può vincere più di 5 Tour”. Un applauso anche alla sua squadra che ha fatto un eccellente lavoro: è vero, non sempre sono stati perfetti, ma in salita hanno fatto la loro parte. Rui Costa, Formolo, Majka e tutti gli altri hanno fatto un ottimo Tour.
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Voto 9... A Vingegaard che sfiderà Pogacar in futuro

Diamo però un bellissimo voto all'avversario di Pogacar, un avversario a sorpresa. Jonas Vingegaard dalla Danimarca. Non che le sue prestazioni siano una sorpresa per noi chi segue il ciclismo tutto l'anno. Il danese fu prezioso per Roglic già alla Vuelta 2020, ecco perché se l'era portato dietro a questo Tour. Una prima botta l'aveva data nel 2019 con la vittoria di una tappa al Giro di Polonia, poi nel 2021 l'esplosione. Ha vinto una tappa di montagna all'UAE Tour, proprio battendo Pogacar. Due tappe e la classifica generale della Settimana Coppi e Bartali, il 2° posto al Giro dei Paesi Baschi davanti a Pogacar, non mollando lo sloveno per neanche un cm. Al Delfinato fu battuto solo da un Padun clamoroso. Poi è arrivato il momento del Tour ed è diventato capitano una volta ritirato Roglic. Lui ha risposto alla grande nonostante le pressioni. Aveva perso un po' di tempo, ma poi ha sempre pedalato con Pogacar dalla seconda settimana in poi. Ha anche sfiorato la vittoria di tappa e fatto una grande cronometro. Ma Vingegaard ha impressionato tutti nella tappa di Andorra, rimanendo con il solo Teunissen in gruppo, con Kruijswijk, Kuss e van Aert andati in fuga. E se avesse avuto bisogno di un compagno di squadra? Vingegaard non ne aveva bisogno e si è poi ritrovato i compagni nel finale di corsa con una perfetta strategia di squadra. Vingegaard è il futuro e proverà davvero a battere Pogacar.
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Voto 8... A Van der Poel e alla sua settimana da Dio in ricordo di Poulidor

È stato al Tour per soli 8 giorni, ma ha combinato di tutto e di più. È stato anche criticato per il suo addio precoce, ma van der Poel aveva avvisato mesi prima che, fosse stato per lui, non ci sarebbe neanche venuto al Tour perché avrebbe dovuto preparare le Olimpiadi. Ma in quei 8 giorni è stato fantastico. Malino nella prima tappa, tutti a criticarlo, ma è arrivata la super risposta sul Mûr-de-Bretagne dove non solo ha vinto, ma ha fatto di tutto anche per vincere in solitaria, prendersi gli abbuoni in precedenza, e conquistare anche la maglia gialla. Il tutto per portarla anche solo per un giorno come regalo al nonno scomparso. A nonno Poulidor, il meno vincente di Francia: 8 podi al Tour, ma mai una vittoria e mai un giorno in giallo. Ma VDP ha continuato ancora. È stato uomo squadra per Merlier nella prima volata, ha poi difeso la maglia gialla a cronometro dalla furia di Pogacar, è andato in fuga nella tappa di Le Creusot, con lo storico nemico van Aert, a 206 km dall'arrivo. Quasi una follia, ma ci ha fatto alzare dal divano ogni volta. Non vediamo l'ora di riapprezzarlo al Tour e, speriamo, anche al Giro.
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Voto 7... Ai numeri di Mohoric e O'Connor

Tra gli altri corridori che si sono messi in mostra citiamo Mohoric e Ben O'Connor. Lo sloveno, un altro, della Bahrain Victorious è stato uno dei protagonisti di questo Tour con ben due successi di tappa. E che vittorie. Prima nella famosa tappa di Le Creusot, quella dei 206 km in fuga con van der Poel, van Aert, Nibali, Asgreen in compagnia. Ce n'erano 32 in fuga quel giorno, ma Mohoric mise tutti in castagna con la sua azione. Una stagione super quella dello sloveno che ha vinto i campionati nazionali (cosa non facile nella terra di Pogacar e Roglic), fece un gran Giro e una gran tappa nel giorno della vittoria di Gino Mäder. Poi il ritiro per quella terribile caduta, ma si è riscattato al Tour perché dopo la tappa di Le Creusot è andato a vincere anche la tappa di Libourne con un'altra azione delle sue. Queste non sono state le sue uniche fughe, anzi lo abbiamo visto spesso all'attacco. Avrebbe meritato il premio di supercombattivo del Tour.

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Come combattivo è stato anche Ben O'Connor. L'ex compagno di squadra di Pozzovivo al Giro 2020, vittorioso a Madonna di Campiglio, ha fatto vedere di essere un super combattivo. Partiva con i gradi di leader all'AG2R, ma chi avrebbe potuto immaginare che fosse così solido. In realtà aveva perso in avvio di Tour, poi ha recuperato tutto o quasi nella tappa di Tignes con una clamorosa fuga e una clamorosa vittoria che l'ha portato di punto in bianco ad essere 2° alle spalle di Pogacar. Non riuscirà poi a difendere il 2° posto, ma non crollerà e, anzi, battaglierà per la 4a posizione. Più che onorevole per un corridore che non ha sicuramente l'esperienza di un Kelderman o di un Carapaz. L'australiano non molla un cm e riuscirà a tenere dietro proprio Kelderman, oltre a Enric Mas, Pello Bilbao e tutti gli altri. Bravo.

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Voto 6,5... All'Italia che ci prova con Mattia Cattaneo e Sonny Colbrelli

Di norma c'è il 6, ma noi non vogliamo dare solo 6. Diamo un 6,5+ a Mattia Cattaneo e a Sonny Colbrelli che sono stati i due italiani più attivi in questo Tour de France. Il nostro contingente era proprio piccolo piccolo, solo 9 corridori, quindi era logico non aspettarsi sfracelli. Anche perché la maggioranza erano gregari. Detto questo, però, Colbrelli ci ha provato praticamente sempre, a partire già dalle prime due tappe. Non ha vinto, anche se è arrivato molto vicino a farlo. 3° a Tignes, in una tappa di altissima montagna, 2° a Saint-Gaudens. Battuto solo da Konrad. Purtroppo la vittoria non è arrivata, ma Colbrelli ha onorato la maglia di campione italiano.
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Bravissimo è stato anche Mattia Cattaneo che ha raccolto ben 5 top 10 durante il Tour, più il 12° posto nella classifica generale. Non una cosa da poco, considerando che altri big di classifica sono finiti a ore di distanza... Anche lui ha cercato il successo di tappa, che però non è arrivato. 2° a Tignes, 4° a Quillan, si è costruito delle belle occasioni, ma è mancato solo quello squillo finale. Peccato. Se non fosse stato per Colbrelli e Cattaneo, però, neanche l'avremmo vista l'Italia al Tour. Bravi ad entrambi, siamo fieri di voi.

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Voto 5... All'Ineos che da "Impero colpisce ancora" diventa "armata Brancaleone"

Si può dare un'insufficienza ad una squadra che ha portato un suo corridore sul podio di Parigi? Sì, se si chiama Ineos Grenadiers che arrivava a questo Tour con l'appellativo di squadra più forte di sempre. Neanche il Team Sky di Chris Froome poteva reggere il paragone, invece la forza della Ineos - all'atto pratico - non si è vista. Certo, ci sono tante attenuanti. Anche i corridori della Ineos sono rimasti coinvolti nelle cadute della prima giornata, e poi si è perso Geraint Thomas alla 3a tappa, con il gallese che ha rimediato una lussazione alla spalla. Detto questo, però, non ci sono stati sussulti da parte degli uomini in nero, che non hanno vinto neanche una tappa, non ci sono nemmeno andati vicino, e che quando si mettevano in salita a tirare, nel momento principale, venivano 'spostati' da quelli dell'UAE Emirates. Una brutta botta per Carapaz e soci e, anzi, se non fosse stato per l'ecuadoriano sarebbe stato un Tour da dimenticare. Basti pensare che l'ultimo uomo in salita per Carapaz era Castroviejo, ancora lui, che l'aveva già fatto per Bernal al Giro. E in squadra, qui, c'erano Kwiatkowski, Geraint Thomas, Richie Porte, Geoghegan Hart. Ma chi li ha visti?

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Voto 4... Alla Movistar che attacca Carapaz ma che fa poco in corsa

C'è una grande squadra che è andata peggio della Ineos. La Movistar che ha fatto un Tour assolutamente anonimo, a parte qualche fiammata qua e là. Il team spagnolo è stato attivo solo nella tappa di Le Creusot, quando ha tirato per non far guadagnare Carapaz. Sì, ancora c'è questa diatriba in atto, come una ragazza gelosa che fa i dispetti perché il fidanzato l'ha lasciata (o viceversa). Ma poi? Dove si sono visti quelli della Movistar? Non dite che il 6° posto nella generale di Enric Mas sia da prendere come un piazzamento positivo. Che fine ha fatto Miguel Ángel López? A ben vedere, il più performante è stato Valverde che è comunque entrato nella top 25 e ha sfiorato la vittoria di tappa ad Andorra.
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Voto 3... Al crollo di Rigoberto Uran

Ma cosa è successo a Rigoberto Uran? Per due settimane e qualcosa, era stato il più bravo dei terrestri. Dietro a Pogacar, c'era il colombiano infatti. C'era lui davanti a Vingegaard e Carapaz e, considerando la crono finale, era proprio il corridore dell'Education Nippo il favorito per prendersi la seconda piazza di questo Tour. Poi il tracollo nelle ultime due tappe dei Pirenei. Lui sì cede ai continui attacchi di Pogacar sul Col du Portet e, nella tappa successiva, quella di Luz Ardiden e Tourmalet, prende più di 8 minuti. Qualcosa di inspiegabile. Anche a crono farà poi malissimo. Un po' la storia di Uran che ha sempre avuto qualche difficoltà a gestire le tre settimane intere. Ha comunque due podi in carriera al Giro e uno al Tour (2° nel 2017 dietro a Froome), ma in termini di continuità ha sempre pagato qualcosa. Peccato.

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Voto 2... A Fuglsang che si nasconde

Un altro che ha deluso parecchio è stato Jakob Fuglsang. Già al Giro 2020, si era capito che non aveva la gamba per fare classifica generale sulle tre settimane, ma in questo Tour è stato molto più che anonimo. Meno male che l'Astana ha scoperto un Lutsenko da classifica, cosa mai vista prima. Se no sarebbe stata totalmente insensata la partecipazione del team kazako al Tour. Fuglsang si staccava praticamente ad ogni salita e non ha mai dato segni di vita. Ha addirittura lasciato una tappa prima per recuperare in vista di Tokyo. Lui ha dato la colpa, vedendo i valori, ad una possibile reazione avversa al vaccino anticovid. Possibile. Ma da qui a spiegare il nascondersi per tutto il Tour... Non è da lui!
Fuglsang: "Il mio corpo ha reagito male al vaccino. Tokyo? Non so se andrò..."

Jakob Fuglsang durante la cronometro di Saint-Émilion - Tour de France 2021

Credit Foto Getty Images

Voto 1... Alla DSM più anonima di sempre

La DSM, per intenderci, è la stessa squadra che si chiamava Sunweb e che l'anno scorso, pur non avendo l'uomo di classifica, ha fatto il bello e il cattivo tempo al Tour. Avevano vinto due tappe con Kragh Andersen e una con Marc Hirschi che fu anche il supercombattivo del 2020. E quest'anno? Un bel niente. Continuano a non avere l'uomo di classifica (Bardet farà la Vuelta, Hindley è scomparso dopo il Giro), e hanno puntato tutto su Cees Bol. Velocista che era della partita anche lo scorso anno, ma che è ancora a caccia della sua prima vittoria in carriera. Un po' poco. C'erano comunque Benoot, Kragh Andersen, Casper Pedersen, ma nessuno li ha mai visti. Una volta questa era la squadra di Marcel Kittel, Tom Dumoulin, Warren Barguil, John Degenkolb, Michael Matthews e Wilco Kelderman. Una volta.

Voto 0... Alla spettatrice che ha rovinato il Tour di tanti

Ce n'eravamo dimenticati, comunque un bene. Ma non la si può non ricordare in questa chiusura del Tour de France. Sì, perché il suo gesto ha profondamente influenzato il Tour de France di tanti corridori. Di tante squadre. Di tanti capitani che magari non hanno più avuto l'uomo di riferimento nelle tappe successive, di tanti altri che sognavano la vittoria e che sono partiti con un profondo handicap a causa di questa caduta. È giusto fare tutti un esame di coscienza. Dai tifosi a bordo strada, che sono la parte sana e bella del ciclismo, ma che non devono però rovinare le corse. Vi ricordate cosa successe con Nibali proprio al Tour? O con Miguel Ángel López e Lorenzo Fortunato al Giro? Bisogna darsi una calmata e rispettare i corridori, lasciando perdere i messaggi con dedica e i telefonini. Ma è anche un monito per gli organizzatori e, soprattutto, per il massimo organismo del ciclismo mondiale, l'UCI. Piuttosto che la regola delle borracce, per essere alla moda e far vedere che si è green, o la regola sulla misura dei calzini, servirebbe investire qualcosa di più sulla sicurezza dei corridori. Questa è stata una profonda lezione per tutti, amara per quante vittime ha prodotto. Speriamo non sia stata inutile.
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