Gli appassionati di Formula 1 non hanno ancora visto le nuove monoposto 2022, quelle che col ritorno all'effetto suolo segnano una discontinuità tecnica rispetto all'ultimo decennio, che già l'ufficio tecnico della FIA sta studiando i concetti guida di quella che sarà la generazione successiva, dopo il 2026. Ossia la Formula 1 del futuro, quanto meno a medio-lungo termine. Una Formula 1 che avrà power unit di nuova generazione sempre più sostenibili ma ancorate al motore termico, con monoposto più ridotte e leggere, ma soprattutto una Formula 1 sempre più orientata allo show con le porte aperte a nuovi protagonisti, Audi e Porsche in primis.

Formula 1, cambio di paradigma

La direzione è segnata: la 'vecchia' Formula 1, quella che ha rappresentato l'avanguardia tecnica dell'automotive per decenni, ha probabilmente esaurito la sua funzione. L'estremizzazione dei concetti tecnici ha portato lungo gli anni ad una trasformazione radicale delle competizioni, sempre meno sfida fra piloti e macchine e sempre più sfida al cronometro. Un concetto che Jarno Trulli espresse perfettamente nei suoi ultimi anni di carriera: "Molti pensano che la F1 sia una sfida macchina contro macchina, o pilota contro pilota, mentre invece è una sfida al tempo, inteso come cronometro. Togliere decimi al tempo sul giro vuol dire sopravanzare gli avversari, l'eventule sorpasso in pista è solo un'appendice".
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Ecco, quel concetto di Formula 1 sembra aver esaurito la sua corsa. Perché l'automotive non ha più bisogno delle sperimentazioni della F1, muovendosi ormai su binari propri, e perché col passare del tempo - in parte già dagli anni '90 con le famigerate sospensioni attive - la ricerca tecnica ha tolto sempre maggiore spazio ai duelli in pista e allo spettacolo puro, insito nella storia delle corse quanto la ricerca tecnologica. Non è una valutazione soggettiva, è un dato: ai vecchi appassionati non si sono via via aggiunti i giovani, che si sono invece progressivamente allontanati da una F1 definita noiosa. E la F1 non può pensare di sopravvivere senza nuovi appassionati e un nuovo pubblico di riferimento.

Mercedes' British driver Lewis Hamilton drives behind the safety car at the Yas Marina Circuit during the Abu Dhabi Formula One Grand Prix on December 12, 2021

Credit Foto Getty Images

Da motorsport a motorshow

Ecco perché la trasformazione da motorsport a motorshow, in realtà, è già iniziata da almeno un anno: con le direttive tecniche 2022, che ridimensionano l'aerodinamica per rinvigorire i duelli in pista, e con le discutibili (e discusse) decisioni prese in diverse occasioni in questo 2021 dalla direzione corsa. Dove non è emerso solo lo scarso polso di Michael Masi, ma dove si è anche avvertita una certa disposizione - certamente 'suggerita' dai padroni del vapore di Liberty Media - a prendere decisioni che potessero aumentare il grado di spettacolarità dell'evento. L'ultimo giro di Abu Dhabi è stato il caso più clamoroso, ma non l'unico se si ripercorre la stagione chiusa col trionfo di Max Verstappen. E infatti, per la prima volta nell'ultimo ventennio, la massima espressione delle corse automobilistiche ha fatto registrare un ritorno d'interesse soprattutto fra i più giovani, per i quali funziona parecchio anche il 'traino' social dei piloti più avvezzi a questo tipo di interazioni.

Il nuovo presidente FIA

In questo percorso si innesta il cambio della guardia al vertice FIA, con l'uscita di Jean Todt e l'ascesa di Mohammed Ben Sulayem, emiro 60enne, il primo non europeo a capo della Federazione internazionale. Fra i punti chiave del mandato di Ben Sulayem c'è la volontà di guidare la sostenibilità delle gare di F1 con le linee guida già dettate per le power unit che vedremo nel 2026 con combustibili al 100% sostenibili, maggiore attenzione alla propulsione elettrica, eliminazione della MGU-H e riduzione dei costi. Il tutto, ovviamente, nell'ambito di uno spostamento dell’asse verso quel Medio Oriente che proprio tramite il motorsport sta cercando di aprirsi all'Occidente.

Mohammed Ben Sulayem al galà della FIA a Parigi (2021)

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La nuova generazione di power unit

Congelate le attuali power Unit fino al 2026, la generazione successiva andrà verso una progressiva sostenibilità: l'ibrido avrà sempre maggiore peso, ma la base resterà il motore termico, alimentato da benzine sempre più 'green'. Come ha detto espressamente Jean Todt in uscita dalla presidenza FIA, "la Formula 1 non sarà totalmente elettrica per almeno trent'anni". Tuttavia aumenterà il peso della parte elettrica. Dal 2026 sparirà la componente MGU-H - ovvero del motogeneratore che recupera l'energia cinetica in eccesso derivante dalla rotazione della turbina e la invia dentro una batteria per il successivo utilizzo - un sistema particolarmente delicato e costoso. La componente MGU-K - ovvero il motogeneratore che accumula l'energia cinetica in frenata - ed il motore termico contribuiranno ciascuno con 350 kW in termini di erogazione di potenza, stando almeno ai dati condivisi dal Chief Technical Officier della Federazione Pat Symonds con la rivista Auto Motor und Sport. Dunque l'MGU-K aumenterà il proprio 'peso' sia per compensare la dismissione dell'MGU-H, sia la diminuzione di cavalli della parte termica legata all'utilizzo di carburanti a zero emissioni di CO2. Dunque motori più pesanti, con la necessità di diminuire il peso nelle altre componenti delle monoposto. Che probabilmente avranno passo e carreggiata inferiori, e magari anche una trasmissione più semplice e leggera. Il tutto nel nome dell'efficienza e della sostenibilità.

Audi e Porsche in entrata

Proprio la nuova architettura delle power unit è stata al centro dei colloqui per favorire l'ingresso di nuovi costruttori e/o motoristi. Segnatamente il gruppo Volkswagen, che vede Porsche ma soprattutto Audi interessate. Sarebbero state proprio le due case in questione ad aver chiesto l'eliminazione della componente MGU-H di cui sopra dal 2026, come condizione d'ingresso. Naturalmente nell'ottica di una semplificazione del sistema che permetta a chi entra di essere subito alla pari con gli altri. L'interesse delle due case è certo, non lo è ancora la formula d'ingresso: team ufficiali, semplici fornitori di motori o magari acquirenti di un team esistente (McLaren?). Si vedrà.

Porsche logo

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Cosa fare della qualifica sprint

Un altro punto importante riguarda le gare sprint del sabato, che nel 2022 dovrebbero salire da tre a nove. Il format è comunque in discussione, anche in virtù del feedback non sempre positivo espresso da piloti, tecnici e fans. L'intenzione post 2026 è quella di porre fine alla pratica della Sprint Qualifying per definire la griglia di partenza del Gp. Le gare sprint del sabato potrebbero dunque divenire eventi a sé, con l'aggiunta d'incentivi per i team dal punto di vista dei punteggi ma anche da quello meramente economico. Un'altra ipotesi sul tavolo prevede di attribuire alla gara del sabato un terzo del punteggio assegnato dal Gp, ma il tutto è ancora in fase di studio. Tempo, almeno per questo aspetto, ce n'è.

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