182 corridori e 23 squadre. Non potevamo dare a tutti un voto, ma abbiamo provato a segnalare i protagonisti dell'edizione 77. Anche la Vuelta, infatti, è andata in archivio chiudendo la stagione dei Grandi Giri. Dopo la sorpresa Vingegaard al Tour, ecco il successo di Evenepoel in Spagna. Non è una sorpresa visto che erano anni ormai che ci chiedevamo cosa avrebbe combinato il belga, soprattutto dopo il Giro d'Italia 2021 che non era riuscito a completare. Scardinata la concorrenza, il capitano della Quick Step Alpha Vinyl si guadagna adesso il diritto di sfidare i grandi del ciclismo. E non potrebbe essere altrimenti visto che ha riportato il Belgio a vincere un Grande Giro 44 anni dopo l'ultima volta (Johan De Muynck al Giro 1978). Non sono mancati altri protagonisti, anche negativi come Jai Hindley e Mikel Landa che dal podio del Giro sono stati anonimi e deludenti in questa Vuelta. Almeno Carapaz, per dire, è riuscito a riciclarsi come miglior scalatore. Roglic ci ha provato, Mas dà continuità ai risultati degli ultimi anni. Il velocista di riferimento? Merlier? No, Mads Pedersen che tra Tour e Vuelta ha vinto ben 4 tappe quest'anno. Meno male che non va al Mondiale avrà detto qualcuno che spera di diventare Campione del mondo in Australia...
Avviso ai naviganti: il voto non viene dato solo in base al piazzamento in classifica generale. Come parametri ci sono anche le vittorie di tappa, i piazzamenti, i tentativi, lo stato di forma, la completezza della squadra, le premesse iniziali, ecc ecc.
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Vuelta di Spagna
Dalla tragedia sfiorata al trionfo alla Vuelta: le tappe della rinascita di Evenepoel
12/09/2022 ALLE 11:07
ROGLIC AVREBBE RIBALTATO LA VUELTA?

Voto 10... Alla lucidità di Remco Evenepoel

Due anni fa cadde, in maniera terribile, al Giro di Lombardia. Addio al Giro di Lombardia, al Giro d'Italia che sarebbe venuto subito dopo, ma in molti temevano che fosse anche addio alla carriera. Anzi, quella caduta in un dirupo profondo 6-7 metri ci aveva fatto temere il peggio lì per lì. Evenepoel è tornato, per fortuna, ed è tornato a vincere, mostrando tutto il buono che si diceva da lui da juniores. Ma dopo il Giro d'Italia 2021 e le corse di una settimana in cui era rimbalzato quest'anno (Tirreno-Adriatico, Giro dei Paesi Baschi e Giro di Svizzera), ci si chiedeva se Evenepoel fosse davvero fatto per i Grandi Giri. Ecco la risposta. Evenepoel ha impresso un ritmo infernale sulle salite della prima settimana, mandando tutti a minuti di distanza, Mas e Roglic compresi. Nella seconda si è difeso in maniera imponente, senza dimenticare l'altro distacco inflitto nella crono. Poi, alla terza, senza Roglic è stato più facile portare la maglia roja a Madrid. Ancora non sappiamo se sarà all'altezza di Vingegaard e Pogacar, ma Evenepoel ha capito di poter fare il leader anche in una corsa a tappe.

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Voto 9... Alla potenza di Mads Pedersen e Ayuso

Vabbè, il protagonista è stato Evenepoel, ma tra i mattatori di questa Vuelta ci va di diritto Mads Pedersen. 4 volte 2°, una volta 5° e tre successi di tappa. Un po' il van Aert di questa Vuelta, considerando che il danese lo trovavamo anche in fuga nei tapponi di montagna per accompagnare una volta Tiberi, una volta Elissonde e dare gloria ai propri compagni di squadra. Nonostante questo lavoro, era poi imbattibile negli arrivi di Montilla, Tomares ecc, quando serviva anche una certa potenza e non solo lo spunto veloce.

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Parlando di potenza, che dire di Juan Ayuso. Non ha ancora compiuto 20 anni e si è ritrovato sul podio della Vuelta. Il più giovane di sempre nella storia della corsa spagnola ed era dal 1904 che un corridore così giovane non saliva sul podio di un Grande Giro. Insomma, una giovane promessa anche se di Ayuso avevamo già percepito qualcosa nel 2021. Aveva vinto, dominando, il Giro d'Italia Under 23 e, una volta passato all'UAE, già si pensava di fargli fare la Vuelta l'anno scorso. Quest'anno ha battuto la concorrenza interna di McNulty e João Almeida, ha resisto a cadute e al covid, e poi si è difeso alla grande dai tentativi di rimonta di Miguel Ángel López. Un vero spettacolo.

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Voto 8... Agli scalatori Carapaz e Vine e al velocista Bennett

C'è stata battaglia nella classifica scalatori. Da una parte Jay Vine che ha una storia assurda: il corridore australiano, da atleta di una squadra continental è passato all'Alpecin Deceuninck ad inizio 2021 grazie alla vittoria della Zwift Academy, quella dei rulli, ed è stato un vero mattatore in questa Vuelta, vincendo le prime due tappe di montagna. Peccato per la caduta nell'ultima settimana che gli ha fatto perdere la maglia a pois, ereditata da Richard Carapaz che comunque se l'è meritata. L'ecuadoriano meritava anche uno 0 in pagella nella prima settimana per come è andato, ma è riuscito a riciclarsi tra vittorie di tappa e la classifica scalatori. E sono state ben tre le vittorie di tappa per il corridore della Ineos Grenadiers.

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8 pieno anche per Sam Bennett che da oggetto del mistero è tornato a vincere nei Grandi Giri. Non si imponeva dal 2020, quando era ancora il velocista di riferimento dell'intero gruppo. Poi un momento difficile durato troppo a lungo. In questa Vuelta, grazie anche e soprattutto a Danny van Poppel, ha ritrovato il sorriso con due vittorie di tappa.

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Voto 7... A Roglic che non molla mai

È arrivato a questa Vuelta con soli 10 giorni di allenamento dopo la frattura a due vertebre patita al Tour de France. Già esserci è stato un primo risultato, poi quella vittoria a Laguardia nella prima frazione in po' all'insù ha illuso. Sì perché in quella prima settimana di tappe di montagna, vere, ce n'erano ben due e in quelle Roglic ha patito sia da Evenepoel che da Enric Mas. Poi nella seconda settimana, però, aveva fatto partire la rimonta tra Sierra de la Pandera e Sierra Nevada, recuperando più di 1' su Evenepoel. La rimonta era ormai partita, fino a quel tragico incidente di Tomares. Un paio di minuti più tardi aver fatto il numero di questa Vuelta. Lui è abituato alle cadute ormai, ma si è sempre rialzato. E si rialzerà anche questa volta.

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Voto 6... A Enric Mas e Miguel Ángel López

Uno è arrivato 2°, per la terza volta in carriera alla Vuelta, l'altro è andato vicino al podio. Risultati che presi così non sono male, anzi. Dobbiamo anche considerare il contesto. Enric Mas veniva da un Tour da dimenticare, dove era anche uscito mestamente col covid. Il colombiano non si è neanche preparato per la Vuelta visto che era stato sospeso dalla squadra qualche giorno prima per vicende giudiziarie (presunto traffico di stupefacenti, ma per fortuna è tutto rientrato). Quindi il 2° e il 4° posto di questi due corridori è stato fantastico viste le premesse. Detto ciò, quando ci si trova nel ballo è giusto ballare. Mas è andato meglio di Evenepoel in salita, ma al momento del dunque non ci ha provato per davvero a far saltare il banco. López è abituato a grandi colpi, a vincere le tappe regine dei Grandi Giri, ma quando è arrivato il momento del dunque, non ha mai risposto per davvero presente nonostante il grande lavoro di tutta l'Astana.

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Voto 5... A Ben O'Connor

Un altro corridore che cercava riscatto dopo il Tour. Era stato uno dei primi big a mollare il colpo sulle strade francesi dopo una brutta caduta nella tappa del pavé, quella di Arenberg, che mise fuori dai giochi anche Roglic. O'Connor si è rialzato sì, ma non ha mai avuto continuità in questa Vuelta. Bravissimo nella tappa regina di Sierra Nevada, meno concreto in altre frazioni nonostante l'appoggio di Peters, Champoussin, Prudhomme, Jungels e compagnia. Ricava solo un 8° posto a più di 10' da Evenepoel. Un po' poco per chi aveva fatto 4° (più una vittoria di una tappa) al Tour 2021.

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Voto 4... A Jai Hindley e Mikel Landa

Ma che fine hanno fatto i protagonisti del Giro d'Italia? Ok, Carapaz si è riciclato con la maglia a pois e le vittorie di tappa. E Hindley? Landa? Nibali? Pozzovivo? Hirt? Hugh Carthy? Juan Pedro López? Chi per un motivo, chi per altro, in molti non si sono fatti vedere. Ok, Nibali ha fatto il gregario, Pozzovivo non stava bene. Ma a far scalpore sono state le prestazioni di Hindley e Landa. Il basco si è visto solo in un paio di fughe, ma è stato il primo ad alzare bandiera bianca. Il vincitore del Giro d'Italia ha provato anche lui a riciclarsi, finendo però con un nulla di fatto. Si è accontentato del 10° posto in classifica, quando invece era stato il miglior scalatore del Giro. Prestazioni al di sotto delle aspettative come per altri protagonisti visti al Giro.

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Voto 3... All'Italia che non c'è più

Male male l'Italia. Dopo gli 0 successi al Tour de France, la contabilità dice 0 successi anche alla Vuelta. E dire che l'anno scorso Damiano Caruso, almeno, piazzò un acuto. Questa volta niente di niente se no qualche piazzamento dell'ottimo Samuele Battistella che non è però riuscito a finire questa Vuelta causa covid. Nibali si è sacrificato come gregario, Pozzovivo è andato a casa perché non stava bene, il migliore in classifica è stato Edoardo Zambanini, 36°, a 1h31'40'' da Evenepoel (al Tour il migliore era stato Simone Velasco, 30°, a 2h04'24'' da Vingegaard). È la fotografia perfetta dello stato del movimento ciclistico italiano. Non c'è un ricambio generazionale dopo gli addii di Nibali e Aru e si vive un po' alla giornata con i guizzi di Ganna, Bettiol e pochi altri. Considerando che anche la Federazione sta vivendo momenti bui per una provvigione sospetta il cerchio è completo. Speriamo che le nostre individualità ci possano far portare qualcosa a casa al Mondiale.

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Voto 2... Alle volate di Merlier

Doveva essere il velocista di riferimento, ma è stata l'ombra di se stesso. Molto male Tim Merlier che non è mai stato vicino alla vittoria negli sprint di gruppo che ci sono stati, e ce ne sono stati contrariamente alla storia recente della Vuelta. Per identificare meglio le performance del campione nazionale belga, basti pensare che nella volata di Madrid l'Alpecin Deceuninck ci ha mandato Taminiaux e non Merlier.

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Voto 1... Al desaparecido Padun

Una delle delusioni più grandi di questa Vuelta è Mark Padun. Sì quello che mise a ferro e fuoco il Giro del Delfinato 2021. Da allora non è mai più riuscito a ripetersi. Una vera e propria meteora. E dire che in questa Vuelta era stato identificato più volte come favorito per la vittoria di tappa, ma il corridore ucraino - benché fosse entrato nella fuga - si era poi staccato malamente. Corridore anonimo e dire che sembrava un fenomeno un anno fa.

Voto 0... Alle polemiche per il caso Ayuso

Ci sono stati 48 ritiri in questa Vuelta, 25 dei quali a causa del covid. L'unico 'sopravvissuto' è stato Juan Ayuso che, nonostante fosse stato trovato positivo, ha continuato la sua corsa. Perché? Semplicissimo, il suo tampone era positivo ma con bassa carica virale. E da protocollo puoi correre, come già successo al Tour de France con Bob Jungels prima e Rafal Majka poi. Nessuno si è permesso di dire A, B o C al Tour, alla Vuelta è scoppiato un vero e proprio caso. Tra chi si lamentava perché non poteva fare lo stesso tipo di controllo e chi semplicemente non ci credeva. Basti pensare che Evenepoel, la maglia roja della Vuelta, ha più volte detto di voler stare alla larga il più possibile da Ayuso per non rischiare, aggiungendo: “quasi sicuramente si ritirerà”. Parole brutte da dire per chiunque, figuriamoci per il leader della corsa. Evenepoel che, in quel frangente, metteva in discussione il protocollo e la Vuelta stessa. Altri hanno alzato il dito non credendoci. Ma dove siamo? Al Tour va bene e alla Vuelta no? E come si sarà sentito Ayuso investito da tutto questo? Certo, è sicuro che si vive in un mondo di disparità. L'UAE Emirates poteva permettersi di fare tamponi molecolari e avere il macchinario adibito al processare questi tamponi. La Cofidis si doveva 'fidare' del semplice tampone rapido, col serio rischio di mandare un corridore a casa. Di questo si può discutere, se ne deve discutere perché non è stato giusto, non del fatto che Ayuso dovesse andare a casa o meno...

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