La favola dei Philadelphia Eagles ha trovato il lieto fine. Underdogs, sfavoriti, vittima sacrificale. Così sono stati più volte definiti per tutte le lunghissime due settimane che hanno preceduto il Super Bowl. Alla fine, però, sono stati proprio gli Eagles ad avere l’ultima parola. Sono caduti gli Dei: i New England Patriots e Tom Brady sono stati battuti per 41-33 al termine di un incontro in cui si è visto di tutto. È stata la partita di Nick Foles, il cinderella man, la storia del qb che da riserva diventa titolare e porta la sua squadra alla vittoria, proprio come piace agli americani, aggiudicandosi uno strameritato titolo di MVP. È stata la partita degli attacchi (1.151 yds totali, record ogni epoca non solo per il Super Bowl ma per una partita di postseason), ma decisa da una giocata della difesa. È stata la partita che ha visto una prestazione storica di Tom Brady (613 yds), mancato però sul più bello. È stato, soprattutto, il trionfo di una squadra, i Philadelphia Eagles, capace di superare le avversità (infortunio di Darren Sproles in prestagione e di Carson Wentz a dicembre, a playoff già acquisiti), di raggiungere la consacrazione e consegnare alla città il primo titolo NFL della sua storia.

Philadephia Eagles quarterback Nick Foles

Credit Foto Getty Images

La cronaca

Super Bowl
La dinastia contro gli underdog: Tom Brady contro Nick Foles
04/02/2018 A 09:50
Chi pensava che Philadelphia facesse da comprimaria è stato immediatamente smentito. Altro che sfavoriti. Dopo lo scambio di field goal (strano a dirsi, New England per la prima volta a segno nel primo quarto di un Super Bowl nell’era Belichick-Brady), sono stati gli Eagles a battere il primo colpo, con Nick Foles che ha trovato Alshon Jeffery in end zone. Una giocata che ha destabilizzato i Patriots, che prima sono stati fermati a poche yds dal traguardo (con tanto di pasticcio sul field goal), poi hanno perso Brandin Cooks per un colpo alla testa. Belichick ha provato ad estrarre il coniglio dal cilindro con un trick-play con lancio di Amendola per Brady, uscendone con un nulla di fatto (ma ricordatevi di questa giocata…). È stato un primo tempo “strano”: ci si aspettava la difesa degli Eagles ed invece è stato l’attacco ad essere protagonista. Ci ha pensato LeGarrette Blount (14 corse e 90 yds), poi, a perforare la difesa dei Pats e segnare il TD “dell’ex” (15-3).
La difesa di Phila, però, è riuscita comunque a mettere a segno i colpi migliori, fermando puntualmente Brady e compagni sui 3rd down (2/6 nel primo tempo contro il 5/8 degli Eagles). I primi 30′ di gioco sono stati un giro sulle montagne russe. Foles si è avvicinato ad un altro TD ma sul più bello la palla è sfuggita dalle mani di Jeffery (73 yds) per l’intercetto di Duron Harmon. New England ha risalito il campo: Brady ha trovato un lancio lungo per Chris Hogan (3 lanci da +30 yds nel primo tempo, 0 negli ultimi cinque Super Bowl per TB), “aprendo” la difesa per la corsa da TD di James White (altro errore di Gostkowski sulla trasformazione). Non è finita qui perché è il momento di tirare fuori il trick play di cui sopra. Palla a Philadelphia, 4th down da 1 yard: snap per Clement, palla a Burton e lancio in end zone per Foles. Una giocata pazzesca, il miglior modo per chiudere un primo tempo spettacolare, con entrambi gli attacchi oltre le 300 yds (prima volta nella storia). Soprattutto, un colpo durissimo per i Patriots, proprio prima dell’intervallo (22-12).
Lo spettacolo offerto da Justin Timberlake ha movimentato ancor di più le acque. La reazione attesa in casa Patriots è arrivata subito, con Brady che è riuscito finalmente a trovare il “fido” Rob Gronkowski (una sola ricezione da 9 yds nel primo tempo, 116 yds alla fine) per il TD del -3. Ma, come detto, è stata la partita degli attacchi. La mano di Foles, contrariamente a quanto si potesse pensare, non ha tremato affatto, così come la testa degli Eagles, che hanno scacciato subito i fantasmi della rimonta di un’altra rimonta di New England trovando la risposta immediata con il TD di Corey Clement (4 rec, 100 yds) (29-26). Ma Brady aveva trovato ormai le misure alla difesa dei rivali, alternando alla perfezione le corse di Rex Burkhead e White (45 yds), con i lanci per Danny Amendola (8 rec, 152 yds) e Hogan (6 rec, 128 yds): è stato quest’ultimo a realizzare il TD del 26-29.
Le difese hanno così deciso di apparire nel finale, quando più contava. La prima a farsi vedere sulla scena è stata quella dei Patriots, che ha fermato l’attacco degli Eagles sulle 16 yds. Dopo il field goal di Jake Elliott, Brady ha avuto la chance del sorpasso e non se l’è fatta scappare: drive perfetto, con la corsa, la solita connection con Amendola sul terzo down e la finalizzazione di Gronkowski (12° TD in postseason della coppia Brady-Gronk, record). Pats avanti 33-32 a 9′ da giocare. Finita, hanno pensato in molti. In realtà no, perché questa è stato l’inizio della consacrazione degli Eagles, che nel drive successivo hanno reagito da grande squadra. Corsa, precisione chirurgica sul terzo down (10/16 alla fine) e controllo del tempo. Un possesso durato oltre 7′, chiuso da un TD di Foles per Zach Ertz (7 rec, 67 yds). Con 2’21” da giocare Brady è tornato in campo con la possibilità di portare ancora una volta la sua squadra al trionfo. Pochi snap ed ecco la giocata decisiva, ma al contrario: Brandon Graham ha sporcato la palla dalle mani del qb dei Patriots, con il fumble recuperato poi dal compagno Derek Barnett sulle 30. La miglior difesa della Lega sulla pass-rush è apparsa proprio nel momento in cui più contava (unico sack della partita). Elliott ha così mandato a segno il field goal della vittoria. In realtà per Brady c’è stata un’altra occasione, partendo dalle proprie 9 yds con 58″ da giocare. Il miracolo non è riuscito ma Tom ha perso da campione, con 28/48, 505 yds e 3 TD.

Le celebrazioni

È stato un trionfo meritato, senza dubbio. Entrambe le squadre hanno ben giocato ma Philadelphia ha trovato le migliori giocate. In attacco, prendendo il controllo subito; sui terzi down, gestiti alla perfezione, sorprendendo i Patriots; in difesa, mettendo a segno una sola ma decisiva giocata. Una prova di forza psicologica notevole, specie nel quarto periodo, reagendo di forza all’ondata del ritorno dei New England Patriots. I confetti sono quindi scesi su Philadelphia, stavolta. Su Nick Foles, soprattutto, MVP più che meritato (28/43, 373 e 3 TD), capace di offuscare persino Brady nella notte più importante dell’anno e reagendo alla vittoria con compostezza, da grande giocatore, e su Doug Pederson, allenatore che ha costruito un sistema in grado di duellare e vincere con i più forti, quei Patriots di Bill Belichick dati già per trionfatori. È stato un grande spettacolo, la degna chiusura della stagione NFL.
alessandro.tarallo@oasport.it
Football Americano
Tom Brady sarà commentatore TV: contratto da capogiro
11/05/2022 A 11:15
Football Americano
Tragedia negli USA: incidente fatale per Dwayne Haskins, quarterback 24enne
09/04/2022 A 18:17