Qualcosa si era capito all'atto della firma del Patto della Concordia, che regolerà i rapporti in Formula 1 dal 2022 in avanti: la clausola che - per la prima volta nella storia - permette ad un team di uscire dal circus prima della prossima scadenza del patto, è stata voluta soprattutto da Toto Wolff e dalla Mercedes. Segno che su molto altro la controparte, ovvero la Ferrari, aveva incassato le garanzie necessarie. Specie dopo l'agreement con la FIA che da un lato ha evitato ulteriori interventi disciplinari, dall'altro ha azzoppato le rosse per tutta questa stagione e magari la prossima.

Fattore continuità

La nomina di Stefano Domenicali come successore di Chase Carey nella stanza dei bottoni di Liberty Media significa che la lunga trattativa sui nuovi regolamenti porterà sì al tetto di budget, ad un riequilibrio generale delle prestazioni e magari ad una Formula 1 più equilibrata e meno esclusiva, ma con i necessari contrappesi: riguardo le garanzie economiche legate al fattore storico per il Cavallino, ma anche a proposito della necessità di evitare una 'deregulation' che rischierebbe seriamente di snaturare il dna stesso della Formula 1.
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Domenicali nel posto cui puntava Wolff

E dunque con la scelta di un ex dell'ambiente, gradito a tutti, Liberty Media propone la propria visione del circus mitigata dalla presenza di un garante, profondo conoscitore di uomini, regolamenti, tecnica e dinamiche politiche e industriali della massima formula. Una rivoluzione morbida che punta all'obiettivo senza torsioni innaturali, nel solco di una tradizione di cui Maranello è la colonna portante. Ma la vittoria 'politica' riguarda anche il delicato equilibrio tra chi gestisce la F1, Liberty Media, e chi la regolamenta, la FIA. Domenicali potrebbe essere prezioso anche in chiave tecnica, vista l'evidente incapacità della Federazione di tener testa alle 'furbate' di chiunque. Meno importante, ma pur sempre simbolico, il fatto che Domenicali sia arrivato esattamente là dove voleva arrivare Toto Wolff, la cui scalata è stata stoppata dal no di Binotto.
Domenicali? Ha fatto una grande carriera in F1 con la Ferrari, conosce il mondo delle corse, l'economia e la politica di questo sport. A mio avviso può essere una scelta fantastica. Io CEO al posto di Carey? Alla Ferrari non piacevo... [Toto Wolff, 25/9/2020]

Mercedes, quale futuro?

Annusata l'aria già qualche tempo fa, Toto Wolff ha voluto la possibilità di uscita per la Mercedes, che da tempo cova l'idea di fornire i motori e di essere solo 'collaterale' al team F1. Che potrebbe essere ceduto al gigante petrolchimico Ineos, già sponsor pesante delle frecce nere. Al momento il 30% del pacchetto azionario è detenuto da Toto Wolff, mentre Daimler è proprietaria del 60% ed ha un’opzione per rilevare il 10% che è stato di Niki Lauda, quota che di fatto controlla già. Insieme al Patto della Concordia, è ciò che ha fin qui impedito il rinnovo di contratto (di Wolff e di Hamilton) per l'anno prossimo e per il futuro, a questo punto nebuloso.

Rossa, ala nuova ma pochi progressi

Sul piano sportivo a Sochi si è vista una Ferrari finalmente con qualche novità tecnica, i primi aggiornamenti dall'ormai lontana Stiria. L'ala posteriore più in stile Mercedes sembrava aver dato maggiore stabilità venerdì, effetto che si è un po' smorzato durante l'arco del week end ma che ha comunque permesso di avere un ritmo leggermente più accettabile rispetto al Mugello. Fra due settimane al Nurburgring dovrebbe arrivare un altro pacchetto aerodinamico più corposo. Nulla che possa cambiare realmente la situazione, ma quanto meno le prime correzioni ad un progetto sciagurato e che in gran parte bisognerà portarsi anche nel 2021. Una buona notizia però arriva sul fronte motore 2021: avrà poco tempo per girare al banco, ma secondo alcuni spifferi potrebbe recuperare gran parte dei 50/60 cavalli che mancano quest'anno. Che dalle parti di Maranello andrà vissuto così, accontentandosi di quello che viene e investendo sul futuro.

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