Ambizione e dedizione: sono queste le armi di chi ha in mente di dar continuità alla dinastia.Mick Schumacher, classe ’99, ha realizzato uno dei suoi sogni: correre in F1. Lui, nato e cresciuto nel mito di suo padre Michael, ha dovuto fare i conti più sul carico di responsabilità che sui privilegi di quel cognome.
Mick, da quando ha deciso di correre, ha sempre dovuto dimostrare qualcosa per la facile conclusione che fosse una specie di “raccomandato”. Ed ecco che i successi in F3 e di F2 qualcosa hanno detto. Un pilota che non lascia senza fiato per la velocità, ma che sicuramente fa della capacità di apprendimento e della decisione i suoi punti di forza. Lo ha messo in mostra nella formula “cadetta” e lo vorrà fare dall’anno prossimo con la Haas nella massima categoria dell’automobilismo.
Mi sento pronto per affrontare il primo anno di F1 (guiderà la Haas, ndr), credo che sia uno stato d’animo necessario per far fronte a ciò che viene verso di te. Sino a ora ho cercato di capire il più possibile, di dare risposte corrette. Ma so di essere lontano da una completa comprensione della macchina. I test servono a questo, anche se devi imparare molte cose in poco tempo“, le sue parole al Corriere della Sera.
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Da questo punto di vista, i costanti confronti con il Kaiser non lo spaventano: “Non ho mai avuto problemi quando viene ricordato mio padre Michael, quando si cerca un paragone. Il fatto di avere a che fare con una figura rilevante credo sia un onore e uno stimolo. Per me significa impegno, cercare di dare il meglio, se possibile, non vivo tutto questo con pesantezza“, ha precisato Mick, sottolineando anche l’importante figura di sua madre Corinna, fondamentale per l’unità della famiglia, specialmente dopo l’incidente di Schumi sulle nevi di Meribel il 29 dicembre del 2013.
In questo contesto, tanto si è detto e si è scritto sul fatto che Lewis Hamilton sia riuscito a battere i record di Michael, sottolineando la grande forza della Mercedes. Schumi Jr. ha espresso, a tal proposito, un parere molto chiaro: “Quando guardiamo un campione che domina una intera epoca c’è il rischio di trascurare qualcosa di importante. Il lavoro enorme che richiede, quanto siano rilevanti le risorse, le energie e il talento applicati da quel campione che poi vince. Il discorso vale per Hamilton come per mio padre. Non c’è nulla di casuale dentro un grande successo. È un iceberg, del quale spesso vediamo solo la punta che affiora dall’acqua“.
A questo punto non resta che far parlare la pista dall’anno prossimo, con la consapevolezza che sarà un anno di apprendimento e difficoltoso con una macchina non di primissimo piano, legata comunque alla Ferrari per il propulsore e anche per l’arrivo di alcuni tecnici (Simone Resta, tra quelli più importanti).
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